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Cassazione Civile, Ordinanza n. 12870/2023 del 11/05/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un dipendente pubblico aveva partecipato a una procedura di mobilità volontaria per il conferimento di un posto dirigenziale nell’area delle professioni sanitarie. In primo grado chiedeva, in via principale, l’accertamento della propria idoneità alla mobilità in entrata; in subordine la rinnovazione della prova di selezione; in ulteriore subordine il risarcimento dei danni da perdita di chance e da mancato riconoscimento dell’idoneità. La corte territoriale aveva ritenuto che, per la mobilità ex art. 30 d.lgs. 165/2001 vigente ratione temporis, fosse necessario anche il consenso dell’amministrazione di destinazione e che, nel caso concreto, tale consenso mancasse; aveva inoltre escluso violazioni di correttezza e buona fede e la conseguente responsabilità risarcitoria. Con il ricorso per cassazione il lavoratore deduceva: 1) violazione dell’art. 30 d.lgs. 165/2001, sostenendo che, quando il posto è coperto mediante mobilità preventiva rispetto a nuove assunzioni, il consenso dell’amministrazione di destinazione sarebbe assorbito e il previo esperimento della mobilità sarebbe obbligatorio; 2) violazione dell’art. 30 d.lgs. 165/2001 e dell’art. 1175 c.c. per illegittimità del regolamento aziendale che attribuiva peso prevalente al colloquio e prevedeva un giudizio soggettivo, oltre al parere favorevole dell’amministrazione; 3) violazione degli stessi parametri per omessa valutazione di titoli e pubblicazioni e per l’asserita irregolarità del giudizio di inidoneità; 4) violazione dell’art. 2043 c.c. per il diniego del risarcimento dei danni conseguenti alla mancata idoneità.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale. Ha ritenuto infondato il primo motivo, affermando che la mobilità volontaria tra amministrazioni pubbliche, nella disciplina applicabile al caso, integra una cessione del contratto che richiede il consenso di tutte le parti, compresa l’amministrazione di destinazione, e che il bando può legittimamente subordinare il perfezionamento del passaggio al possesso di specifiche competenze o a un punteggio minimo; nel caso concreto, pertanto, l’assenza del consenso impediva il sorgere del diritto al trasferimento. Ha dichiarato inammissibili il secondo e il terzo motivo per difetto di specificità e autosufficienza, poiché il ricorso non riportava adeguatamente il contenuto essenziale del regolamento, dell’avviso di mobilità e del provvedimento di inidoneità, impedendo il controllo di legittimità. Ha rigettato anche il quarto motivo, perché meramente consequenziale ai precedenti e privo di autonome censure. Il ricorso incidentale condizionato dell’amministrazione è stato assorbito. Il ricorrente principale è stato condannato alle spese del giudizio di legittimità e agli ulteriori oneri di legge.

Norme richiamate

  • art. 30 d.lgs. n. 165 del 2001

    testo vigente ratione temporis prima delle modifiche del 2014; richiamato anche il comma 2-bis come non applicabile al caso

    La mobilità volontaria tra pubbliche amministrazioni richiede il consenso delle parti coinvolte, incluso quello dell’amministrazione di destinazione; il bando può subordinare il passaggio al possesso di requisiti e competenze professionali accertati. L’assenza del consenso o del punteggio minimo impedisce il perfezionamento del trasferimento.

  • art. 1175 c.c.

    Invocato dal ricorrente per sostenere la violazione di correttezza e buona fede; la Corte non accoglie la censura, ritenendo insussistente una condotta contraria a correttezza e buona fede da parte dell’amministrazione.

  • art. 2043 c.c.

    La domanda risarcitoria è stata rigettata perché priva di autonoma specificità e comunque priva del presupposto dell’illegittimità della condotta amministrativa accertata nei motivi precedenti.

  • art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6

    Il ricorso deve indicare in modo chiaro e completo il contenuto essenziale degli atti e dei documenti rilevanti; la sua inosservanza rende inammissibile la censura che non consenta alla Corte il controllo richiesto.

  • art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4

    L’onere di deposito e specifica indicazione degli atti e documenti rilevanti è funzionale alla verifica della fondatezza delle censure in sede di legittimità.

  • art. 97 Cost.

    Richiamato a sostegno dell’interpretazione della mobilità che richiede la verifica delle competenze professionali, per non compromettere efficienza e buon andamento della pubblica amministrazione.

  • art. 13 comma 1-quater d.P.R. 115 del 2002

    La Corte dà atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato a carico del ricorrente soccombente.

Massime di principio

  • La mobilità volontaria tra pubbliche amministrazioni, nella disciplina applicabile prima delle modifiche del 2021, non si perfeziona automaticamente per il solo fatto che un posto sia coperto mediante passaggio diretto: occorre il consenso dell’amministrazione di destinazione e la verifica del possesso delle competenze richieste dal bando.
  • Se il bando di mobilità subordina il passaggio al conseguimento di un punteggio minimo o al superamento di una valutazione comparativa, il mancato raggiungimento di tale soglia impedisce di ritenere espresso il consenso dell’amministrazione procedente.
  • In cassazione le censure che investono regolamenti, avvisi di selezione o provvedimenti amministrativi devono riportare in modo specifico il contenuto essenziale degli atti rilevanti; in mancanza, il motivo è inammissibile per difetto di autosufficienza.
  • La domanda di risarcimento collegata all’illegittimità della procedura selettiva non può essere accolta se i motivi che contestano la legittimità dell’operato amministrativo sono infondati o inammissibili e non è dedotta una autonoma e specifica violazione di correttezza o buona fede.
  • Nel giudizio di legittimità il controllo della Corte non può svolgersi in astratto sui criteri di selezione, ma richiede la puntuale trascrizione o allegazione degli atti su cui le censure si fondano, affinché sia verificabile la rilevanza delle doglianze.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiBuona fede e correttezzaOnere della prova

Testo integrale

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