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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 18881/2022 del 12/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Due ricorsi: uno personale per vizi di motivazione e inosservanza dell'art. 129 c.p.p.; uno proposto dal difensore che impugnava la confisca della somma di oltre 20.000 euro sequestrata, sostenendo l'assenza del nesso di pertinenzialità tra il denaro e il reato di detenzione di stupefacenti, e documentando la possibile legittima provenienza della somma (dichiarazioni dei redditi, attività di impresario edile, mutuo per acquisto immobile e lavori di ristrutturazione in corso).

La decisione

Il ricorso personale è stato dichiarato inammissibile per difetto di patrocinio valido in Cassazione (richiesta di avvocato abilitato), con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una somma equitativa di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Il ricorso del difensore è stato accolto parzialmente: la Cassazione ha ritenuto carente la motivazione del G.U.P. circa il collegamento tra il denaro e il reato e circa la sproporzione, non avendo adeguatamente valutato la documentazione probatoria fornita; perciò ha annullato la sentenza limitatamente alla statuizione sulla confisca del denaro e ha rinviato al Tribunale di Torino, ufficio G.I.P., per nuovo giudizio sul punto.

Norme richiamate

  • art. 613 cod. proc. pen.

    La legge n.103/2017 ha imposto che il ricorso per cassazione sia proposto da avvocato iscritto nell'albo speciale per la Cassazione; da qui l'inammissibilità del ricorso personale dell'imputato.

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Citato dal ricorrente personale come presunta violazione, ma il giudice non ha potuto esaminare il motivo per l'inammissibilità formale del ricorso.

  • art. 73 d.P.R. n. 309/1990

    Norma che disciplina i reati in materia di stupefacenti; la sentenza di merito ha condannato per detenzione di hashish ai sensi del comma 4; la confisca può derivare dalla nozione di profitto/prodotto del reato o tramite misure 'per sproporzione' previste dalla normativa specifica collegata.

  • art. 73 comma 7-bis d.P.R. n. 309/1990

    Consente la confisca obbligatoria 'per equivalente' in caso di condanna o patteggiamento quando non è possibile confiscare il profitto/oggetto diretto; è uno dei fondamenti richiamati per valutare la confisca del denaro rinvenuto.

  • art. 240 cod. pen.

    Regolamenta la confisca (strumento, prodotto, profitto); la Corte ricorda che il giudice deve motivare il nesso di pertinenzialità tra beni e reato quando dispone la confisca anche nel patteggiamento.

  • art. 240-bis comma 1 cod. pen.

    Dispositivo sulla confisca per sproporzione (allargata); richiede valutazioni motivate circa la sproporzione tra redditi dichiarati e beni posseduti, valutazione che nel caso di specie è risultata carente.

  • art. 444 cod. proc. pen.

    Norma sul patteggiamento: la confisca può essere disposta anche nell'ambito della applicazione della pena su richiesta delle parti, ma sempre richiedendo adeguata motivazione del giudice sul collegamento tra beni e reato.

  • Legge n. 134/2003

    Richiamata per l'estensione dell'ambito di applicazione della confisca nel patteggiamento, obbligando il giudice a motivare specificamente la confisca dei beni sottoposti a sequestro.

  • Sentenza Corte costituzionale n. 186 del 13/06/2000

    Richiamata in tema di esenzione da responsabilità per il ricorrente che ha proposto il proprio ricorso senza colpa nella determinazione della causa di inammissibilità; ha giustificato la misura equitativa applicata (versamento alla Cassa delle ammende).

Massime di principio

  • Un ricorso per Cassazione personale è normalmente inammissibile se non proposto da avvocato abilitato: rivolgersi a un difensore iscritto all'albo speciale è obbligatorio.
  • La confisca di somme di denaro trovate in possesso dell'imputato in caso di detenzione di stupefacenti non è automatica: il giudice deve motivare il nesso di pertinenzialità tra denaro e attività illecita o, in alternativa, la sproporzione rispetto ai redditi/beni legittimi.
  • La sola circostanza che il denaro sia stato rinvenuto insieme a stupefacente non basta a provare che esso sia profitto della cessione: occorrono elementi concreti che colleghino il denaro all'attività di spaccio.
  • Se la difesa produce elementi documentali che giustificano la provenienza lecita del denaro (redditi, attività lavorativa, mutuo, spese documentate), il giudice deve confrontare queste spiegazioni e motivare adeguatamente la loro non credibilità prima di ordinare la confisca.
  • In caso di carenza motivazionale sulla confisca, la Cassazione può annullare la decisione limitatamente a quel punto e rinviare per nuovo giudizio, senza necessariamente rimettere in discussione le altre statuizioni di merito.

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