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Cassazione Civile, Ordinanza n. 05017/2025 del 26/02/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (intermediario fiscale)

La controversia

La controversia nasce dall’applicazione, a un professionista abilitato che aveva apposto il visto di conformità su un Modello 730/2015, della disciplina sanzionatoria prevista dall’art. 39 d.lgs. n. 241/1997. A seguito di controllo formale della dichiarazione del contribuente assistito, l’ufficio territoriale dell’Agenzia ritenne il visto infedele e iscrisse a ruolo nei confronti del professionista l’importo dell’imposta, della sanzione e degli interessi che sarebbero stati richiesti al contribuente. Il destinatario della cartella la impugnò deducendo, da un lato, che per effetto della modifica normativa del 2019 dovesse applicarsi il favor rei e quindi soltanto la sanzione nella misura del 30% della maggiore imposta; dall’altro, che l’atto fosse illegittimo perché l’iscrizione a ruolo avrebbe dovuto essere effettuata dalla direzione regionale competente per il domicilio fiscale del trasgressore, non dall’ufficio provinciale competente per il contribuente assistito. La CTP accolse il ricorso; la CGT di secondo grado rigettò l’appello dell’Agenzia e accolse il motivo relativo all’incompetenza dell’ufficio, ritenendolo pregiudiziale e assorbente. L’Agenzia ha quindi proposto ricorso per cassazione con due motivi: violazione dell’art. 39, comma 1, lett. a), e comma 2, d.lgs. n. 241/1997, per avere la sentenza ritenuto incompetente l’ufficio che aveva formato il ruolo; e violazione dell’art. 39 d.lgs. n. 241/1997 e dell’art. 3, comma 3, d.lgs. n. 472/1997, per avere applicato lo ius superveniens e il favor rei, limitando la pretesa alla sola sanzione del 30%.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il primo motivo, confermando l’orientamento già affermato in precedenti arresti tra le stesse parti: la responsabilità del soggetto che rilascia visto di conformità infedele ha anche funzione punitiva e, perciò, la competenza all’iscrizione a ruolo spetta alla direzione regionale dell’Agenzia delle entrate individuata in base al domicilio fiscale del trasgressore; l’atto compiuto da ufficio diverso è illegittimo. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché non colpiva la reale ratio decidendi della sentenza impugnata: la decisione di merito si fondava infatti sull’assorbente illegittimità della cartella per incompetenza dell’ufficio, mentre la questione sul favor rei era stata solo riproposta ma assorbita e non decisa. In conclusione, il ricorso è stato respinto e le spese del giudizio di legittimità sono state compensate per la novità della questione e per il recente consolidarsi dell’orientamento giurisprudenziale.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Quando la legge attribuisce la competenza all’iscrizione a ruolo a un ufficio determinato in ragione del domicilio fiscale del trasgressore, tale competenza è funzionale e inderogabile: l’atto compiuto da un ufficio diverso è illegittimo.
  • La responsabilità del soggetto che rilascia un visto di conformità infedele non ha solo natura patrimoniale ma anche punitiva; perciò la disciplina sulla competenza amministrativa va letta in coerenza con la posizione del trasgressore e non con quella del contribuente assistito.
  • In cassazione il motivo deve investire la vera ratio decidendi della sentenza impugnata: se il giudice di merito ha deciso su una ragione assorbente, è inammissibile il motivo che censuri una questione non effettivamente decisa.
  • Quando una questione di diritto è stata assorbita dal giudice di merito e la decisione è comunque sorretta da una diversa autonoma ragione, la censura relativa alla questione assorbita non è idonea a scalfire la sentenza.
  • In presenza di un consolidamento giurisprudenziale recente e di una questione nuova, il giudice di legittimità può compensare le spese processuali.

Come è indicizzato

MaterieContenzioso tributarioAccertamento
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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