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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30125/2025 del 02/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza d'appello che aveva escluso la prosecuzione per i reati di falso e truffa per intervenuta prescrizione e aveva condannato per il reato continuato di calunnia; deduceva, in sintesi: 1) la mancata configurabilita' della truffa perché le somme richieste dal Comune non sarebbero state dovute sin dall'inizio (richiamando la sentenza della Corte costituzionale n.29/2017 sull'art.1, comma 252, legge n.296/2006); 2) l'assenza dell'ingiustizia del profitto e del nesso causale tra raggiro e danno perché il soggetto indotto in errore (Comune) non coincide con il soggetto danneggiato (Agenzia del Demanio); 3) errori del giudice nell'apprezzamento delle denunce/querela che sarebbero fattuali, vere e non calunniose (vizi di motivazione e travisamento della prova); 4) contestazione della confisca relativa a somme del 2016 in quanto l'importo sarebbe gia' stato riscosso/escussa fideiussione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile in gran parte ma lo ha accolto parzialmente limitatamente alla statuizione sulla confisca: ha annullato senza rinvio la confisca disposta ex art.322-ter c.p. per le somme riferite al 2016 (in ragione della documentazione nuova depositata circa l'escussione della fideiussione/pagamento), mentre ha ritenuto inammissibili o manifestamente infondati gli altri motivi. In particolare la Cassazione ha condiviso le conclusioni dei giudici di merito secondo cui: a) la truffa e il falso risultavano provati (la falsificazione dei moduli F23 e l'effettivo mancato versamento della gran parte dei canoni), e l'ingiustizia del profitto va valutata al momento della condotta fraudolenta, non all'esito successivo dei giudizi civili; b) non e' necessaria la coincidenza fra il soggetto raggirato e quello patrimonialmente danneggiato purché esista nesso di causalità; c) le condotte lamentate come calunniose avevano carattere di offensività e consapevolezza dell'innocenza degli accusati. Ha inoltre condannato il ricorrente al rimborso delle spese processuali delle parti civili.

Norme richiamate

  • legge n. 296/2006 (finanziaria 2007)

    La Corte costituzionale ha limitato l'applicazione della norma alle ipotesi previste; tuttavia la Cassazione rileva che l'eventuale illegittimità della determinazione del canone accertata successivamente non legittima retroattivamente condotte fraudolente (falsificazione F23 e mancato versamento).

  • codice penale

    L'elemento dell'ingiustizia del profitto deve valutarsi al momento del perfezionamento della condotta fraudolenta; il profitto e' 'sine jure' se ottenuto mediante mezzi fraudolenti anche se in seguito la pretesa si rivelasse legittima.

  • codice penale

    La calunnia puo' realizzarsi anche omettendo circostanze che alterano la rappresentazione dei fatti e la rende offensiva; accuse infamanti e reiterate rivolte a pubblici ufficiali possono integrare il reato se l'agente e' consapevole dell'innocenza degli accusati.

  • codice penale

    La confisca puo' colpire il profitto del reato ma puo' essere annullata se emerge che la somma era gia' stata effettivamente soddisfatta (es. escussione fideiussoria) per la specifica annualita' contestata.

  • codice di procedura penale

    art. 129, comma 2 e art. 578

    Limitazioni di esame per reati prescritti (art.129 c.p.p.) ma, in presenza di parti civili, la Cassazione puo' esaminare compiutamente questioni sostanziali ai sensi dell'art.578 c.p.p.; pertanto l'analisi dei profili di responsabilità e delle statuizioni civili e' consentita anche se alcuni reati risultano estinti per prescrizione.

  • codice della navigazione

    La procedura di decadenza dalla concessione marittima puo' essere attivata in caso di mancato pagamento dei canoni; tale potere giustifica l'interesse del Comune a verificare i versamenti e rende rilevante l'occultamento della morosità.

  • decreto legislativo 31 marzo 1998 / legge regionale Emilia-Romagna

    d.lgs. 31 marzo 1998; L.R. n.9/2002 (art.9)

    Il trasferimento di competenze da Stato a Regioni e poi ai Comuni crea un rapporto di cooperazione tra enti (Comune e Agenzia del Demanio) che rende possibile il nesso causale tra l'induzione in errore del Comune e il danno per l'Erario.

  • codice penale

    Criteri di determinazione della pena: la Corte di merito ha esercitato la discrezionalità valorizzando la gravità, la pervicacia e le modalità delle condotte calunniose, ritenendo legittima una pena lieve ma superiore al minimo.

Massime di principio

  • Per il reato di truffa l'ingiustizia del profitto va valutata al momento in cui e' perfezionata la condotta ingannatoria (momento dell'apparente pagamento/falsificazione) e non puo' essere eliminata retroattivamente dall'esito favorevole di successivi giudizi civili.
  • Non e' necessaria l'identità tra la persona indotta in errore e quella patrimonialmente danneggiata: e' sufficiente che sussista un nesso causale tra l'inganno, il profitto e il danno sofferto dall'ente erariale o altro soggetto.
  • La calunnia può concretizzarsi anche mediante omissioni o rappresentazioni parziali dei fatti se tali comportamenti sono idonei a far apparire illecite condotte innocenti e l'agente e' consapevole dell'innocenza degli accusati.
  • La prescrizione estingue il reato ma non impedisce, in presenza di parti civili, che la Corte valuti compiutamente i profili sostanziali (anche ai fini delle statuizioni civili); tuttavia la prescrizione limita l'efficacia della pronuncia penale.
  • La confisca del profitto deve essere ben documentata: se emerge prova che la somma e' gia' stata effettivamente versata o garantita (es. fideiussione escussa) la misura cautelare/persecutoria puo' essere annullata per quella specifica quota/annualita'.
  • Nel giudizio di legittimità la mera proposta di una lettura alternativa dei fatti non e' sufficiente: bisogna dimostrare vizi logici o di motivazione del giudice di merito; questioni di merito (es. quantificazione della pena, valutazione della offensività) sono difficilmente riformabili in Cassazione se adeguatamente motivate.

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