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Parere

Parere n. 241/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 1

Ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, con istanza sospensiva, proposto dal signor -OMISSIS- contro il Comune di -OMISSIS- e nei confronti della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio - Città Metropolitana -OMISSIS- e Province -OMISSIS- (d’ora in poi, solo “Soprintendenza”) per l’annullamento del provvedimento n. 2629/2021 del 16 novembre 2021 di diniego della domanda di concessione edilizia in sanatoria e di tutti i relativi atti presupposti, connessi e conseguenti, incluso il parere negativo rilasciato dalla Soprintendenza in data 2 ottobre 2006, prot. 9301.

Giustizia amministrativa202400050

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. IRicorso straordinario al Presidente della Repubblica

Ricorso straordinario contro il diniego di concessione edilizia in sanatoria n. 2629/2021 e contro il presupposto parere negativo della Soprintendenza del 2 ottobre 2006

Esito

INTERLOCUTORIO

La questione giuridica

Il ricorrente impugna il diniego comunale relativo alla sanatoria, ai sensi dell’art. 31 della legge n. 47/1985, di opere realizzate presso un’unità immobiliare, consistenti nella fusione interna di quattro unità e in più opere esterne, tra cui una veranda in vetro e tettoie in legno, ferro e ondulux. Il Comune aveva rilasciato la concessione n. 1578/2020 per la ristrutturazione interna e aveva negato la sanatoria delle opere esterne, ordinandone la demolizione e la rimessione in pristino ai sensi dell’art. 33 d.P.R. n. 380/2001. Il ricorrente deduce, tra l’altro, difetto e contraddittorietà della motivazione, difetto di istruttoria, irragionevolezza, violazione degli artt. 1, 3, 7 e 8 della legge n. 241/1990, degli artt. 31 e 32 della legge n. 47/1985, degli artt. 10, comma 4, lettera g), 146, comma 7, e 159 del d.lgs. n. 42/2004, nonché dei principi di buon andamento, legittimo affidamento, proporzionalità e ragionevolezza. Contesta inoltre il presupposto parere negativo della Soprintendenza, sostenendo che esso avrebbe riguardato soltanto la tettoia in ferro e ondulux e che il vicolo prospiciente l’edificio, chiuso fin dall’inizio dell’Ottocento, non sarebbe uno spazio aperto di interesse artistico o storico rilevante ai sensi dell’art. 10, comma 4, lettera g), del d.lgs. n. 42/2004. Il secondo motivo denuncia l’ingiustizia manifesta e la violazione dei principi europei e costituzionali di certezza del diritto, proporzionalità, affidamento e ragionevolezza, nonché dell’art. 1 del Protocollo n. 1 CEDU.

Il parere

La Sezione non decide né le questioni preliminari né il merito del ricorso e non decide neppure l’istanza cautelare. Ritiene indispensabile acquisire chiarimenti documentati dal Comune e dal Ministero della cultura sulla precisa individuazione delle opere comprese nella concessione n. 1578/2020 e di quelle ancora da sanare, nonché sulla loro eventuale regolarizzabilità. Occorre in particolare verificare se la domanda di condono riguardasse opere distinte — fusione interna, veranda in vetro, tettoia in legno e tettoia in ferro e ondulux — oppure se l’amministrazione abbia effettuato una valutazione unitaria. Devono inoltre essere chiariti il contenuto effettivo del parere soprintendentizio del 2 ottobre 2006 e la sua riferibilità alle singole opere, nonché la circostanza storica e giuridica relativa alla chiusura del vicolo e alla sua eventuale qualificazione come spazio aperto di interesse artistico o storico ai sensi dell’art. 10, comma 4, lettera g), del d.lgs. n. 42/2004. Il Comune deve trasmettere una relazione istruttoria documentata al Ministero entro 20 giorni dalla comunicazione del parere, inviandone copia al ricorrente, che può presentare osservazioni nei successivi 10 giorni. Il Ministero deve poi trasmettere alla Sezione, entro 40 giorni dal ricevimento della relazione comunale e delle osservazioni, una relazione integrativa documentata, previamente comunicata al ricorrente per eventuali ulteriori deduzioni. L’affare è rinviato a un’adunanza del secondo trimestre 2026.

Osservazioni

Individuazione delle opere sanate e da sanare

Devono essere chiarite documentalmente quali opere risultino comprese nella concessione edilizia n. 1578/2020 e quali siano ancora oggetto della domanda di condono e del diniego impugnato.

Valutazione distinta o unitaria delle opere esterne

Le amministrazioni devono precisare se veranda in vetro, tettoia in legno e tettoia in ferro e ondulux siano state esaminate separatamente oppure mediante una valutazione unitaria di tutte le opere.

Portata del parere della Soprintendenza del 2 ottobre 2006

Occorre chiarire a quali manufatti si riferisca effettivamente il parere negativo soprintendentizio e se esso abbia negato l’autorizzazione paesaggistica soltanto per la tettoia in ondulux oppure anche per la veranda e la tettoia in legno.

Regolarizzabilità delle opere residue

Il Comune e il Ministero devono indicare quali opere non ancora sanate siano suscettibili di regolarizzazione, alla luce delle loro caratteristiche costruttive e del vincolo paesaggistico.

Natura del vicolo prospiciente il fabbricato

Devono essere verificati e documentati sia l’assunto secondo cui il vicolo sarebbe chiuso sin dall’inizio dell’Ottocento sia la circostanza che esso non costituisca uno spazio aperto di interesse artistico o storico ai sensi dell’art. 10, comma 4, lettera g), del d.lgs. n. 42/2004.

Adempimenti istruttori e contraddittorio

Il Comune deve trasmettere la relazione al Ministero entro 20 giorni, con contestuale comunicazione al ricorrente; il Ministero deve depositare la relazione integrativa entro 40 giorni dal ricevimento, assegnando al ricorrente almeno 15 giorni per osservazioni e controdeduzioni.

Norme richiamate

  • d.P.R. 1199/1971

    Disciplina il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, nell’ambito del quale la Sezione svolge l’istruttoria consultiva.

  • art. 31 legge n. 47/1985

    È la disposizione invocata per la domanda di condono edilizio relativa alle opere abusive.

  • art. 32 legge n. 47/1985

    È richiamato con riferimento alla valutazione del vincolo ambientale e ai precedenti pareri comunali sulle opere esterne.

  • art. 33 d.P.R. n. 380/2001

    È posto a fondamento dell’ordine rivolto all’attuale proprietario di demolire le opere abusive e ripristinare lo stato dei luoghi.

  • art. 10, comma 4, lettera g), d.lgs. n. 42/2004

    La sua applicazione dipende dalla verifica se il vicolo prospiciente il fabbricato costituisca uno spazio aperto di interesse artistico o storico.

  • art. 146, comma 7, d.lgs. n. 42/2004

    È richiamato dal ricorrente in relazione al procedimento di autorizzazione paesaggistica.

  • art. 159 d.lgs. n. 42/2004

    È richiamato dal ricorrente in relazione alla disciplina paesaggistica applicabile.

  • artt. 1, 3, 7 e 8 legge n. 241/1990

    Sono invocati con riferimento ai principi generali dell’azione amministrativa, all’obbligo di motivazione e alle garanzie partecipative.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. n. 196/2003

    È richiamato a fondamento dell’oscuramento delle generalità e degli altri dati identificativi del ricorrente.

  • art. 9, paragrafo 1, regolamento (UE) 2016/679

    È richiamato, unitamente all’art. 52 del d.lgs. n. 196/2003, per la tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento dei dati.

Massime di principio

  • Nel ricorso straordinario, quando la decisione dipende dalla precisa individuazione delle opere oggetto di sanatoria e dalla loro distinta qualificazione, il Consiglio di Stato può disporre un supplemento istruttorio prima di pronunciarsi in rito, nel merito e sulla domanda cautelare.
  • Quando un provvedimento di diniego riguarda una pluralità di opere edilizie potenzialmente autonome per caratteristiche costruttive e regime paesaggistico, l’amministrazione deve chiarire se esse siano state esaminate separatamente o unitariamente e deve correlare la motivazione alla specifica opera interessata.
  • La portata di un parere paesaggistico negativo deve essere ricostruita in modo puntuale, verificando a quali manufatti esso si riferisca e quali caratteristiche — materiali, precarietà, modalità di ancoraggio e incidenza visiva — abbiano determinato il giudizio di incompatibilità.
  • Quando il ricorrente contesta la qualificazione storico-culturale o paesaggistica dell’area interessata, l’amministrazione deve fornire un accertamento documentato sui presupposti fattuali del vincolo e sulla riconducibilità dell’area alla specifica fattispecie normativa applicata.
  • Nel procedimento consultivo, gli incombenti istruttori devono essere organizzati assicurando la conoscibilità degli atti e la possibilità per il ricorrente di formulare osservazioni e controdeduzioni prima della relazione integrativa dell’amministrazione.

Diniego di condono edilizio e ordine di demolizione

Il parere riguarda un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica proposto dal proprietario di un’unità immobiliare contro il diniego comunale della sanatoria edilizia e contro il presupposto parere negativo della Soprintendenza. Il diniego concerne opere realizzate in area sottoposta a vincolo paesaggistico, mentre il Comune ha ordinato la demolizione e la rimessione in pristino ai sensi dell’art. 33 del d.P.R. n. 380/2001.

Premesse fattuali

La domanda di condono era stata presentata nel 1986 ai sensi dell’art. 31 della legge n. 47/1985 e riguardava sia opere interne, consistenti nella fusione di quattro unità immobiliari e nella modifica delle murature, sia opere esterne. Queste ultime sono state rappresentate come una veranda in vetro, una tettoia in legno e una tettoia in ferro e ondulux.

Il Comune ha successivamente rilasciato la concessione edilizia n. 1578/2020 per la ristrutturazione interna con fusione delle unità immobiliari, ma ha adottato il provvedimento n. 2629/2021 per negare la sanatoria delle opere esterne e imporne la demolizione. Il diniego richiama il parere negativo della Soprintendenza del 2 ottobre 2006, secondo cui il manufatto non sarebbe compatibile con i valori paesaggistico-ambientali tutelati, con i criteri di gestione del centro storico e con gli obiettivi di qualità paesaggistica.

Motivi del ricorso

Il ricorrente deduce il difetto e la contraddittorietà della motivazione, il difetto di istruttoria, l’irragionevolezza e l’ingiustizia manifesta, nonché la violazione della legge n. 241/1990, degli artt. 31 e 32 della legge n. 47/1985 e delle disposizioni del d.lgs. n. 42/2004 richiamate nel ricorso.

Sostiene che le opere avrebbero dovuto essere esaminate separatamente. Secondo la ricostruzione tecnica prodotta, soltanto la tettoia in ferro e ondulux sarebbe stata oggetto del parere negativo soprintendentizio, mentre la veranda in vetro e la tettoia in legno avrebbero ricevuto valutazioni favorevoli comunali. Il ricorrente contesta inoltre che il vicolo prospiciente l’edificio possa rientrare nella nozione di spazio aperto di interesse artistico o storico prevista dall’art. 10, comma 4, lettera g), del d.lgs. n. 42/2004, sostenendo che esso sarebbe chiuso fin dall’inizio dell’Ottocento.

Con un secondo gruppo di censure lamenta la violazione dei principi di certezza del diritto, proporzionalità, legittimo affidamento e ragionevolezza, oltre che degli artt. 3 e 97 Cost. e dell’art. 1 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Necessità dell’istruttoria

La Sezione ritiene che gli atti non consentano ancora di stabilire con sufficiente certezza quali opere siano state effettivamente sanate con la concessione n. 1578/2020 e quali siano ancora da regolarizzare. Non è inoltre chiaro se il Comune e la Soprintendenza abbiano considerato i diversi manufatti autonomamente oppure abbiano effettuato una valutazione complessiva e unitaria.

La necessità di chiarimenti è rafforzata dalla relazione integrativa del Ministero della cultura, che riconosce la distinzione visiva e costruttiva tra la tettoia in legno e quella in ondulux, ma non chiarisce definitivamente la portata del parere soprintendentizio. Occorre quindi verificare se il diniego paesaggistico riguardi soltanto la copertura in ondulux oppure anche la veranda e la tettoia in legno.

Incombenti disposti

La Sezione dispone che:

  • il Comune trasmetta al Ministero una relazione istruttoria documentata entro 20 giorni dalla comunicazione del parere, inviandone contemporaneamente copia al ricorrente;
  • il ricorrente possa formulare osservazioni e controdeduzioni entro i successivi 10 giorni;
  • il Ministero trasmetta alla Sezione, entro 40 giorni dal ricevimento della relazione comunale e delle eventuali osservazioni, una relazione integrativa documentata;
  • la relazione ministeriale sia previamente comunicata al ricorrente, al quale deve essere assegnato un termine non inferiore a 15 giorni per eventuali ulteriori osservazioni o controdeduzioni.

Devono essere chiariti anche i presupposti fattuali dell’applicazione dell’art. 10, comma 4, lettera g), del d.lgs. n. 42/2004, verificando se il vicolo sia stato chiuso sin dall’inizio dell’Ottocento e se costituisca o meno uno spazio aperto di interesse artistico o storico.

Esito del parere

La Sezione rinvia ogni decisione in rito e nel merito e rinvia anche la decisione sulla domanda cautelare. L’affare sarà nuovamente trattato in un’adunanza da fissarsi nel secondo trimestre del 2026. Il parere ha pertanto natura interlocutoria e istruttoria, senza alcuna anticipazione della decisione finale sulla legittimità del diniego di sanatoria e dell’ordine di demolizione.

Come è indicizzato

MaterieSanatoria e condono edilizioAbusi edilizi e sanzioniVincoli e piani paesaggisticiRicorso straordinario al Presidente della Repubblica
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazionePartecipazione procedimentaleDiscrezionalità amministrativa e tecnica

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