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Cassazione Civile, Ordinanza n. 26154/2024 del 07/10/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce da un'ordinanza ingiunzione con cui la Provincia aveva richiesto il pagamento di una sanzione per il superamento, riscontrato dall'ARPA in un impianto di depurazione comunale, del limite di scarico di azoto ammoniacale previsto dalla tabella 3 dell'Allegato 5 alla parte terza del d.lgs. 152/2006. I destinatari dell'ordinanza avevano opposto che il parametro non fosse applicabile, perché l'impianto trattava soltanto reflui domestici e acque meteoriche di dilavamento, senza reflui industriali, e perché il superamento era avvenuto in una situazione eccezionale dovuta a un guasto meccanico in corso di ripristino. Il Tribunale e poi la Corte d'appello avevano accolto l'opposizione, ritenendo applicabile solo la tabella 1 dell'Allegato 5. In Cassazione la Provincia ha dedotto, con due motivi, violazione degli artt. 74 e 133 d.lgs. 152/2006, delle prescrizioni dell'Allegato 5 e degli artt. 2697 e 2721 c.c., sostenendo che i reflui urbani di un agglomerato debbano presumersi misti e quindi soggetti alla tabella 3, nonché violazione degli artt. 12 e 14 della direttiva regionale sarda sugli scarichi, assumendo che per gli impianti superiori a 2000 A.E. dovesse comunque applicarsi la tabella 3. I controricorrenti hanno proposto anche ricorso incidentale condizionato su questioni rimaste assorbite.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso principale della Provincia e ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale condizionato dei controricorrenti. Ha confermato che, nel caso concreto, l'impianto trattava soltanto acque reflue domestiche e meteoriche di dilavamento, senza prova della presenza di reflui industriali; pertanto non era applicabile la tabella 3 dell'Allegato 5, ma solo la tabella 1. La Corte ha inoltre escluso che potessero prevalere le prescrizioni della direttiva regionale o quelle contenute nell'autorizzazione allo scarico, poiché la sanzione era stata contestata ex art. 133, comma 1, d.lgs. 152/2006 per violazione dei limiti tabellari, e non per violazione di prescrizioni autorizzative. Il ricorso incidentale è stato dichiarato inammissibile perché proposto da parte risultata totalmente vittoriosa in appello e dunque priva della necessaria soccombenza. Le spese sono state poste a carico della ricorrente principale, con ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 74 d.lgs. 152/2006

    comma 1, lett. g), h), i), n

    Le diverse categorie di acque reflue sono distinte in modo normativo e relazionale: domestiche, industriali e urbane. Le acque reflue urbane comprendono le domestiche o il miscuglio di domestiche, industriali e meteoriche convogliate in rete fognaria e provenienti da agglomerato.

  • art. 133, comma 1, d.lgs. 152/2006

    La sanzione irrogata nel caso concreto era fondata sulla violazione dei parametri tabellari dell'Allegato 5.

  • art. 133, comma 3, d.lgs. 152/2006

    Richiamato solo per distinguere la diversa ipotesi di violazione delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione allo scarico, non posta a base dell'ordinanza impugnata.

  • Allegato 5 alla parte terza del d.lgs. 152/2006

    tabella 1; tabella 3; nota 2

    Per gli scarichi di soli reflui domestici e acque meteoriche di dilavamento si applica la tabella 1; la tabella 3 opera per scarichi che convogliano anche reflui industriali.

  • artt. 2697, 2721 e ss. c.c.

    Richiamati dalla ricorrente per l'onere della prova e la prova per testimoni/presunzioni; la Corte ha ritenuto non provata in fatto la presenza di reflui industriali.

  • artt. 12 e 14 della Direttiva Regione Autonoma della Sardegna n. 69/25 del 10 dicembre 2008

    Non trovano applicazione in senso contrastante con la disciplina primaria statale; non possono imporre la tabella 3 quando l'impianto tratta solo reflui domestici e meteorici.

  • art. 380 bis.1 c.p.c.

    Richiamato per il deposito della memoria in prossimità dell'adunanza camerale.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    Applicato per dare atto dell'obbligo di versamento dell'ulteriore contributo unificato a carico della ricorrente principale.

  • art. 1, comma 17, L. 228/2012

    Richiamato quale fonte dell'integrazione del testo unico spese di giustizia che prevede l'ulteriore contributo unificato in caso di rigetto.

Massime di principio

  • Nel regime degli scarichi disciplinato dal d.lgs. 152/2006, la qualificazione del refluo va compiuta in base alla natura effettiva delle acque convogliate e non solo alla provenienza formale dello scarico; se l'impianto tratta esclusivamente reflui domestici e acque meteoriche di dilavamento, non si applicano i limiti previsti per i reflui industriali.
  • La tabella 3 dell'Allegato 5 opera per gli scarichi che convogliano anche acque reflue industriali provenienti da agglomerato; in difetto di tale componente, trova applicazione la tabella 1.
  • Quando la sanzione amministrativa è contestata per violazione dei limiti tabellari, non è decisivo che nell'autorizzazione allo scarico siano richiamati limiti più severi, se la fattispecie concreta non ricade nel relativo presupposto normativo primario.
  • La presenza di reflui industriali nell'impianto non può essere affermata in via automatica o meramente presuntiva sulla sola base della dimensione dell'agglomerato o del sistema fognario; occorre che il fatto risulti provato nel giudizio di merito.
  • Il ricorso incidentale condizionato è inammissibile quando è proposto dalla parte rimasta integralmente vittoriosa nel giudizio di appello, poiché manca il presupposto della soccombenza.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributario
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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