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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51390/2023 del 22/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorsi avverso il decreto della Corte d'appello di Palermo (19/10/2022) che: 1) ha confermato la misura personale di prevenzione (sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno) nei confronti di Marcello Argento ritenendone la pericolosità sociale attuale in ragione della condanna definitiva per associazione mafiosa e del ruolo apicale nella famiglia di Altarello; 2) ha disposto sequestro e confisca di beni immobili intestati ad Alessandro Argento, Maria Porzio e Angelo Argento, per sproporzione tra redditi leciti del nucleo familiare e valore dei beni. I ricorrenti deducevano: vizio di motivazione e erronea valutazione dell'attualità della pericolosità (per Marcello, dato il lungo periodo di detenzione senza ulteriori fatti criminosi), errori nel calcolo e duplicazioni reddituali e travisamento delle risultanze per la misura patrimoniale, nonché motivazione apparente sulla durata della misura personale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo in relazione alla misura di prevenzione patrimoniale e inammissibile quanto alle questioni relative alla misura personale. In particolare: ha dichiarato manifestamente infondato il primo motivo sulla presunta inesistenza della pericolosità attuale (confermando la valutazione della Corte territoriale circa il ruolo significativo e la persistenza dei legami associativi di Marcello Argento); ha dichiarato inammissibile per genericità il secondo motivo sulla durata della misura personale; ha invece accolto il terzo motivo limitatamente alla misura patrimoniale, ritenendo la motivazione della Corte d'appello carente perché mancavano dati contabili analitici e un raffronto globale e verificabile tra entrate e uscite del nucleo familiare che giustificasse la sproporzione. Di conseguenza la Cassazione ha annullato il decreto impugnato limitatamente alla misura patrimoniale e ha disposto il rinvio alla Corte d'appello di Palermo, in diversa composizione, per nuovo giudizio (eventualmente previa integrazione peritale). Nel resto (misura personale) il ricorso di Marcello Argento è stato dichiarato inammissibile.

Norme richiamate

  • d.lgs. n. 159 del 2011 (art. 4, art. 1 e ss., art. 24)

    L'art. 4 (lett. a) e b)) è stato richiamato per inquadrare Marcello Argento tra i soggetti suscettibili di misura personale per appartenenza/partecipazione a organizzazione mafiosa; l'insieme delle disposizioni sul sistema delle misure di prevenzione è stato interpretato nel senso che, per l'applicazione della misura personale, deve essere accertata l'attualità della pericolosità sociale. L'art. 24 è stato invocato in relazione alla disciplina delle misure patrimoniali; la Corte ha ritenuto però insufficiente la motivazione contabile a sostegno della confisca

  • art. 110 c.p.; art. 12‑quinques d.l. n. 306/1992 (come convertito); art. 7 legge n. 203/1991

    Norme penali e circostanze aggravanti richiamate per qualificare i reati contestati e collegarli alla militanza mafiosa e alle attività economiche illecite oggetto di confisca

  • art. 275, comma 3, c.p.p.

    Richiamato il principio che la mera vigenza di una misura cautelare non equivale automaticamente a prova di pericolosità attuale, sebbene la Corte territoriale possa valutare la detenzione insieme ad altri elementi

  • art. 173 disp. att. c.p.p.

    Norma citata a corollario per delimitare l'ambito delle censure devolute in sede di impugnazione (limiti di specificazione dei motivi)

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    La Corte osserva che il gravame per travisamento della prova è in generale estraneo al giudizio di legittimità in materia di misure di prevenzione, salvo che il travisamento abbia investito plurime circostanze decisive in modo tale da configurare violazione di legge

Massime di principio

  • Per l'applicazione di misure personali contro soggetti condannati per mafia è necessario accertare l'attualità della pericolosità: la precedente condanna e il ruolo nell'organizzazione autorizzano presunzioni, ma il giudice deve verificarle alla luce di elementi concreti e recenti.
  • Il lungo periodo di detenzione non è di per sé sufficiente a escludere la pericolosità attuale, ma il comportamento tenuto in carcere e l'eventuale percorso trattamentale sono elementi rilevanti nella valutazione della resipiscenza.
  • Per le misure patrimoniali la confisca per sproporzione richiede una motivazione fondata su dati contabili analitici e verificabili che dimostrino la netta incongruenza fra redditi leciti del nucleo e valore dei beni; l'assenza di un raffronto chiaro e finale può determinare l'annullamento e il rinvio per integrazione peritale.
  • In sede di impugnazione in Cassazione delle misure di prevenzione, le censure generiche o prive di confronto puntuale con la motivazione del giudice di merito sono spesso inammissibili.
  • Le perizie tecniche in appello che incidono sui calcoli economico-patrimoniali devono essere poi esplicitamente e logicamente valorizzate nel provvedimento: il giudice deve spiegare come i rilievi tecnici siano stati ponderati e tradotti nella decisione finale.

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