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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42170/2024 del 18/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione per violazione di legge e vizio di motivazione in materia di reato continuato: il ricorrente contestava che la Corte d'appello, nel rideterminare la pena in esito al rinvio dalla Cassazione, avesse trattato indiscriminatamente come "assolutamente equivalenti" due reati satellite (capo C: acquisto, trasporto e detenzione per cessione di 25 kg di marijuana; capo D: detenzione a fini di cessione di un quantitativo imprecisato di hashish) senza motivare distintamente l'aumento di pena per ciascun reato, in violazione dei principi delle Sezioni Unite (cd. Pizzone) che impongono la motivazione separata e la quantificazione distinta degli aumenti per i reati satellite.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che la Corte territoriale avesse fornito motivazione congrua e distinta rispetto alle connotazioni criminologiche dei singoli reati, ritenendoli equivalenti alla luce di elementi quali gli ingenti quantitativi importati, la destinazione alla distribuzione, la partecipazione in contesto camorristico e di traffico internazionale di stupefacenti, la posizione di vertice dell'imputato e la recidiva specifica aggravata dall'art. 416-bis cp. Il giudice di merito aveva applicato aumenti pari a 1 anno e 6 mesi per ciascun capo satellite e quantificato la pena complessiva (in accoglimento parziale del criterio di continuazione) portando la pena finale complessiva a 14 anni di reclusione. Il ricorso è pertanto stato dichiarato infondato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • d.P.R. 309/1990, art. 74

    Usata per individuare il reato ritenuto più grave nell'ambito della continuazione (reato più grave che determina la determinazione di parametro principale della pena).

  • d.P.R. 309/1990, art. 73, commi 1 e 6

    Norme sostanziali in tema di detenzione, acquisto e cessione di sostanze stupefacenti contestate; fondamentali per la qualificazione delle condotte valutate ai fini della pena.

  • d.P.R. 309/1990, art. 80, comma 2

    Riferimento normativo utilizzato nella quantificazione delle pene per i reati di stupefacenti; richiamato nel complesso motivazionale per la determinazione del trattamento sanzionatorio.

  • Legge 203/1991, art. 7 (aggravante)

    Aggravante applicata a uno o più capi di imputazione e considerata nella determinazione della pena.

  • Legge 146/2006, artt. 3 e 4 (aggravanti)

    Aggravanti richiamate nel capo di imputazione e valorizzate nella valutazione della responsabilità e nella determinazione del quantum sanzionatorio.

  • Codice penale, art. 416-bis, comma 1

    Circostanza aggravante (associazione mafiosa o contesto camorristico) ritenuta sussistente e considerata dalla Corte come elemento che accresce la gravita' delle condotte e giustifica maggiori aumenti di pena.

  • Codice di procedura penale, art. 442

    Richiamato in relazione alla riduzione della pena; la Corte di Cassazione in precedente aveva censurato la mancata specificazione del calcolo della riduzione ai sensi di tale norma e la Corte d'appello era tenuta a esplicitare il percorso motivazionale sul calcolo della riduzione.

  • Codice penale, art. 81

    Richiamato come limite e criterio di proporzionalità nella composizione delle pene e nel rapporto tra le pene individuali e l'aumento per continuazione; la Corte ha verificato il rispetto dei limiti posti da tale norma.

  • Sezioni Unite (cd. Pizzone) / Sentenza Sez. U. n. 47127 del 24/06/2021 (Rv. 282269)

    Principio giurisprudenziale secondo cui, nella reato continuato, il giudice deve calcolare e motivare distintamente l'aumento di pena per ciascun reato satellite; il grado di dettaglio motivazionale richiesto è proporzionale all'entità dell'aumento e deve consentire di verificare la proporzionalità fra le pene e il rispetto dei limiti di cumulo.

Massime di principio

  • In caso di reato continuato il giudice deve esplicitare il percorso motivazionale per la determinazione della pena complessiva e, in particolare, motivare l'aumento di pena riferito a ciascun reato satellite; tale motivazione può essere sintetica ma deve consentire la verifica della proporzionalità.
  • Se il giudice ritiene che più reati satellite siano di pari gravità, è ammissibile applicare aumenti identici a ciascuno, purché tale scelta sia argomentata alla luce di elementi concreti (quantitativi, tipologia di sostanza, modalità, ruolo dell'agente, contesto associativo, recidiva).
  • Per contestare con successo la motivazione sulle aumentazioni in continuazione il ricorrente deve dimostrare che i fatti satellite hanno ontologiche differenze di offensività non prese in considerazione e che la motivazione non permette di verificare il calcolo operato (ad es. mancanza di specificazione dei quantitativi o del criterio di riduzione).
  • La presenza di aggravanti associative (es. art. 416-bis cp) e di recidiva specifica giustifica motivazioni più severe e può legittimare aumenti rilevanti; il giudice di merito ha ampia discrezionalità sulla valutazione di tali elementi, sindacabile in Cassazione solo per vizio di legge o manifesta illogicità.
  • Quando si impugna una decisione per vizio di motivazione sul punto quantitativo o tipologico delle sostanze, è utile indicare con precisione in quale punto la motivazione è carente (mancata distinzione dei quantitativi, assenza del calcolo per la riduzione, mancata correlazione tra circostanze aggravanti e aumento applicato).

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