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Sentenza

Sentenza n. 6344/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 4

per la revocazione della sentenza n. 7349 del 2025 del Consiglio di Stato, Sezione Quarta.

Giustizia amministrativa202509863

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IVSentenzaAzione di accertamento

Atto impugnato: sentenza del Consiglio di Stato n. 7349 del 2025, che aveva respinto l'appello contro la sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 591 del 2024 in materia di adempimento di accordi urbanistici e risarcimento del danno

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha chiesto la revocazione della sentenza d'appello ai sensi degli artt. 106 c.p.a. e 395, n. 4, c.p.c., deducendo un errore di fatto revocatorio. In particolare, ha sostenuto che il Consiglio di Stato avesse omesso di percepire materialmente un passaggio dell'atto di appello, nel quale sarebbe stata contestata la statuizione del TAR sulla non vincolatività dell'accordo urbanistico stipulato ai sensi dell'art. 18 della l.r. Emilia-Romagna n. 20/2000 e sull'efficacia dell'obbligo comunale previsto dall'art. 6 dell'accordo. La ricorrente ha quindi riproposto, in fase rescissoria, le domande di accertamento dell'obbligo del Comune di adempiere all'accordo e le ulteriori domande già dedotte in appello. Il Comune ha eccepito l'inammissibilità della revocazione, sostenendo che il passaggio richiamato non costituiva uno specifico motivo d'appello, che la questione era stata comunque esaminata e decisa dalla sentenza revocanda e che l'errore dedotto mirava in realtà a rimettere in discussione una valutazione giuridica e processuale già compiuta.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha dichiarato il ricorso per revocazione inammissibile. In primo luogo, ha rilevato che il passaggio di pagina 17 dell'atto di appello richiamato dalla società non conteneva una specifica censura contro la sentenza del TAR: non menzionava la decisione di primo grado né individuava il capo impugnato e, pertanto, non poteva essere qualificato come motivo di gravame. In secondo luogo, anche a prescindere da tale rilievo, la sentenza revocanda aveva espressamente esaminato la questione della vincolatività dell'accordo, ritenendolo non vincolante in ragione della condizione sospensiva prevista dall'art. 18, comma 3, della l.r. n. 20/2000 e, quanto alla proposta di accordo operativo, dell'assenza dell'autorizzazione consiliare richiesta dall'art. 38, comma 12, della l.r. n. 24/2017. La questione costituiva quindi un punto controverso oggetto di decisione, non un fatto obiettivamente travisato o non percepito. L'errore denunciato avrebbe riguardato, al più, l'interpretazione e la valutazione dell'atto di appello e delle risultanze processuali, ossia un errore di giudizio non deducibile con la revocazione. La società è stata condannata alle spese del giudizio, liquidate in euro 6.000, oltre spese generali, IVA e CPA.

Norme richiamate

  • art. 106 c.p.a.

    Consente la revocazione delle sentenze del giudice amministrativo nei casi e nei modi previsti dagli artt. 395 e 396 c.p.c.

  • art. 395, n. 4, c.p.c.

    L'errore revocatorio riguarda l'erronea supposizione di un fatto la cui verità è incontrastabilmente esclusa, oppure la supposizione dell'inesistenza di un fatto la cui verità è positivamente stabilita, purché il fatto non abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza si sia pronunciata. Non è deducibile come errore revocatorio l'errore di interpretazione o di valutazione delle risultanze processuali.

  • art. 18, comma 3, l.r. Emilia-Romagna n. 20/2000

    l’accordo è subordinato alla condizione sospensiva del recepimento dei suoi contenuti nella delibera di adozione dello strumento di pianificazione cui accede e della conferma delle sue previsioni nel piano approvato

    La sentenza revocanda ha interpretato la disposizione nel senso che l'accordo urbanistico non era vincolante per l'amministrazione prima del recepimento dei suoi contenuti nello strumento urbanistico adottato e approvato.

  • art. 38, comma 12, l.r. Emilia-Romagna n. 24/2017

    La sentenza revocanda ha ritenuto che la proposta di accordo operativo non fosse vincolante in assenza dell'autorizzazione del Consiglio comunale alla stipula.

  • art. 2932 c.c.

    È stato richiamato nella sentenza revocanda in relazione alla domanda di pronuncia costitutiva per l'esecuzione dell'obbligo di contrarre, ma non costituisce la base della decisione sulla revocazione.

Massime di principio

  • L'errore revocatorio previsto dall'art. 395, n. 4, c.p.c. ricorre solo quando il giudice abbia mancato di percepire l'esistenza o l'inesistenza obiettiva di un fatto processuale risultante dagli atti, non quando abbia interpretato o valutato diversamente il contenuto di un atto o delle risultanze processuali.
  • Non è configurabile errore revocatorio quando il fatto asseritamente travisato abbia costituito un punto controverso sul quale la sentenza impugnata si sia espressamente pronunciata: in tal caso, l'eventuale errore è di giudizio e non può essere fatto valere con la revocazione.
  • Un passaggio dell'atto di appello non integra uno specifico motivo di gravame se non individua, almeno in modo riconoscibile, la statuizione della sentenza di primo grado oggetto di censura e le ragioni per cui essa sarebbe erronea.
  • La revocazione non può essere utilizzata per ottenere un terzo grado di giudizio e non consente di rimettere in discussione valutazioni giuridiche, interpretazioni degli atti processuali o argomentazioni già esaminate nella sentenza revocanda.

Come è indicizzato

MaterieRevocazione e opposizione di terzoPiani attuativi e lottizzazioni
RamiProcesso amministrativoUrbanistica e governo del territorio
IstitutiDecadenza e tardivitàLegittimazione e interesse a ricorrere

Testo integrale

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