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Cassazione Civile, Ordinanza n. 11006/2023 del 26/04/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (beneficiario prestazione)

La controversia

La controversia riguarda il diniego, opposto dall'INPS, dell'assegno di natalità previsto dall'art. 1, comma 125, l. n. 190/2014 a una cittadina straniera non in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La Corte d'appello di Milano aveva ritenuto discriminatoria tale condotta e aveva confermato la decisione di primo grado. In cassazione l'INPS ha dedotto un solo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione della disciplina interna e sovranazionale richiamata, sostenendo che la Corte di merito non avrebbe potuto disapplicare la norma nazionale che, ai fini dell'assegno, imponeva allo straniero non cittadino italiano il possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. La Suprema Corte ha però rilevato che, nelle more, la questione era stata portata davanti alla Corte costituzionale, la quale con sentenza n. 54 del 2022 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della disposizione nella parte in cui escludeva determinate categorie di cittadini di Paesi terzi dalla prestazione. Poiché il ricorso si fondava su una norma poi dichiarata incostituzionale, la Cassazione ha corretto la motivazione della sentenza impugnata e ha rigettato il ricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dell'INPS. Ha ritenuto fondato l'esito della decisione di merito, pur correggendone la motivazione alla luce della sopravvenuta declaratoria di illegittimità costituzionale dell'art. 1, comma 125, l. n. 190/2014 nella formulazione applicabile ratione temporis. Ha inoltre disposto la compensazione integrale delle spese di lite, in ragione dell'intervento del giudice delle leggi, e ha dato atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente.

Norme richiamate

  • art. 1, comma 125, l. n. 190/2014

    La disposizione, nella formulazione vigente ratione temporis, prevedeva un requisito di soggiorno più restrittivo per i cittadini di Paesi terzi ai fini dell'assegno di natalità; la Corte, alla luce della declaratoria di incostituzionalità, ha ritenuto corretto il risultato della decisione di merito che aveva escluso l'applicazione discriminatoria della norma.

  • art. 4-bis, comma 1-bis, d.lgs. n. 286/1998

    Richiamato dall'INPS nel motivo di ricorso tra le norme che, secondo la sua prospettazione, avrebbero dovuto condurre a una diversa interpretazione del requisito di soggiorno.

  • art. 5, commi 8.1 e 8.2, d.lgs. n. 286/1998

    Richiamato nel ricorso come parte del quadro normativo sull'ingresso e soggiorno degli stranieri.

  • art. 9, comma 12, lett. c), d.lgs. n. 286/1998

    Richiamato nel ricorso in relazione ai requisiti del permesso di soggiorno di lungo periodo.

  • artt. 43-44, d.lgs. n. 286/1998

    Richiamati nel ricorso come norme in tema di discriminazione dello straniero.

  • art. 12 disp. prel. c.c.

    Richiamato nel ricorso come criterio interpretativo.

  • art. 12 direttiva 2011/98/UE

    Richiamato quale parametro eurounitario invocato per sostenere la compatibilità della disciplina nazionale.

  • art. 3 regolamento CE n. 883/2004

    Richiamato nel ricorso come disposizione sovranazionale rilevante in tema di coordinamento delle prestazioni.

  • art. 3 Cost.

    Parametro costituzionale evocato nell'ordinanza interlocutoria di rimessione alla Corte costituzionale.

  • art. 31 Cost.

    Parametro costituzionale evocato in relazione alla tutela della maternità e dell'infanzia.

  • art. 117, comma 1, Cost.

    Parametro di legittimità costituzionale evocato in riferimento anche alla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea.

  • artt. 20, 21, 24, 31 e 34 CDFUE

    Richiamati come parametri eurounitari a sostegno della questione di legittimità costituzionale.

  • art. 41, d.lgs. n. 286/1998

    Richiamato nell'ordinanza interlocutoria come norma che, secondo il dubbio di costituzionalità, avrebbe dovuto operare anche per l'assegno di natalità.

  • regolamento (CE) n. 1030/2002

    Richiamato dalla Corte costituzionale, ed evocato nella sentenza, per individuare il tipo di permesso di soggiorno rilevante.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    Applicato per dare atto della sussistenza dei presupposti processuali per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Se la norma su cui si fonda l'unico motivo di ricorso è stata successivamente dichiarata costituzionalmente illegittima, il ricorso che ne chieda l'applicazione o la rilevanza deve essere rigettato quando la decisione impugnata risulti comunque conforme al nuovo assetto normativo.
  • In presenza di una declaratoria di illegittimità costituzionale sopravvenuta, la motivazione della sentenza impugnata può essere corretta dalla Cassazione senza necessità di cassazione con rinvio, se il dispositivo di merito resta giustificato.
  • Quando il giudizio di legittimità è stato reso necessario dall'intervento del giudice delle leggi, la Corte può disporre la compensazione delle spese processuali.
  • La sopravvenuta rimozione di una disciplina discriminatoria incide sulla valutazione della legittimità del diniego di una prestazione sociale verso cittadini di Paesi terzi, nei limiti fissati dalla pronuncia costituzionale intervenuta.

Come è indicizzato

MateriePensioni
RamiPrevidenza
IstitutiGiudicato

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