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Cassazione Civile, Ordinanza n. 24175/2022 del 04/08/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (venditore)

La controversia

La controversia nasce dall'acquisto, da parte di una società, di un semirimorchio che, secondo quanto accertato in causa, presentava difformità rispetto al prototipo omologato e aveva subito due cedimenti strutturali, tali da impedirne sia la circolazione sia la rivendita. In primo grado l'attrice aveva chiesto la declaratoria di nullità, annullamento o risoluzione del contratto di vendita; il tribunale aveva respinto le domande ritenendo prescritta la garanzia per vizi ex art. 1495 c.c., insussistente la prova dell'errore essenziale e della sua riconoscibilità, e infondata la nullità per contrarietà a norme imperative. In appello la società acquirente aveva impugnato specificamente il solo capo relativo alla nullità del contratto, sostenendo che la difformità del bene venduto rispetto all'omologazione ne determinasse la nullità e censurando la motivazione della corte territoriale, la quale aveva invece ritenuto legittimo l'atto amministrativo di omologazione e non provate anomalie dell'attività amministrativa o false certificazioni. In cassazione la ricorrente ha dedotto violazione degli artt. 112 e 277 c.p.c., 1418 c.c., 75, 76 e 77 cod. strada, 116 e 167 c.p.c., oltre a vizio di omesso esame, sostenendo che la corte d'appello avesse erroneamente escluso la nullità per mancanza di prova di falsità o irregolarità dell'omologazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha osservato che le difformità del veicolo rispetto all'omologazione del prototipo non integravano una nullità del contratto ai sensi dell'art. 1418 c.c., ma semmai una fattispecie riconducibile all'aliud pro alio ex art. 1497 c.c., con eventuale rimedio risolutorio. Tuttavia tale diversa qualificazione giuridica non era stata devoluta con l'appello, sicché la questione risultava coperta dal giudicato formatosi sulle altre domande rigettate in primo grado. È stato inoltre dichiarato inammissibile il motivo ex art. 360, n. 5 c.p.c. perché proposto contro una sentenza d'appello confermativa della decisione di primo grado, in un giudizio soggetto all'art. 348-ter, comma 5, c.p.c. La ricorrente è stata condannata alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Le difformità del bene venduto rispetto al prototipo o al modello omologato non integrano, di per sé, una nullità del contratto, ma possono al più porre un problema di inesattezza della prestazione o di consegna di aliud pro alio, con rimedi diversi dalla nullità.
  • Quando una questione giuridica non sia stata devoluta con l'appello, essa resta coperta dal giudicato formatosi sui capi non impugnati e non può essere introdotta per la prima volta in cassazione.
  • Il motivo di ricorso ex art. 360, n. 5 c.p.c. è inammissibile contro una sentenza d'appello che confermi integralmente la decisione di primo grado, nei casi previsti dall'art. 348-ter, comma 5, c.p.c.
  • La nullità del contratto richiede la violazione di norme imperative o un vizio strutturale del negozio, non essendo sufficiente la sola non conformità materiale del bene venduto alle caratteristiche del prototipo omologato.

Come è indicizzato

MaterieCompravenditaImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiNullitàGiudicatoOnere della prova

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