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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30113/2025 del 02/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza di appello del 17/04/2024 che aveva confermato gran parte delle condanne. In particolare: i Belcastro contestano l'esistenza, per i fatti 2016-2018, di una cosca mafiosa "Pisano" e l'applicazione dell'art. 416-bis (e della relativa aggravante) nonché la valutazione probatoria circa armi, estorsioni e tentata importazione di stupefacenti; Caponigro e Marino denunciano vizi di motivazione e carenze probatorie in ordine all'appartenenza ad associazioni per delinquere (DPR 309/90) e ad altri reati a loro ascritti, chiedendo la riforma o l'annullamento delle condanne.

La decisione

La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto i ricorsi dei due Belcastro: ha annullato la sentenza impugnata nei loro confronti limitatamente al capo 1) (contestazione associativa relativa alla cosca "Pisano") e all'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 416-bis, comma 1, rinviando ad altra sezione della Corte d'appello di Reggio Calabria per nuovo giudizio su tali punti. Per il resto i ricorsi di Belcastro R. e S. sono stati dichiarati inammissibili. I ricorsi di Caponigro e Marino sono stati dichiarati inammissibili in toto. Di conseguenza rimangono ferme le condanne e le determinazioni di pena non toccate dall'annullamento, salvo quanto sarà deciso nel nuovo giudizio sul capo associativo e sull'aggravante.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La Corte rileva che l'accertamento della fattispecie associativa mafiosa richiede prove autonome e specifiche e non può limitarsi a trasporre pedissequamente antecedenti giudiziari datati; ove tali premesse fattuali risultino contraddittorie o generiche la qualificazione mafiosa può essere annullata e rimessa a nuovo giudizio

  • art. 416-bis, comma 1 cod. pen. (aggravante)

    L'aggravante per finalità di agevolazione mafiosa necessita che l'agente abbia deliberato l'illecito nella convinzione di recare vantaggio alla compagine associativa e che tale rappresentazione sia fondata su elementi concreti relativi all'esistenza del gruppo; senza verifica autonoma della sussistenza del sodalizio l'aggravante non regge

  • art. 73 d.P.R. 309/1990

    La Corte conferma che intercettazioni e conversazioni possono integrare prova di detenzione/cessione di stupefacenti se lette nel loro complesso e con congruenza logico-giuridica

  • art. 74 d.P.R. 309/1990

    Per configurare l'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico è necessario il 'quid pluris' organizzativo: struttura stabile, ripartizione di ruoli, base logistica e continuità. La distinzione tra concorso e associazione richiede specifica motivazione sui segni di stabilità e organizzazione

  • art. 497-bis cod. pen.

    Il mero possesso o la materialità della falsificazione di documenti validi per l'espatrio integra il reato, indipendentemente dall'uso concreto che se ne voglia fare; la prova può fondarsi su dichiarazioni e riscontri indiziari

  • artt. 2 e 7 Legge n. 895/1967

    Le norme sulla disciplina delle armi sono state interpretate alla luce delle intercettazioni ambientali che, se descrittive e coerenti (rumori, riferimenti a calibri, caricatori, ecc.), possono dimostrare la detenzione e la manutenzione di armi

  • art. 192 cod. proc. pen.

    La Corte valuta le fonti intercettive come mezzo di prova idoneo se letti nel loro contesto, richiedendo però adeguata specificazione e congruenza delle deduzioni ricavate dalle intercettazioni

  • art. 110 cod. pen.

    Principi applicati per la valutazione del concorso nei reati, distinguendo dall'associazione quando manca il carattere organizzativo stazionario

  • art. 56 cod. pen.

    Riferimenti sull'autore principale e sul contributo dei concorrenti nella ricostruzione della responsabilità penale

  • art. 606 cod. proc. pen. (lettera d)

    Richiamata in tema di vizio di motivazione; la Corte segnala che la cassazione non può accogliere censure meramente rideterminate di fatto e richiede questioni di diritto ben fondate

Massime di principio

  • Per contestare efficacemente una qualificazione mafiosa (art. 416-bis) è necessario dimostrare l'assenza di elementi autonomi, attuali e specifici che attestino la stabile organizzazione e il metodo mafioso; non basta richiamare precedenti giudizi generici o datati
  • L'aggravante 'per finalità di agevolazione mafiosa' richiede che l'agente si sia posto in azione rappresentando concretamente il vantaggio per il gruppo: il giudice deve motivare sulla base di fatti concreti che giustifichino tale convinzione
  • Intercettazioni ambientali e telefoniche possono costituire prova decisiva (armi, traffici di droga, estorsioni), purché siano contestualizzate, non frammentarie e lette nel loro insieme con congruenza logica
  • Nelle ipotesi di estorsione anche minacce implicite o 'ambientali' sono valutabili come idonee se il contesto e la personalità dell'agente rendono la pretesa intimidatoria e capace di coartare la volontà della vittima
  • Per configurare un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (DPR 309/90 art. 74) il giudice deve individuare elementi di stabilità organizzativa, ripartizione di ruoli e continuità delle attività: contatti sporadici o singole forniture possono invece integrare il concorso o il reato continuato
  • In Cassazione molte censure sono inammissibili se si limitano a rimettere in discussione il giudizio di fatto: la difesa deve indicare profili di diritto o palesi vizi di motivazione per ottenere accoglimento
  • Quando si ottiene l'annullamento per vizi motivazionali su capi fondamentali (es. associazione mafiosa), il rinvio per nuovo giudizio è probabile: l'esito finale dipenderà dalla nuova valutazione probatoria sul punto specifico

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