Cassazione Civile, Sentenza n. 04937/2026 del 05/03/2026
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la sentenza della Corte d\'Appello che, riformando parzialmente il primo grado, aveva disposto l\'arretramento o la riduzione in pristino della sopraelevazione realizzata dai ricorrenti e confermato il risarcimento liquidato in primo grado. I ricorrenti deducevano, tra l\'altro, che la Corte d\'Appello avesse pronunciato ultrapetita accogliendo cumulativamente una domanda che in primo grado era stata proposta in via alternativa (ripristino ovvero risarcimento), violando gli artt. 112, 345 c.p.c. e il principio del cumulo alternativo; contestavano altresì la quantificazione del danno e la riclassificazione del medesimo da permanente a temporaneo, con conseguente duplicazione dell\'indennizzo e ingiustificato arricchimento.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il primo e il sesto motivo di ricorso. Ha ritenuto che la Corte d\'Appello abbia violato l\'art. 345 c.p.c. concedendo una doppia tutela (ripristinatoria e risarcitoria) in rapporto a domande che in primo grado erano state formulate in via alternativa, nonché abbia errato nella qualificazione e nella misura del danno, attribuendo alla parte un indennizzo pari a quello già liquidato in sede di primo grado per danno permanente nonostante lo avesse definito "temporaneo". Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata cassata e rinviata per nuovo esame alla Corte d\'Appello in diversa composizione; le spese del giudizio di legittimità saranno regolate all\'esito.
Norme richiamate
Azione ripristinatoria di natura reale per l\'eliminazione di opere altrui realizzate in violazione delle norme edilizie; imprescrittibile e distinta dall\'azione risarcitoria.
Disciplina generale delle distanze tra costruzioni; richiamata nella valutazione delle distanze legali tra pareti finestrate.
Regola le distanze relative ai balconi; la Corte ha rilevato che le prescrizioni del d.m. 1444/1968 sull\'art. 9 sono da valutare distintamente rispetto alle norme sui balconi.
Fondamento generale della responsabilità civile per fatto illecito, invocato nei profili risarcitori.
Principio della liquidazione del danno secondo l\'effettivo pregiudizio subito; richiamato rispetto al divieto di duplicazione del ristoro.
Criteri di liquidazione del danno non patrimoniale, richiamati in relazione alla quantificazione equitativa del danno da compressione di diritti.
Decreto Ministeriale 1444/1968 - art. 9
Prevede distanze minime per pareti finestrate (10 m in zone centrali) e la possibilità di inserzione automatica delle prescrizioni urbanistiche nel piano particolareggiato; la Corte d\'Appello aveva fatto valere tale norma per vietare la sopraelevazione così come eseguita.
D.P.R. 380/2001 - art. 2-bis, comma 1-ter
art. 2-bis, comma 1-ter, d.P.R. n. 380/2001
Norma che consente, in casi di demolizione e ricostruzione, incrementi volumetrici nei limiti delle distanze preesistenti; i ricorrenti la richiamavano come disposizione favorevole applicabile, ma la Cassazione ha ritenuto assorbite le questioni dalla censura sulla mutatio libelli.
Codice di Procedura Civile - art. 345
Divieto per il giudice d\'appello di pronunciare oltre quanto chiesto con l\'atto introduttivo (ultrapetitum) e di trasformare domande alternative in cumulabili senza che la parte interessata abbia consentito; la violazione è stata centrale per la cassazione.
Codice di Procedura Civile - art. 112
Principio secondo cui l\'appello devolve integralmente la materia impugnata, ma richiede che le nuove domande o modifiche siano ammesse nel rispetto delle regole processuali; richiamato in relazione alla mutatio libelli e alla necessità di impugnare specifiche statuizioni.
Codice di Procedura Civile - artt. 99, 115, 132
artt. 99, 115, 132 c.p.c.
Norme procedurali richiamate dai ricorrenti: regole sulla formulazione delle conclusioni, motivazione e decisione; la Corte ha ritenuto che la Corte d\'Appello non avesse adeguatamente rispettato i limiti del consenso e delle domande iniziali.
Legge 17 agosto 1942 n. 1150 - art. 41-quinquies
art. 41-quinquies L. 1150/1942
Norma urbanistica citata dalla Corte d\'Appello in tema di divieti di sopraelevazione nelle zone con vincoli, richiamata dai ricorrenti nella censura ma non decisiva dopo la cassazione per mutatio libelli.
Massime di principio
- Quando in primo grado il danneggiato formula domande in via alternativa (es.: ripristino ovvero risarcimento), l\'appello non può validamente trasformare quelle domande in richieste cumulative a vantaggio dell\'appellante senza rispettare i limiti stabiliti dall\'art. 345 c.p.c.; il giudice d\'appello non può pronunciarsi oltre le domande originarie (divieto di ultrapetitum).
- L\'azione ex art. 872 c.c. ha natura reale e non si prescrive come le pretese obbligatorie; la sua ammissibilità e l\'eventuale condanna al ripristino devono essere valutate autonomamente rispetto alla domanda risarcitoria, evitando duplicazioni del ristoro.
- Il danno va qualificato correttamente come temporaneo o permanente: il danno permanente (es. deprezzamento immobiliare) è incompatibile con la richiesta alternativa di ripristino, e la liquidazione deve evitare duplicazioni e arricchimenti ingiustificati.
- In materia di distanze e interventi in centri storici, le prescrizioni del d.m. 1444/1968 (art. 9) e gli strumenti urbanistici particolari possono introdurre vincoli cogenti; tuttavia la loro applicazione richiede specifica motivazione e prova, e non può supplire all\'irregolare superamento dei limiti procedurali del giudizio.
- Chi impugna in appello deve contestare espressamente e in modo coerente le conclusioni del giudice di primo grado: l\'omessa impugnazione di una determinata statuizione in primo grado può comportare l\'impossibilità di rimetterla in discussione o può rendere il riesame limitato.
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