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Cassazione Civile, Ordinanza n. 19175/2025 del 12/07/2025

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (lavoratrice)

La controversia

La controversia nasce dalla successione di contratti di lavoro a tempo determinato intercorsi tra una lavoratrice e un ente regionale dal 1° luglio 2011 al 30 giugno 2017. La Corte d'appello aveva confermato sia il risarcimento del danno per abusivo ricorso al termine, sia la ricostruzione della carriera con riconoscimento dell'anzianità maturata prima dell'assunzione a tempo indeterminato. L'ente ha proposto ricorso per cassazione con due motivi: (1) violazione dell'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001, della L.R. Puglia n. 3/2010 e dell'art. 28, comma 2, d.lgs. 81/2015, sostenendo che l'intervenuta assunzione a tempo indeterminato avrebbe avuto effetto sanante e avrebbe dovuto escludere il risarcimento; (2) violazione della clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato e dell'art. 97 Cost., sostenendo che il personale a termine sarebbe stato già compensato con un elemento retributivo aggiuntivo e che la ricostruzione di carriera non poteva prescindere dalla diversa modalità di reclutamento e dal mancato superamento di un concorso pubblico.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la successiva assunzione a tempo indeterminato non elimina il diritto al risarcimento del danno quando non sia strettamente correlata alla reiterazione abusiva dei contratti a termine e non costituisca l'esito di misure specificamente dirette a superare il precariato; nel caso concreto l'assunzione era avvenuta in base a un diritto di precedenza legato al numero di giornate lavorate, non come stabilizzazione conseguente ai contratti a termine. Ha ritenuto infondato anche il secondo motivo perché la clausola 4 dell'accordo quadro impone, per le mansioni identiche, la valorizzazione dell'anzianità maturata a termine ai fini della progressione economica e di carriera; la sola diversa modalità di reclutamento non basta a giustificare un trattamento deteriore, mentre la doglianza sull'elemento retributivo aggiuntivo è stata reputata nuova e quindi inammissibile. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese e distrazione in favore dei difensori antistatari; è stato inoltre dato atto dell'obbligo dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c.

    Indicato come parametro di deduzione dei motivi di ricorso per violazione di legge.

  • art. 36, comma 5, d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165

    Richiamato dalla ricorrente per sostenere che la stabilizzazione avrebbe dovuto escludere il risarcimento; la Corte ne nega l'effetto sanante nel caso concreto.

  • L.R. Puglia 25 febbraio 2010, n. 3, art. 12, comma 2, lett. b)

    Norma regionale che prevedeva l'assunzione a tempo indeterminato degli operai stagionali forestali con almeno 181 giornate lavorative, sulla base del diritto di precedenza, indipendentemente dall'abusiva reiterazione dei contratti a termine.

  • art. 28, comma 2, d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81

    Richiamato nel primo motivo come norma asseritamente violata; la Corte non ne ravvisa la violazione nei termini prospettati.

  • clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla direttiva 1999/70/CE

    Ha applicazione diretta e impone di riconoscere al lavoratore a termine, per identiche mansioni, la medesima anzianità utile alla progressione stipendiale e di carriera prevista per il dipendente assunto a tempo indeterminato.

  • direttiva 1999/70/CE

    È richiamata quale fonte dell'accordo quadro e del principio di non discriminazione tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato.

  • art. 97 Cost.

    Invocato dalla ricorrente, ma non ritenuto idoneo a giustificare la diversa valorizzazione dell'anzianità di servizio rispetto al personale di ruolo.

  • art. 5, comma 4-quinquies, d.lgs. 6 settembre 2001, n. 368

    Richiamato come base del diritto di precedenza su cui si è fondata l'assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice.

  • art. 1, comma 40, l. 24 dicembre 2007, n. 247

    Indicata come norma di inserimento del diritto di precedenza nel d.lgs. 368/2001.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

    Applicato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • Cass., Sez. Un., n. 5072 del 15 marzo 2016

    Richiamata come decisione-cardine sui criteri di liquidazione del danno cd. comunitario da abusivo ricorso al termine nella pubblica amministrazione.

  • Cass., Sez. L, n. 27882 del 3 ottobre 2023

    Richiamata per affermare che l'efficacia sanante dell'immissione in ruolo richiede un collegamento diretto con la successione dei contratti a termine.

  • Cass., Sez. L, n. 14815 del 27 maggio 2021

    Richiamata per precisare che la stabilizzazione esclude il risarcimento solo se costituisce esito di misure specificamente volte a superare il precariato e non una mera agevolazione.

  • Cass., Sez. L, n. 3473 del 6 febbraio 2019

    Richiamata a sostegno del principio di non discriminazione nella valorizzazione dell'anzianità dei lavoratori a termine.

  • Cass., Sez. L, n. 15231 del 16 luglio 2020

    Richiamata in continuità con il principio per cui l'anzianità maturata a termine va riconosciuta ai fini della progressione professionale se le mansioni sono identiche.

  • Cass., Sez. L, n. 30784 del 2 dicembre 2024

    Richiamata in senso conforme al principio di parità di trattamento tra lavoratori a termine e a tempo indeterminato per mansioni equivalenti.

  • Cass., Sez. U, n. 4315 del 20 febbraio 2020

    Richiamata per gli effetti processuali collegati all'accertamento del contributo unificato aggiuntivo.

Massime di principio

  • La successiva assunzione a tempo indeterminato del lavoratore pubblico assunto a termine non elimina automaticamente il diritto al risarcimento del danno da abusivo ricorso al contratto a termine; l'effetto sanante opera solo se la stabilizzazione è strettamente collegata alla reiterazione abusiva e costituisce misura specificamente volta a superare quel precariato.
  • L'accertamento dell'effetto sanante della stabilizzazione richiede un nesso causale diretto tra la successione dei contratti a termine e l'immissione in ruolo; non basta una mera agevolazione o una causa di assunzione autonoma rispetto all'abuso.
  • La clausola 4 dell'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato impone, per mansioni identiche, la valorizzazione dell'anzianità maturata con contratti a termine ai fini della progressione stipendiale e di carriera, in applicazione del principio di non discriminazione.
  • La sola diversa modalità di reclutamento, senza elementi concreti di differenziazione nelle mansioni o nelle condizioni di lavoro, non è idonea a giustificare un trattamento deteriore del lavoratore a termine rispetto al dipendente assunto ab origine a tempo indeterminato.
  • In cassazione non possono essere introdotte per la prima volta questioni fattuali o difensive nuove rispetto a quelle trattate nei gradi di merito, come la deduzione di specifici elementi retributivi se non risulta già prospettata in causa.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezzaNullità

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