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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 28265/2026 del 24/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

La Corte di appello di Salerno aveva confermato la condanna pronunciata dal Tribunale nei confronti di un imputato per due contestazioni di ricettazione e per il reato di detenzione di armi clandestine. I fatti riguardavano il rinvenimento, in un manufatto adibito a ricovero di bovini e situato in un fondo agricolo nella disponibilità dell'imputato, di due fucili con matricola abrasa. Secondo l'accusa e i giudici di merito, le armi erano riferibili all'imputato perché custodite in un locale cui egli accedeva abitualmente per accudire gli animali, e il possesso delle chiavi non escludeva tale riferibilità. La difesa ha proposto ricorso deducendo: 1) vizio di motivazione e travisamento della prova sulla riferibilità delle armi all'imputato e sulla reale disponibilità delle chiavi, sostenendo che più persone avessero accesso al fondo e al manufatto e che i testi difensivi fossero stati fraintesi; 2) violazione di legge in relazione all'art. 648 c.p., assumendo che il rinvenimento di due fucili nello stesso contesto dovesse integrare una sola ricettazione e non due, con conseguente illegittimità dell'aumento di pena per continuazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso complessivamente infondato. Ha osservato che le censure sulla motivazione tendevano in realtà a ottenere una diversa lettura del compendio probatorio, non consentita in sede di legittimità, e che non ricorreva alcun travisamento della prova poiché i giudici di merito avevano valutato coerentemente le deposizioni e gli elementi indiziari, valorizzando soprattutto la disponibilità del luogo e la collocazione in bella vista dei fucili nel locale frequentato dall'imputato. Quanto al secondo motivo, la Corte ha affermato che la pluralità delle ricettazioni dipende dalla pluralità dei beni e dei reati presupposto: poiché i due fucili costituivano beni distinti e ciascuno era un'arma clandestina per autonoma abrasione della matricola, i reati presupposto erano diversi e quindi correttamente erano state ravvisate due ricettazioni, avvinte dal vincolo della continuazione. Il ricorso è stato pertanto rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    Per stabilire se la ricettazione sia unica o plurima occorre guardare all'unicità o pluralità dei reati presupposto e all'autonomia dei beni ricevuti; se i beni sono distinti e derivano da presupposti diversi, le ricettazioni sono tante quanti sono i beni.

  • art. 23 l. 110/1975

    È richiamato come norma incriminatrice per la detenzione delle armi clandestine oggetto di conferma di condanna.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    Il vizio di motivazione e il travisamento della prova sono deducibili solo entro i limiti del giudizio di legittimità, che non consente una rivalutazione del merito probatorio.

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    È richiamato per delimitare la sintesi dei fatti rilevanti riportati nella sentenza.

  • art. 81 c.p.

    I singoli reati di ricettazione, quando sono plurimi per pluralità di beni e di presupposti, sono legati dal vincolo della continuazione in ragione del medesimo disegno criminoso.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito sostituire alla ricostruzione dei fatti compiuta dai giudici di merito una diversa lettura, pur astrattamente plausibile, del materiale probatorio; il controllo della Cassazione riguarda solo la coerenza logico-giuridica della motivazione.
  • Il travisamento della prova dichiarativa è configurabile solo quando vi sia una difformità palese, oggettiva e decisiva tra il contenuto della dichiarazione e il significato attribuitole dal giudice, non già quando si contesti la valutazione del suo peso probatorio.
  • La disponibilità non esclusiva di un luogo o delle relative chiavi non esclude, di per sé, la riferibilità a un soggetto dei beni ivi rinvenuti, se la motivazione valorizza ulteriori elementi fattuali coerenti, come la frequente presenza nel locale e la collocazione evidente degli oggetti.
  • La ricettazione è un reato istantaneo, ma la pluralità del fatto rileva in relazione ai beni ricevuti e ai reati presupposto: se i beni sono distinti e provengono da presupposti diversi, la ricezione integra tante ricettazioni quanti sono i beni, anche se contestuali.
  • Quando più ricettazioni sono unificate dal medesimo disegno criminoso, il vincolo da applicare è quello della continuazione; la contestualità della ricezione non basta, da sola, a trasformare beni autonomi e di diversa provenienza in un unico reato.
  • La qualificazione di un bene come arma clandestina derivante da autonoma alterazione di ciascun manufatto può costituire un diverso reato presupposto per ciascun bene, giustificando la pluralità delle ricettazioni.
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Come è indicizzato

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IstitutiContinuazioneOnere della prova

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