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Sentenza

Sentenza del 12/01/2025 n. 784 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato in Cassazione la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania del 26 aprile 2022, che aveva confermato il rigetto del ricorso contro gli avvisi di accertamento TOSAP per gli anni 2014-2019, relativi a viadotti dell’autostrada realizzati sopra strade comunali. Con il primo motivo ha sostenuto che le aree occupate fossero state acquisite al demanio statale e che l’occupazione, prevista da leggi statali, non fosse tassabile. Con il secondo, ha invocato l’esenzione TOSAP prevista per gli enti pubblici, richiamando la destinazione pubblicistica dell’opera e i principi UE di neutralità e non discriminazione; in subordine ha chiesto un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia UE. Il Comune ha resistito. La Cassazione ha respinto anche le eccezioni preliminari di inammissibilità del ricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato entrambi i motivi e confermato la sentenza impugnata. Ha ritenuto che la costruzione del viadotto non trasferisca automaticamente allo Stato la proprietà della strada comunale sottostante e che la TOSAP colpisca l’occupazione effettiva di beni comunali, anche se fondata sulla legge e anche in assenza di concessione o autorizzazione. Il soggetto passivo è la società concessionaria che utilizza l’area nell’esercizio autonomo della propria attività; la finalità pubblica dell’infrastruttura non dà diritto all’esenzione riservata agli enti pubblici. Non è stato disposto il rinvio pregiudiziale UE. La ricorrente è stata condannata a rifondere al Comune 200 euro per esborsi e 10.700 euro per compensi, oltre rimborso forfettario del 15% e accessori di legge; spese distratte ai difensori antistatari. È stato inoltre dato atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, se dovuto.

Norme richiamate

  • Artt. 38 e 39 del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507 (TOSAP)

    Il tributo è, dunque, dovuto in caso di qualsiasi occupazione di una strada riconducibile al demanio o al patrimonio indisponibile di Comuni e Province sia in caso di occupazione fondata su un provvedimento amministrativo dell'ente locale, sia, come precisano le disposizioni in esame, di occupazione di fatto, che avvenga in assenza di una autorizzazione o concessione, a prescindere dal carattere abusivo oppure legittimo, come desumibile dall'avverbio "anche", prima dell'aggettivo "abusivo" nell'art. 39.

    La TOSAP è dovuta per l’occupazione effettiva di strade comunali o provinciali, anche se manca un titolo rilasciato dall’ente e l’occupazione trova fondamento in una legge o non è abusiva. È debitore l’occupante di fatto, in proporzione alla superficie sottratta all’uso pubblico.

  • Art. 49, comma 1, lett. a, del D.Lgs. 15 novembre 1993, n. 507

    Ne discende che la sentenza impugnata si è uniformata al principio enunciato, avendo correttamente ritenuto che "l'esenzione prevista dal cit. decreto, art. 49, lett. a, non spetta in quanto non si configura l'occupazione da parte dello Stato", bensì da parte della concessionaria dell'autostrada.

    L’esenzione prevista per le occupazioni effettuate dagli enti pubblici non si estende alla società concessionaria solo perché gestisce un’infrastruttura pubblica. L’occupazione è imputata alla concessionaria quando questa opera autonomamente e sfrutta economicamente l’opera.

  • Art. 366, primo comma, n. 6, cod. proc. civ.

    Preliminarmente, vanno respinte le eccezioni di inammissibilità, che la controricorrente ha sollevato sia in relazione alla carenza di autosufficienza, dacché la prospettazione delle censure non esigeva la trascrizione né la localizzazione di atti processuali ( art. 366 , primo comma, n. 6, cod. proc. civ.),

    Nel caso esaminato, l’onere di trascrivere o localizzare atti processuali non era richiesto, perché le censure potevano essere valutate senza tali indicazioni; l’eccezione di carenza di autosufficienza è stata quindi respinta.

  • Art. 360-bis, n. 1, cod. proc. civ.

    Preliminarmente, vanno respinte le eccezioni di inammissibilità, che la controricorrente ha sollevato sia in relazione alla carenza di autosufficienza, dacché la prospettazione delle censure non esigeva la trascrizione né la localizzazione di atti processuali ( art. 366 , primo comma, n. 6, cod. proc. civ.), sia in relazione alla conformità della sentenza impugnata all'orientamento del giudice di legittimità ed alla carente offerta di elementi suscettibili di confermare o mutare tale orientamento ( art. 360-bis , n. 1, cod. proc. civ.), dacché le argomentazioni sostanzianti le censure non sono manifestamente destituite di fondamento logico-giuridico.

    La conformità della decisione impugnata all’orientamento della Cassazione non ha reso il ricorso inammissibile, perché le censure non erano manifestamente prive di fondamento logico-giuridico.

  • Art. 822 cod. civ.

    Del resto, l' art. 822 cod. civ. prevede che le strade, le autostrade e le strade ferrate fanno parte del demanio pubblico se appartengono allo Stato e, cioè, rientrano nel demanio pubblico statale meramente eventuale, il che non esclude, quindi, che la strada su cui insiste il cavalcavia dell'autostrada appartenga ad altro ente.

    Le strade appartengono al demanio statale quando sono di proprietà dello Stato: la classificazione delle autostrade come beni demaniali non dimostra, da sola, che la strada comunale sottostante a un viadotto sia stata trasferita allo Stato.

  • Art. 840 cod. civ.

    Difatti, in linea di principio, sul piano civilistico, per quanto concerne le strade, vale il regime generale dell' art. 840 cod. civ., con estensione usque ad sideras et ad inferos della relativa proprietà, da nulla risultando che alla proprietà pubblica si applichi, sul punto, un regime diverso da quello della proprietà privata.

    La proprietà della strada si estende, in linea di principio, anche allo spazio soprastante e sottostante; la costruzione di un viadotto non determina però, senza una specifica base normativa o un atto di trasferimento, l’acquisizione allo Stato della strada comunale interessata.

  • Art. 22 della legge 20 marzo 1865, n. 2248, all. F

    La presunzione di demanialità, che è stabilita dall' art. 22 della legge 20 marzo 1865, n. 2248 , all. F, non si riferisce ad ogni area comunicante con la strada pubblica, ma solo a quelle che, per l'immediata accessibilità, integrano la funzione viaria della rete stradale, in guisa da costituire pertinenza della strada;

    La presunzione di demanialità riguarda solo le aree che, per accessibilità e funzione, costituiscono pertinenze della strada pubblica; non comporta l’acquisizione di aree o strade distinte solo perché comunicanti o sovrapposte.

  • Art. 25, comma 1-ter, lett. a, del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285

    Difatti, sancendo che 'le strutture dei sottopassi e sovrappassi di strade di tipo A e B con strade di tipo inferiore, comprese le barriere di sicurezza nei sovrappassi, sono di titolarità degli enti proprietari delle strade di tipo A e B, anche quando tali enti rilasciano la concessione all'attraversamento', tale disposizione - che regolamenta la c.d. "intersezione" a livelli sfalsati di strade situate a diverse altezze - riconosce la sola appartenenza dei sottopassi o sovrappassi delle strade di tipo A (autostrade) e B (strade extraurbane principali) agli enti indicati dall' art. 2 , comma 5, del D.Lgs. 30 aprile 1992, n. 285 (tra i quali, lo Stato), escludendo ogni incidenza sull'appartenenza delle strade di tipo inferiore

    La norma attribuisce agli enti proprietari delle strade di tipo A o B le strutture dei sovrappassi e sottopassi, ma non trasferisce loro la proprietà delle strade di tipo inferiore attraversate, che resta agli enti originari.

  • Art. 13, commi 1-bis e 1-quater, del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Ai sensi dell' art. 13 , comma 1-quater, del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 , si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto.

    Quando il ricorso è rigettato, sussistendone i presupposti, la parte ricorrente deve versare un ulteriore contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Massime di principio

  • Per la TOSAP disciplinata dal D.Lgs. n. 507/1993, rileva l’occupazione effettiva di una strada comunale o provinciale, non la legittimità amministrativa dell’occupazione: il tributo può essere dovuto anche in assenza di autorizzazione o concessione e anche quando l’opera sia stata realizzata in base a una legge statale.
  • La costruzione di un viadotto autostradale non trasferisce automaticamente allo Stato la proprietà della strada comunale sottostante. In assenza di un trasferimento o di altra specifica base giuridica, la proprietà della strada resta all’ente originario.
  • La società concessionaria che utilizza e gestisce l’infrastruttura in autonomia è, ai fini della TOSAP, distinta dallo Stato e può essere considerata occupante e soggetto passivo anche se l’opera è demaniale e destinata a un servizio pubblico.
  • La finalità pubblica dell’opera e il fatto che la concessione consenta di svolgere un servizio di pubblica utilità non bastano a ottenere l’esenzione prevista per gli enti pubblici. Occorre che ricorra una specifica ipotesi esonerativa, come l’occupazione direttamente effettuata dallo Stato nell’esercizio di potestà autoritative.
  • Le norme che attribuiscono al proprietario della strada superiore la titolarità del sovrappasso regolano la proprietà della struttura, non quella della strada di categoria inferiore che passa sotto di essa.

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