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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 21525/2023 del 20/07/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento dell'inquadramento nel terzo livello dirigenziale e le relative differenze retributive dal giugno 2010, fondando la pretesa su una conciliazione del 2005 e sul successivo contratto individuale. L'ARER aveva revocato la conciliazione nel 2010 per presunte irregolarità. In sede processuale il nodo era se al rapporto di lavoro del personale ARER dovesse applicarsi la disciplina del lavoro pubblico contrattualizzato (con i vincoli e i limiti tipici del pubblico impiego, ivi compreso l'art. 52 d.lgs. 165/2001) oppure una disciplina privatistica in quanto l'ente è qualificato come "ente pubblico economico" dalla legge regionale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Mari. Ha confermato l'interpretazione della Corte d'appello secondo cui, nonostante la qualificazione di ARER come ente pubblico economico, la legge regionale istitutiva (l.r. n.30/1999) e la successiva l.r. n.2/2018 hanno previsto per il personale l'applicazione dello "status giuridico" e delle norme contrattuali del pubblico impiego (regime pubblicistico/contrattualizzato). Di conseguenza la conciliazione/accordo che riconosceva un superiore inquadramento in contrasto con le regole imperative del lavoro pubblico (in particolare i limiti dell'art. 52 d.lgs. 165/2001) è stata ritenuta infirmata da nullità e la pretesa del ricorrente non è stata accolta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio di legittimità (ammontare indicato in dispositivo) e degli oneri connessi.

Norme richiamate

  • Legge regionale Valle d'Aosta n. 30/1999

    art. 1, comma 2; art. 18 (formulazione originaria)

    Qualifica l'ARER come "ente pubblico economico" ma contiene una clausola che, per il personale, rimanda allo "status giuridico e alle norme contrattuali vigenti" (ossia al regime in vigore per lo IACP), determinando l'applicazione provvisoria della disciplina del pubblico impiego ai rapporti di lavoro.

  • Legge regionale Valle d'Aosta n. 2/2018

    art. 16, comma 5 (e comma 6 per l'abrogazione del previgente art.18)

    Rende stabile il richiamo alla disciplina del lavoro pubblico contrattualizzato per il personale ARER, affermando che il contratto collettivo regionale del comparto unico "continua a trovare applicazione" al personale ARER, confermando l'applicazione delle norme pubblicistiche.

  • Costituzione della Repubblica Italiana

    Richiama i principi di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione pubblica; utilizzato per giustificare che l'inquadramento e le funzioni dirigenziali nel settore pubblico debbano rispettare i vincoli normativi e procedurali previsti per il pubblico impiego.

  • D.lgs. n. 165/2001

    Stabilisce i limiti e le condizioni per il riconoscimento dell'inquadramento superiore per lo svolgimento di fatto di mansioni non corrispondenti alla qualifica; impone che riconoscimenti sostanziali contrari alle norme imperative del pubblico impiego possano essere nulli, e dunque una conciliazione che attribuisca trattamento economico o inquadramento non consentito può essere invalida.

  • D.lgs. n. 29/1993

    art. 1, comma 2 (richiamato)

    Richiama la qualificazione degli IACP tra le amministrazioni pubbliche, utile per ricostruire il regime applicabile al personale al momento della trasformazione in ARER.

  • Codice di procedura civile

    art. 360, nn. 3 e 5; art. 345

    Art. 360 nn. 3 e 5 indicano i motivi di ricorso per cassazione (violazione di norme di diritto e omissione di esame di fatto decisivo). Art. 345 consente al giudice d'appello di rilevare d'ufficio nullità del contratto quando la validità del rapporto è questione costitutiva della domanda.

  • Legge 7 agosto 2012, n. 134 (conversione d.l. 22 giugno 2012, n. 83)

    modifica ratione temporis dell'art. 360 c.p.c.

    Modifica i limiti soggettivi e oggettivi delle censure proponibili in Cassazione, richiedendo che l'omesso esame di fatto decisivo denunciato riguardi fatti dibattuti tra le parti.

  • D.P.R. n. 115/2002

    Norma processuale relativa al contributo unificato e alle condizioni per il versamento di un importo aggiuntivo; la sentenza registra l'esistenza dei presupposti per l'applicazione della norma.

Massime di principio

  • La qualificazione formale dell'ente come "ente pubblico economico" non è automaticamente decisiva per escludere l'applicazione della disciplina del pubblico impiego: bisogna leggere la normativa istitutiva regionale e le disposizioni transitorie che stabiliscono quale regime si applichi al personale.
  • Se la legge regionale dispone che al personale continua ad applicarsi lo "status giuridico" e le "norme contrattuali vigenti" in capo al precedente ente pubblico, il rapporto sarà soggetto alla disciplina pubblicistica nonostante la veste di ente economico.
  • Accordi conciliativi o contratti individuali che attribuiscano inquadramenti o trattamenti incompatibili con norme imperative del pubblico impiego (es. art. 52 d.lgs. 165/2001) possono essere nulli e quindi inutili per ottenere il riconoscimento di status o retribuzioni non consentiti.
  • La nullità di atti (conciliativi o contrattuali) che contrastano norme inderogabili del pubblico impiego può essere rilevata d'ufficio dal giudice anche in appello, se la questione attiene ai fatti costitutivi della domanda.
  • Prima di fondare una pretesa su una conciliazione o su un accordo, verificare: a) il regime normativo applicabile al rapporto (statuto/legge regionale); b) l'esistenza e la portata di norme imperative che disciplinano inquadramenti dirigenziali e riconoscimenti di fatto; c) la validità procedurale della conciliazione (es. competenza dei collegi, rispetto delle norme pubblicistiche).
  • In sede di impugnazione, l'interesse ad appellare e la questione della soccombenza devono essere valutati secondo effetti materiali pregiudizievoli; chi impugna una sentenza deve dimostrare che la pronuncia arreca concreti effetti sfavorevoli.

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