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Cassazione Civile, Ordinanza n. 31859/2025 del 06/12/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La controversia nasce da un avviso di accertamento IVA per l'anno d'imposta 2007, emesso nei confronti di una società poi coinvolgente i suoi soci, con recupero dell'imposta per l'utilizzo di fatture relative a operazioni ritenute inesistenti, nell'ambito di costi sostenuti per la realizzazione di una struttura alberghiera. In primo grado il giudice aveva riconosciuto la detraibilità dell'IVA sugli acquisti solo nella misura del 50%. In appello, la corte tributaria regionale ha accolto le doglianze dei contribuenti, ritenendo assorbente una censura di ultrapetizione: ha considerato che l'amministrazione non avesse mai contestato la sovrafatturazione e ha poi escluso sia vizi formali dell'atto sia la tesi dell'inesistenza delle operazioni e della compiacenza della società con le imprese fornitrici. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: 1) violazione degli artt. 101 e 112 c.p.c., sostenendo che la sovrafatturazione era stata effettivamente contestata sin dall'atto impositivo e che essa rientrava nella nozione di operazioni oggettivamente inesistenti, sicché non vi era ultrapetizione; 2) nullità della sentenza per motivazione solo apparente, poiché la decisione sarebbe stata resa per mera riproduzione di altra sentenza relativa a giudizio connesso, senza effettivo confronto con le difese delle parti.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, ritenendo fondato il rilievo dell'Agenzia secondo cui la sovrafatturazione dei costi era già compresa nella contestazione di operazioni oggettivamente inesistenti e quindi il giudice d'appello aveva erroneamente ravvisato un vizio di ultrapetizione. Il secondo motivo è stato dichiarato assorbito. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 101 c.p.c.

    richiamato come parametro della censura di ultrapetizione/contraddittorio, ma la Corte non fonda la decisione su una sua autonoma violazione; il motivo è accolto per la violazione dell'art. 112 c.p.c.

  • art. 112 c.p.c.

    il giudice non può attribuire o negare un bene della vita diverso da quello conteso né introdurre nuovi elementi di fatto; nel caso concreto la sovrafatturazione era già ricompresa nella contestazione di operazioni inesistenti, sicché non vi è stata ultrapetizione

  • art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    utilizzato come norma processuale di ricorso per denunciare error in procedendo e nullità della sentenza

  • art. 111, comma 6, Cost.

    richiamato dalla ricorrente per censurare la motivazione apparente della sentenza

  • art. 36 d.lgs. n. 546 del 1992

    richiamato dalla ricorrente quale norma sulla motivazione delle sentenze tributarie

  • art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.

    richiamato dalla ricorrente quale parametro della nullità per motivazione apparente

  • art. 118 disp. att. c.p.c.

    richiamato dalla ricorrente nel dedurre la motivazione meramente apparente

  • artt. 42 e 43 d.P.R. n. 600 del 1973

    esaminati dalla corte di merito ma ritenuti non violati, secondo quanto riferito nella sentenza di cassazione

  • art. 12, comma 7, L. n. 212 del 2000

    esaminato dalla corte di merito e ritenuto non violato, secondo quanto riferito nella sentenza di cassazione

  • art. 378 c.p.c.

    richiamato per il deposito di memoria da parte della ricorrente

Massime di principio

  • Il vizio di ultrapetizione sussiste solo quando il giudice alteri petitum o causa petendi introducendo un tema di fatto o un bene della vita diverso da quello devoluto; non ricorre se la questione esaminata è già compresa nella contestazione originaria dell'atto impositivo o dell'atto di appello.
  • La sovrafatturazione dei costi, quando si traduca nell'allegazione di fatture per operazioni in tutto o in parte inesistenti e in importi gonfiati, rientra nella contestazione di operazioni oggettivamente inesistenti; il giudice non può trattarla come fatto autonomo e distinto se tale allegazione era già contenuta nell'avviso di accertamento.
  • In sede di legittimità, la deduzione di motivazione apparente resta assorbita se il primo motivo che incide sulla struttura decisoria della sentenza impugnata è accolto e comporta la cassazione con rinvio.
  • Il giudice di merito deve mantenere la decisione nei limiti delle contestazioni effettivamente mosse dall'amministrazione finanziaria, ma può qualificare giuridicamente i fatti contestati secondo l'esatta disciplina applicabile, senza travalicare il thema decidendum.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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