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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17004/2023 del 21/04/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la conferma della condanna per violazione dell'art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (traffico di stupefacenti), aggravata ai sensi dell'art. 416 bis.1 cod. pen., contestando: errata interpretazione delle intercettazioni; eccessivo richiamo alla motivazione di primo grado; insufficiente e generica motivazione sull'aggravante di mafia (elemento soggettivo carente, testimonianze riferite a periodo diverso); mancato riconoscimento della continuazione con precedenti condanne; erronea applicazione della recidiva reiterata e sua incidenza sul trattamento sanzionatorio; mancata applicazione delle attenuanti generiche; eccessività della pena e difetto di motivazione nel calcolo della stessa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi per mancata specificazione e per essere mere ripetizioni dell'appello senza confrontarsi con l'iter logico-giuridico dei giudici di merito. Ha ritenuto tuttavia infondato il profilo relativo alla recidiva reiterata, confermandone la sussistenza: i giudici di merito avevano adeguatamente motivato la maggiore pericolosità sociale dell'imputata sulla base di precedenti condanne definitive (anche per reati in materia di stupefacenti), della prossimità temporale e del coinvolgimento familiare nell'attività di spaccio. La Corte ha ritenuto legittima l'applicazione dell'aggravante di cui all'art. 416 bis.1 in considerazione dell'attività di spaccio svolta nella zona controllata dal clan e della modalità di versamento di somme al sodalizio, ritenendo sufficiente la prova indiretta dell'elemento psicologico. Il rigetto delle attenuanti generiche e la determinazione della pena sono state ritenute motivate e non manifestamente illogiche. La sentenza di merito è, in sostanza, confermata: condanna a anni 5 e mesi 6 di reclusione e euro 11.000 di multa confermata.

Norme richiamate

  • art. 81, comma 2 cod. pen.

    Regola l'aggravamento per continuazione; richiamata nel calcolo dell'aumento di pena in presenza di più circostanze aggravanti ad effetto speciale

  • art. 110 cod. pen.

    Concorrente di persone nel reato: usato nella qualificazione del concorso tra imputati

  • art. 73 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, comma 5

    Norma penale sugli illeciti in materia di stupefacenti: i fatti contestati sono stati qualificati come violazioni di questa disposizione

  • art. 416 bis.1 cod. pen. (già art. 7 legge 12 luglio 1991 n. 203)

    Aggravante per agevolazione di tipo mafioso: la Corte ha ritenuto sussistente l'elemento oggettivo (idoneità del reato ad agevolare l'associazione) e ha desunto l'elemento soggettivo dal contesto (controllo territoriale del clan e versamenti)

  • art. 192 cod. proc. pen.

    Regola la motivazione della sentenza; richiamata nella censura sulla presunta motivazione carente della Corte d'appello

  • art. 606, comma 1, lett. e) cod. proc. pen.

    Limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione: la Corte verifica che la motivazione sia effettiva, non manifestamente illogica o contraddittoria; applicato per rigettare censure generiche

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la determinazione della pena e per il riconoscimento delle attenuanti generiche: la Corte ha ritenuto che il giudice di merito abbia correttamente esercitato la discrezionalità motivando la mancata concessione

  • art. 99, comma 4 cod. pen.

    Disciplina della recidiva (in particolare in rapporto alla recidiva reiterata): discussa la necessità o meno di una precedente dichiarazione esplicita di recidiva in sentenza irrevocabile

  • art. 81, ultimo comma cod. pen.

    Stabilisce gli effetti dell'applicazione della recidiva reiterata sul calcolo dell'aumento per continuazione; utilizzato per spiegare l'incidenza della recidiva sulla pena

  • d.lgs. 28 luglio 1989 n. 271, art. 173, comma 1

    Permette una sintetica esposizione dei motivi di ricorso in Cassazione; menzionato nel riassunto dei motivi del ricorso

Massime di principio

  • Le censure in Cassazione devono confrontarsi esplicitamente con il percorso logico-giuridico dei giudici di merito: la mera ripetizione dell'appello senza argomentazione specifica determina l'inammissibilità.
  • La Corte d'appello può legittimamente richiamare e saldare la motivazione di primo grado quando vi sia concordanza nella valutazione probatoria: ciò non costituisce di per sé vizio di motivazione.
  • Le dichiarazioni di testi attendibili possono essere ritenute sufficienti per la condanna anche in assenza di riscontri telefonici diretti, purché la motivazione ne giustifichi l'attendibilità.
  • L'aggravante per agevolazione mafiosa (art. 416 bis.1) richiede valutazione sia dell'idoneità oggettiva del fatto ad agevolare l'organizzazione sia dell'elemento soggettivo, che può essere desunto da circostanze quali controllo territoriale, modalità operative e versamenti al clan.
  • La recidiva reiterata può essere applicata anche in assenza di una precedente dichiarazione espressa di recidiva in sentenze passate, se l'imputato è gravato da più condanne definitive che dimostrano maggiore pericolosità sociale e ciò è adeguatamente motivato (orientamento confermato dalle Sezioni Unite).
  • La continuazione richiede un disegno criminoso unitario e una preventiva rappresentazione di una serie di condotte: la mera ripetizione di reati simili in epoche distanti non basta a fondare la continuazione.
  • La determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito; la mancata concessione delle attenuanti generiche è legittima se motivata sulla base della gravità del fatto o della pericolosità dell'autore.

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