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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19620/2023 del 11/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (ente locale)

La controversia

Un ente comunale aveva convenuto in giudizio la società affidataria di un servizio di igiene urbana chiedendo la nullità di un contratto integrativo con cui erano stati aggiunti 100 cassonetti e la restituzione delle somme corrisposte in esecuzione di tale pattuizione, ritenuta stipulata senza i presupposti di legge per l'affidamento diretto di servizi complementari. Il giudice di appello aveva accolto la domanda del Comune, dichiarando la nullità del contratto integrativo e rigettando le domande riconvenzionali della società, che chiedeva un indennizzo per ingiustificato arricchimento della P.A. e, in via risarcitoria, il ristoro di asseriti danni da responsabilità precontrattuale o contrattuale. Con il ricorso per cassazione la società ha censurato, in sostanza, solo il rigetto della domanda ex art. 2041 c.c., deducendo omesso esame di fatti decisivi e sostenendo che il Comune avesse effettivamente tratto utilità dall'uso per anni dei cassonetti aggiuntivi, come emergerebbe da atti e relazioni interne comunali; la ricorrente ha inoltre richiamato i principi delle Sezioni Unite sull'azione di arricchimento verso la P.A., sostenendo che il riconoscimento dell'utilità da parte dell'arricchito non è necessario e che bastava provare l'arricchimento oggettivo.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che le circostanze indicate dalla società non fossero decisive perché non incrinavano la ratio decidendi della sentenza impugnata, la quale aveva escluso il presupposto oggettivo dell'azione di arricchimento, ossia la locupletatio del Comune, valorizzando l'interpretazione del contratto di appalto originario: secondo i giudici di merito, la dotazione dei cassonetti e l'efficiente svolgimento del servizio erano già compresi nella prestazione dovuta dall'appaltatrice, sicché la successiva installazione dei cassonetti supplementari non costituiva utilità ulteriore e indebita in favore del Comune, ma al più una conseguenza dell'organizzazione imprenditoriale dell'appaltatore. La Corte ha inoltre osservato che il ricorso non conteneva una specifica censura ai canoni legali di interpretazione contrattuale, limitandosi a contrapporre una diversa lettura del contratto, inammissibile in sede di legittimità. Conseguentemente, il ricorso è stato respinto con condanna della ricorrente alle spese e con il richiamo all'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1418 c.c.

    Richiamato nella domanda del Comune per chiedere la nullità del contratto integrativo.

  • art. 2033 c.c.

    Richiamato nella domanda del Comune per la ripetizione delle somme versate in esecuzione del contratto dichiarato nullo.

  • art. 2041 c.c.

    La Corte richiama l'azione di arricchimento senza causa e ribadisce che, nei confronti della P.A., il depauperato deve provare l'arricchimento oggettivo, mentre l'ente può provare che l'arricchimento non era voluto o consapevole; nella specie però il giudice di merito ha escluso proprio l'esistenza di una locupletatio.

  • art. 2042 c.c.

    Richiamato dal ricorrente insieme all'art. 2041 c.c. nel dedurre la disciplina dell'azione di arricchimento.

  • art. 1362 c.c. e segg.

    Richiamati come canoni legali di interpretazione contrattuale; la Corte afferma che la loro violazione è deducibile in cassazione solo con critica specifica e puntuale all'operazione interpretativa svolta dal giudice di merito.

  • art. 360, n. 5, c.p.c.

    È il parametro formale invocato dalla ricorrente per denunciare omesso esame di fatti decisivi, ma la Corte esclude la decisività dei fatti allegati.

  • d.lgs. 157 del 1995, art. 7

    Norma richiamata nel merito per giustificare o escludere l'affidamento diretto dei servizi complementari; la Corte di appello ne aveva escluso i presupposti.

  • d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater

    Richiamato per dare atto dei presupposti del versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • l. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17

    Norma che ha inserito il comma 1-quater nell'art. 13 del d.P.R. n. 115 del 2002.

Massime di principio

  • L'azione di arricchimento senza causa contro la pubblica amministrazione richiede la prova dell'arricchimento oggettivo dell'ente; il mancato riconoscimento soggettivo dell'utilità non è decisivo, ma l'ente può contrastare la domanda dimostrando che l'arricchimento non fu voluto o non fu consapevole, oppure che non vi fu alcuna locupletazione.
  • Se il giudice di merito interpreta il contratto nel senso che la prestazione contestata era già compresa nell'obbligazione originaria, manca il presupposto dell'arricchimento ulteriore e l'azione ex art. 2041 c.c. deve essere respinta.
  • La censura in cassazione dell'interpretazione contrattuale è ammissibile solo se il ricorrente indica specificamente quali canoni ermeneutici siano stati violati e in quale modo; non basta contrapporre una diversa lettura del testo negoziale.
  • La deduzione del vizio di omesso esame di fatti decisivi non è idonea quando i fatti invocati non siano realmente decisivi rispetto alla ratio decidendi della sentenza impugnata.
  • La violazione degli artt. 1362 c.c. e seguenti non può essere utilizzata come schermo per ottenere un riesame del merito della controversia in sede di legittimità.

Come è indicizzato

MaterieAppaltoInadempimentoImpugnazioni
RamiContrattiObbligazioniProcesso civile
IstitutiArricchimento senza causaOnere della provaNullitàRisoluzione del contratto

Testo integrale

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