Cassazione Penale, Sentenza n. 12777/2026 del 07/04/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione in relazione a procedimento penale in cui Grasso Olmo era stato originariamente imputato ai sensi dell'art. 628, comma 1 c.p., poi derubricato ai reati di cui agli artt. 624 e 581 c.p., con esito di non doversi procedere per mancanza di querela. La Corte d'appello di Genova aveva riconosciuto l'indennizzo per il periodo di detenzione dal 29/11/2017 al 22/01/2019 e liquidato complessivamente euro 98.812,77 oltre interessi legali. Il Ministero ha impugnato sostenendo l'inammissibilità della domanda di indennizzo in caso di proscioglimento per difetto di querela a seguito di derubricazione, omissione di motivazione circa la sussistenza di colpa grave ostativa per la condotta antecedente del ricorrente (comportamento aggressivo e dichiarazioni confessorie) e violazione dell'art. 112 c.p.c. per aver concesso interessi non richiesti e con decorrenza anteriore al passaggio in giudicato.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ministero per la maggior parte delle censure, confermando che la riparazione per ingiusta detenzione è ammissibile anche quando il proscioglimento è dipeso dalla derubricazione in reati procedibili a querela di parte, alla luce della giurisprudenza consolidata e delle Sezioni Unite (D'Ambrosio). Ha ritenuto che la Corte di merito avesse correttamente escluso l'incidenza ostativa della condotta del detenuto, poiché la misura cautelare era stata disposta sulla base degli stessi elementi poi valutati in sede di merito. Tuttavia la Cassazione ha accolto il motivo relativo agli interessi: ha annullato senza rinvio la parte dell'ordinanza che condannava il Ministero al pagamento degli interessi legali sulla somma liquidata, perché gli interessi corrispettivi possono essere riconosciuti solo se espressamente domandati nel corso del giudizio e, se richiesti, decorrono dal passaggio in giudicato. Per il resto l'ordinanza impugnata è stata dichiarata inammissibile.
Norme richiamate
Norma del codice penale relativa alla rapina, richiamata per indicare l'imputazione iniziale; la derubricazione successiva ha avuto rilievo nel valutare la procedibilità
Norma sul furto semplice; la derubricazione a questa fattispecie ha reso la procedibilità subordinata alla querela di parte, elemento centrale per l'ammissione della riparazione
Norma sulle percosse, anch'essa procedibile a querela di parte nella fattispecie, rilevante ai fini della mancanza di condizioni di procedibilità
Prevede l'indennizzo per ingiusta detenzione; la Corte ha confermato che la norma si applica anche quando il proscioglimento avviene per mancanza di querela a seguito di derubricazione in reato procedibile a querela
Richiama le cause di non punibilità che rendono illegittima la custodia; la giurisprudenza ha ritenuto che la mancanza di querela rientri tra le cause che precludono la misura cautelare
Obbligo del giudice di dichiarare immediatamente la mancanza di una condizione di procedibilità; citato per spiegare la rilevanza della mancanza di querela
Richiamato insieme ad art. 273 per i principi sulle condizioni di applicabilità delle misure cautelari e sulla riparazione in caso di ingiustizia formale
Principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la Corte ha annullato la statuizione sugli interessi perché gli interessi legali non erano stati richiesti dall'istante
Norma civile richiamata dal Ministero per censurare la decorrenza degli interessi; la Corte ha però ribadito che gli interessi corrispettivi competono solo se richiesti e decorrono dal passaggio in giudicato
Sez. U, n. 32383 del 27/05/2010 (D'Ambrosio)
Principio delle Sezioni Unite secondo cui, se il giudice della misura custodiale disponeva degli stessi elementi poi valutati nel merito, non è consentito rivalutare la condotta dell'imputato come ostativa all'indennizzo; la Corte territoriale ha applicato correttamente questo principio
Massime di principio
- La riparazione per ingiusta detenzione è ammessa anche quando il proscioglimento deriva dalla derubricazione in reati procedibili a querela di parte, se emerge che la misura cautelare era stata disposta su elementi poi valutati diversamente in sede di merito
- Non è possibile escludere il diritto all'indennizzo invocando la condotta antecedente dell'imputato (colpa grave) quando il giudice della cautela aveva a disposizione gli stessi elementi poi valutati dal giudice del merito: in tal caso la valutazione differente del merito esclude l'incidenza della condotta sull'esigenza cautelare
- Gli interessi corrispettivi sulla somma liquidata a titolo di indennizzo possono essere riconosciuti solo se espressamente domandati nel corso del giudizio; se richiesti, la loro decorrenza inizia dal passaggio in giudicato della pronuncia attributiva
- Il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (art. 112 c.p.c.) impedisce al giudice di concedere postazioni non domandate, con conseguente annullamento delle statuizioni ultra petita
- In casi analoghi è fondamentale verificare se il giudice cautelare disponeva di elementi diversi o aggiuntivi rispetto al giudice di merito: solo in presenza di elementi nuovi la condotta dell'imputato può essere valutata quale ostativa al diritto all'indennizzo
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