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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31108/2022 del 21/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Una società aveva acquistato da altra società un'area sulla base di un certificato di destinazione urbanistica rilasciato dal Comune, ritenendo che il terreno fosse edificabile. In seguito era emerso che l'area aveva natura agricola e la società acquirente aveva quindi agito per il risarcimento dei danni contro il Comune e contro la venditrice, lamentando di aver pagato un prezzo sproporzionato rispetto al valore effettivo del bene per effetto di informazioni urbanistiche ritenute inesatte. La Corte d'appello aveva escluso l'errore del certificato, rilevando che esso dava correttamente conto della qualificazione urbanistica dell'area e della sopravvenuta inefficacia della misura di salvaguardia. In cassazione la ricorrente ha dedotto: (1) violazione e falsa applicazione dell'art. 2043 c.c. e dell'art. 30 d.P.R. n. 380/2001, sostenendo che il certificato avrebbe indotto in errore sulla natura edificabile del terreno e che l'atto di compravendita sarebbe stato nullo per l'erroneità delle indicazioni urbanistiche; (2) omesso esame di fatti decisivi, per non avere la Corte d'appello considerato la mancata revoca del piano regolatore generale e la documentazione comunale da cui, secondo la ricorrente, emergeva la consapevolezza della natura agricola del terreno e dell'inefficacia del piano.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che entrambe le censure mirassero in realtà a ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio e una diversa ricostruzione dei fatti di causa, operazione non consentita nel giudizio di legittimità. Quanto al primo motivo, ha osservato che la doglianza era diretta contro la ricostruzione della fattispecie concreta e non contro l'erronea interpretazione della norma astratta, con conseguente inammissibilità anche sotto il profilo dell'art. 360, n. 3, c.p.c. Quanto al secondo motivo, ha rilevato che non erano stati specificamente indicati il fatto storico omesso, il dato da cui risultava, il momento in cui era stato discusso e la sua decisività, sicché mancavano i requisiti per il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. La ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 2043 c.c.

    È richiamato dalla ricorrente come norma asseritamente violata; la Corte rileva che la doglianza, formalmente prospettata come violazione di legge, in realtà contestava la ricostruzione dei fatti e della prova.

  • art. 30 d.P.R. n. 380/2001

    È richiamato dalla ricorrente per sostenere la nullità dell'atto di compravendita in presenza di inesatte informazioni urbanistiche; la Corte non entra nel merito della tesi perché reputa inammissibile il motivo.

  • art. 360 n. 3 c.p.c.

    Il vizio di violazione di legge non può essere usato per censurare un errore nella ricostruzione della fattispecie concreta o nella valutazione delle prove.

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    Il vizio è configurabile solo per omesso esame di un fatto storico decisivo, principale o secondario, e non per il mancato esame di singoli elementi istruttori o per la richiesta di rivalutazione del merito.

  • art. 366, co. 1, n. 6, c.p.c.

    Il ricorrente deve indicare specificamente il fatto storico omesso e il dato da cui esso risulta, oltre alle modalità e al momento della sua deduzione processuale.

  • art. 369, co. 2, n. 4, c.p.c.

    È richiamato insieme all'art. 366, co. 1, n. 6, c.p.c. per i requisiti di specificità del ricorso in cassazione in caso di omesso esame di fatto decisivo.

  • art. 380-bis c.p.c.

    La causa è stata trattata in camera di consiglio non partecipata sulla base della proposta del relatore ex art. 380-bis c.p.c.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    La Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

  • art. 12 d.P.R. n. 380/2001

    È menzionato nella ricostruzione dei fatti in relazione alla misura di salvaguardia, ritenuta sopravvenuta inefficace per il decorso del termine triennale senza approvazione del piano.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione, la denuncia di violazione di legge ex art. 360, n. 3, c.p.c. è ammissibile solo se investe l'erronea interpretazione o applicazione della norma astratta; non può essere usata per sollecitare una nuova valutazione dei fatti o delle prove.
  • Il vizio di cui all'art. 360, n. 5, c.p.c. postula l'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, decisivo e oggetto di discussione tra le parti; non è sufficiente lamentare il mancato esame di singoli elementi istruttori o chiedere una diversa lettura del materiale probatorio.
  • Chi deduce l'omesso esame di un fatto decisivo deve indicare specificamente il fatto, il dato da cui risulta, il modo e il momento in cui è stato discusso in causa e la sua decisività; in difetto, la censura è inammissibile.
  • Non è consentito trasformare in violazione di legge una critica alla ricostruzione della fattispecie concreta operata dal giudice di merito, quando la doglianza richieda in sostanza una rivalutazione del merito.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniConformità urbanistica e catastale
RamiProcesso civileResponsabilità civileImmobiliare
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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