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Cassazione Civile, Ordinanza n. 17958/2026 del 04/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ESTINZIONE

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

La lite originaria riguardava un avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle entrate aveva recuperato imposta di registro e imposte ipocatastali relative a un atto di conferimento di terreno in una società in occasione di aumento di capitale. Il contribuente aveva impugnato l'atto davanti al giudice tributario, ma in sede di legittimità la Corte aveva deciso nel merito accogliendo il ricorso dell'Ufficio e rigettando l'originario ricorso del contribuente. Successivamente il contribuente ha proposto ricorso per revocazione dell'ordinanza della Cassazione deducendo dolo processuale dell'Ufficio ex art. 395, n. 1, c.p.c., sostenendo che l'Agenzia non aveva comunicato l'avvenuta definizione agevolata della lite ai sensi del d.l. 119/2018 né il pagamento di tutte le rate, e che tale omissione avrebbe indotto la Corte in errore sulla debenza dell'imposta. L'Agenzia ha eccepito la tardività del ricorso per revocazione e, nel merito, l'infondatezza della censura, anche sostenendo che la definizione agevolata non produce effetti automatici sul giudizio e richiede apposita deduzione/documentazione della parte.

La decisione

La Corte ha respinto l'eccezione di tardività del ricorso per revocazione, affermando che il termine decorre dalla scoperta del dolo e non automaticamente dalla pubblicazione della sentenza, e che nel caso concreto non erano stati dedotti elementi sufficienti per anticipare la conoscenza del vizio. Ha poi dichiarato la cessazione della materia del contendere, prendendo atto che la lite era stata definita agevolatamente ai sensi del d.l. 119/2018 e che, per effetto di tale definizione, la pronuncia impugnata era inefficace. Conseguentemente non ha esaminato nel merito la revocazione e ha compensato integralmente le spese processuali tra le parti. Ha inoltre escluso i presupposti per l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 42 d.P.R. 131/1986

    Invocato nel giudizio originario quale parametro della legittimità dell'avviso di liquidazione; la questione della sua violazione è stata superata dalla definizione agevolata della lite.

  • art. 3-ter d.lgs. 463/1997

    Richiamato nel giudizio originario in tema di modalità di liquidazione/notificazione delle imposte; la Corte non ne ha esaminato nuovamente il merito per sopravvenuta cessazione della materia del contendere.

  • art. 395, comma 1, n. 1, c.p.c.

    La revocazione per dolo processuale richiede un'attività fraudolenta intenzionale, idonea a paralizzare la difesa avversaria e a impedire al giudice l'accertamento della verità; non bastano mendacio, false allegazioni o reticenze.

  • art. 391-bis c.p.c.

    È la norma processuale di riferimento per la revocazione delle decisioni della Corte di cassazione; va letta in combinazione con gli artt. 325, 326 e 327 c.p.c.

  • art. 391-ter c.p.c.

    Richiamato dal ricorrente quale base dell'impugnazione per revocazione della decisione di legittimità.

  • art. 398, comma 2, c.p.c.

    Richiamato per la decorrenza del termine di proposizione della revocazione nei casi dedotti come dolo o falsità.

  • art. 325 c.p.c.

    Concorre a disciplinare la decorrenza del termine breve per le impugnazioni, applicabile anche nel sistema della revocazione contro le decisioni della Cassazione.

  • art. 326 c.p.c.

    Per la Corte, il termine breve è collegato alla notificazione della sentenza e, nei casi pertinenti, alla scoperta del dolo; non alla sola pubblicazione.

  • art. 327 c.p.c.

    La Corte lo usa per escludere che il termine per revocazione ex art. 395, n. 1, possa decorrere automaticamente dalla pubblicazione della sentenza.

  • art. 64 d.lgs. 546/1992

    Ritenuto impropriamente invocato dall'Agenzia, perché disciplina la revocazione delle sentenze tributarie di merito, non di una pronuncia della Corte di cassazione.

  • art. 46, comma 1, d.lgs. 546/1992

    La definizione delle pendenze tributarie determina l'estinzione del giudizio o comunque la cessazione della materia del contendere.

  • art. 6 d.l. 119/2018

    La definizione agevolata della lite, una volta perfezionata, fa venir meno l'interesse alla prosecuzione del giudizio e rende inefficace la sentenza successiva al suo perfezionamento.

  • art. 15, comma 1, d.lgs. 546/1992

    La compensazione delle spese è disposta con valutazione complessiva della lite, considerata la definizione amministrativa della controversia e la richiesta delle parti.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    La Corte esclude l'applicazione dell'ulteriore contributo unificato quando il giudizio si definisce per cessazione della materia del contendere, in quanto ipotesi non ricompresa dalla previsione in senso stretto.

  • art. 88 c.p.c.

    La sua violazione, da sola, non integra dolo processuale revocatorio.

  • art. 133 c.p.c.

    La comunicazione ai sensi di tale norma non è stata considerata conoscenza legale idonea, ma ha comunque reso la parte consapevole della definizione del giudizio.

Massime di principio

  • La revocazione per dolo processuale richiede un comportamento fraudolento qualificato, non bastando omissioni difensive, reticenze o mere violazioni dei doveri di lealtà e probità processuale.
  • Nel giudizio di revocazione avverso una decisione della Corte di cassazione, il termine per proporre l'impugnazione per dolo non decorre automaticamente dalla pubblicazione del provvedimento, ma dalla scoperta del vizio, da accertarsi in concreto.
  • La disciplina della revocazione delle sentenze tributarie di merito non si applica alle pronunce della Corte di cassazione, per le quali opera il sistema degli artt. 391-bis c.p.c. e norme coordinate.
  • La definizione agevolata della lite tributaria, quando perfezionata, determina il venir meno dell'interesse alla decisione nel giudizio pendente e può condurre alla cessazione della materia del contendere con inefficacia della pronuncia successiva.
  • Quando la controversia si estingue o cessa per definizione della lite, le spese possono essere compensate in considerazione della complessiva vicenda processuale e della definizione amministrativa intervenuta.
  • L'ulteriore contributo unificato non è dovuto se la definizione del processo avviene per cessazione della materia del contendere, trattandosi di ipotesi non ricompresa in modo estensivo dalla norma sul raddoppio del contributo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributario
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiDanno non patrimoniale

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