Salta al contenuto
Ordinanza

Ordinanza n. 29/2026 - Venezia, Sezione 3

per l’annullamento previa sospensione dell’efficacia, del provvedimento della Questura di Padova in data 9 -OMISSIS-re 2025 prot -OMISSIS-, con cui è stato disposto il rigetto dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato presentata dal ricorrente, nonché di ogni altro atto e/o provvedimento presupposto, conseguente e comunque connesso, ivi compreso il preavviso di espulsione;

Giustizia amministrativa202502473

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Veneto - Venezia, Sez. IIIOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, connesso a un preavviso di espulsione

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (questura)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento della Questura che ha rigettato la sua istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, chiedendone anche la sospensione cautelare. Il diniego era motivato dalla presenza di quattro sentenze penali irrevocabili ritenute ostative al rinnovo, relative a reati contro la pubblica amministrazione e il patrimonio, nonché da ulteriori condanne per resistenza o violenza a pubblico ufficiale e guida in stato di ebbrezza. La Questura ha valorizzato la reiterazione nel tempo delle condotte criminose e ha ritenuto insufficiente, ai fini del ravvedimento e dell'inserimento sociale, la stipula di un recente contratto di lavoro a tempo determinato. Il ricorrente aveva inoltre dedotto la presenza di legami familiari in Italia con il padre e la sorella. Il TAR ha precisato che la legittimità del provvedimento prefettizio di espulsione esula dalla propria giurisdizione nel presente giudizio cautelare.

La decisione

Il TAR ha respinto la domanda cautelare per difetto di fumus boni iuris. Ha rilevato che dagli atti non risultava che il titolo richiesto fosse un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, al quale si applica la tutela rafforzata prevista dall'art. 9, comma 4, del d.lgs. n. 286/1998. Ha inoltre escluso l'applicabilità della tutela rafforzata prevista dall'art. 5, comma 5, del medesimo decreto legislativo, poiché i legami familiari indicati con il padre e la sorella non rientravano nella nozione di legame familiare rilevante, corrispondente a quella prevista per il ricongiungimento familiare. Ha affermato che la presenza di una famiglia in Italia non costituisce una garanzia assoluta contro il diniego o la revoca del permesso di soggiorno. Poiché alcune condanne riguardavano reati direttamente ostativi, la relativa valutazione di pericolosità sociale era già stata compiuta dal legislatore e non poteva essere superata né dalla risalenza delle condanne né dalla disponibilità di un'occupazione regolare. Nulla è stato disposto sulle spese della fase cautelare, stante la mancata costituzione del Ministero dell'Interno.

Norme richiamate

  • art. 55 c.p.a.

    Disciplina la domanda cautelare proposta incidentemente nel giudizio amministrativo.

  • art. 9, comma 4, d.lgs. 286/1998

    Prevede una tutela rafforzata per il titolare di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo; tale tutela non è stata ritenuta applicabile perché il titolo richiesto non risultava essere di quel tipo.

  • art. 5, comma 5, d.lgs. 286/1998

    Prevede una tutela rafforzata in presenza di legami familiari rilevanti; il TAR ha escluso che i rapporti con padre e sorella, nelle circostanze accertate, integrassero la nozione normativa pertinente.

  • art. 29 d.lgs. 286/1998

    È assunto quale parametro per individuare la nozione di legame familiare rilevante ai fini della tutela rafforzata.

  • art. 336 c.p.

    Reato oggetto di una delle condanne penali irrevocabili valorizzate come ostative al rinnovo.

  • art. 651 c.p.

    Reato oggetto di una delle condanne penali irrevocabili valorizzate nel provvedimento.

  • art. 110 c.p.

    Norma richiamata in relazione a una delle condanne penali considerate ostative.

  • art. 624-bis c.p.

    Reato contro il patrimonio oggetto di una delle condanne penali irrevocabili considerate ostative.

  • art. 648 c.p.

    Reato oggetto di una condanna penale irrevocabile considerata ostativa.

  • art. 624 c.p.

    Reato oggetto di una condanna penale irrevocabile considerata ostativa.

  • art. 337 c.p.

    Ulteriore reato per il quale risultava una condanna, valorizzata quale indice della tendenza a compiere atti criminosi.

  • art. 186 Codice della strada

    Ulteriore violazione oggetto di condanna, considerata nel quadro complessivo dei precedenti penali.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale presupposto per l'oscuramento dei dati identificativi del ricorrente.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamato, unitamente alla disciplina nazionale, a tutela dei dati personali relativi a condanne penali e reati.

Massime di principio

  • Quando il diniego di rinnovo del permesso di soggiorno si fonda su una condanna per un reato direttamente ostativo, la valutazione della pericolosità sociale è già compiuta dal legislatore e il diniego opera automaticamente, senza che possano superarlo la risalenza della condanna o la disponibilità di un'occupazione regolare.
  • La tutela rafforzata prevista per i titolari di permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo non è applicabile al titolare di un ordinario permesso di soggiorno per lavoro subordinato.
  • La tutela rafforzata collegata ai legami familiari presuppone rapporti riconducibili alla nozione di famiglia rilevante per il ricongiungimento familiare; la mera presenza in Italia di un padre o di una sorella non costituisce, di per sé, uno scudo assoluto contro il diniego o la revoca del permesso di soggiorno.
  • Nel giudizio amministrativo contro il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno, la legittimità del distinto provvedimento prefettizio di espulsione appartiene a un diverso ambito giurisdizionale e non può essere valutata dal TAR nell'ambito di tale controversia.
  • La disponibilità di un recente contratto di lavoro a tempo determinato, considerata insieme a una pluralità di condanne penali susseguitesi nel tempo, non dimostra necessariamente il ravvedimento del cittadino straniero né il suo positivo inserimento sociale ed economico.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelareGiurisdizione e riparto
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
SottomaterieDiniego e revoca per precedenti penaliLegami familiari e radicamento
IstitutiTutela cautelareRiparto di giurisdizioneDiscrezionalità amministrativa e tecnica

Testo integrale

Continua a leggere gratis

Crea il tuo account Trovanorma: leggi il testo integrale della pronuncia, apri l’originale e chiedi all’AI di applicarlo al tuo caso, con ogni fonte citata.

7 giorni di prova · Nessuna carta di credito

Hai già un account? Accedi

La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.

Dal documento al tuo caso

Chiedi a Trovanorma cosa dice per il tuo caso

Descrivi i fatti: Trovanorma trova le norme, la prassi e le sentenze pertinenti, le mette in relazione e cita ogni fonte, che puoi aprire e verificare.