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Sentenza

Sentenza del 29/11/2021 n. 37210 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

R. s.r.l. impugnava due avvisi di accertamento (anni 2005-2006) con i quali l'Agenzia recuperava a tassazione costi indeducibili e IVA non detraibile, basandosi su due verifiche: (i) operazioni qualificate come inesistenti perché le barre di alluminio risultavano acquistate fittiziamente da società «cartiere»; (ii) fatturazione di barre soggette ad IVA da parte di Rer S.p.A. mentre in realtà sarebbero state cedute billette soggette a reverse charge (senza IVA). La CTP aveva accolto i ricorsi; la CTR aveva invece accolto l'appello dell'Agenzia. La società ricorreva in Cassazione denunciando, tra l'altro, omissione di esame di fatti decisivi e violazioni relative all'onere della prova e ai principi in materia di fatture soggettivamente inesistenti e buona fede del contribuente.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto i motivi principali (1, 6 e 7) ritenendo che la CTR non abbia adeguatamente esaminato gli elementi probatori e presuntivi prodotti dall'Ufficio né abbia valutato la prova offerta dalla contribuente circa l'effettiva produzione necessaria dell'attività. La Corte ha richiamato il principio secondo cui l'Amministrazione deve fornire elementi, anche indiziari, idonei a dimostrare l'inesistenza delle operazioni e, nel caso di fatture soggettivamente inesistenti, deve altresì provare la consapevolezza del destinatario di partecipare a un'evasione. Essendo fondate tali censure, la Cassazione ha cassato la sentenza della CTR e ha rinviato la causa alla CTR del Lazio per nuovo esame, anche sulle spese, rigettando invece altri motivi (3 e 4) e assorbendone alcuni (2,5,8).

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 19

    Norma sull'IVA rilevante per la contestazione di detrazioni indebite; richiamata nel contesto dell'onere probatorio dell'Amministrazione nell'ambito delle fatture contestate.

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 comma 2

    Richiamato in relazione ai casi di fatture inesistenti e alle conseguenze ai fini IVA; utilizzato per valutare la deducibilità/detraibilità e il ruolo delle presunzioni.

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 56 comma 5

    Norma sulla motivazione degli atti IVA; evocata nel confronto tra motivazione dell'avviso di accertamento e prova della pretesa impositiva.

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39

    Riferito in relazione alla fattispecie di accertamenti tributari e alle modalità di contestazione da parte dell'Amministrazione.

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42 commi 2 e 3

    Richiamato nel contesto della motivazione dell'avviso di accertamento e delle garanzie di difesa del contribuente; la Corte ha distinto tra motivazione dell'atto e prova della pretesa.

  • D.Lgs. n. 633 del 1972, art. 19 (violazione dedotta dalla ricorrente in relazione all'art. 360 c.p.c.)

    Censura prospettata sulla errata applicazione della disciplina IVA in tema di detrazione e buona fede del contribuente; la Corte ha richiamato che l'Amministrazione deve provare l'inesistenza e, per le fatture soggettivamente inesistenti, anche la consapevolezza del destinatario.

  • Codice Civile, art. 2729

    Norma sulla prova presuntiva riferita alla natura delle presunzioni; citata nella discussione sulla utilizzabilità di presunzioni semplici per provare l'inesistenza delle operazioni.

  • Codice Civile, art. 2697

    Regola sull'onere della prova; richiamata nel confronto tra chi deve provare l'inesistenza della fattura (Amministrazione) e chi deve provare la legittimità della detrazione (contribuente).

  • Codice di Procedura Civile, art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3

    Fondamento per il motivo di cassazione relativo a vizio di motivazione e mancato esame di fatti decisivi; utilizzato per censurare la CTR che non ha valutato elementi probatori rilevanti.

  • Codice di Procedura Civile, art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4

    Richiamato rispetto alla censura sulla motivazione e sul sindacato della Corte di Cassazione in ordine alla motivazione delle sentenze impugnate.

  • Codice di Procedura Civile, art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c.

    Richiamati nei motivi di nullità/insufficienza motivazionale; la Corte ricorda l'orientamento delle sezioni unite sul limite del controllo di legittimità della motivazione.

  • Costituzione, artt. 24 e 111

    Riferimenti costituzionali al diritto di difesa e al giusto processo invocati nella censura sulla motivazione, con richiamo al controllo di legittimità sul contenuto motivazionale delle sentenze.

  • Giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea (es.: Mahagè ben e David, Toth, Bonik, Stroy Trans, Kittei e Recolta Recycling)

    Principi applicati: l'Amministrazione che contesta fatture soggettivamente inesistenti deve provare anche la consapevolezza del destinatario; tutela della buona fede del contribuente e onere di prova basato su elementi oggettivi e specifici.

Massime di principio

  • L'Amministrazione finanziaria che contesta l'indebita detrazione dell'IVA per fatture ritenute inesistenti ha l'onere di fornire elementi probatori, anche indiziari, che dimostrino l'oggettiva o soggettiva inesistenza delle operazioni (es. indicazioni che la fornitrice sia una 'cartiera').
  • Nel caso di fatture soggettivamente inesistenti l'Ufficio deve provare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario di partecipare a un'evasione; la mera fittizietà del fornitore non è di per sé sufficiente a dimostrare la responsabilità del cliente.
  • Le presunzioni semplici possono validamente costituire prova dell'inesistenza delle operazioni, ma il giudice di merito deve motivare adeguatamente la valutazione degli elementi presuntivi prodotti dall'Amministrazione e le eventuali ragioni di prova contraria offerte dal contribuente.
  • È onere del contribuente, una volta che l'Amministrazione abbia fornito elementi idonei a far presumere l'inesistenza, dimostrare la legittima fonte della detrazione e la propria buona fede e diligenza; la regolarità formale della contabilità da sola non è risolutiva.
  • La motivazione dell'avviso di accertamento va distinta dalla prova della pretesa impositiva: l'avviso deve esporre chiaramente gli elementi costitutivi dell'obbligazione tributaria per garantire il diritto di difesa, ma l'accertamento può poi essere supportato in giudizio da ulteriori elementi probatori; tuttavia il giudice deve valutare compiutamente tali elementi.
  • Se il giudice di merito omette di esaminare fatti decisivi o non valuta le prove/presunzioni offerte, la sentenza è suscettibile di cassazione e rinvio per nuovo esame da parte del giudice d'appello.

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