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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10341/2023 del 18/04/2023

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

Un lavoratore, già impiegato dal 2000 al 2009 presso un consorzio autostradale regionale con una serie di contratti a termine e con qualifica di ATE, agiva per ottenere il pagamento di varie voci retributive e di fine rapporto: premio annuo, indennità sostitutiva della polizza sanitaria, indennità di zona prevista dal contratto collettivo, ricalcolo del TFR, una tantum e premio di produttività legato al rinnovo contrattuale. Il Tribunale rigettava le domande ritenendole fondate su previsioni contrattuali non applicabili al consorzio. In appello il lavoratore contestava, tra l’altro, che il giudice di primo grado fosse stato riformato senza appello incidentale del consorzio, e sosteneva l’applicabilità del contratto collettivo nazionale di diritto privato delle autostrade, in ragione dell’asserita prassi applicativa del consorzio e del legittimo affidamento maturato. Denunciava inoltre la violazione dell’art. 24 della legge regionale n. 10 del 2000, assumendo che la contrattazione regionale non contemplasse figure professionali analoghe alla sua e che, quindi, dovesse applicarsi la contrattazione nazionale.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto infondati i primi tre motivi e, per la parte qui esaminata, anche il motivo relativo al legittimo affidamento. Ha affermato che il consorzio, ente pubblico non economico regionale, è soggetto alla legge regionale n. 10 del 2000 e che correttamente la Corte d’appello aveva individuato come disciplina applicabile quella della contrattazione collettiva regionale, escludendo l’applicabilità del contratto collettivo privatistico delle società autostradali private. Ha inoltre escluso che il consorzio, vittorioso in primo grado, dovesse proporre appello incidentale per ottenere una diversa motivazione della decisione, potendo limitarsi a richiamare le difese già svolte. Quanto al legittimo affidamento, la Corte ha rilevato che le indennità rivendicate non erano mai state effettivamente corrisposte né riconosciute, sicché mancava una base concreta per ritenere maturato un diritto quesito o un affidamento tutelabile. Il ricorso è stato quindi rigettato; le spese sono state compensate per la parziale novità e scarsa chiarezza del quadro normativo; è stato inoltre dato atto dell’obbligo di versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 436 c.p.c.

    L’appellato vittorioso in primo grado non è tenuto a proporre appello incidentale se chiede soltanto la conferma della decisione con diversa motivazione; l’impugnazione incidentale è necessaria solo in caso di parziale soccombenza e richiesta di modifica in proprio favore della sentenza.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    È la norma processuale invocata per denunciare violazioni di legge sostanziale e processuale nei motivi di ricorso.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    È la norma invocata per dedurre omesso esame di fatti decisivi; la Corte ha ritenuto infondata la censura propostavi sotto il profilo del legittimo affidamento.

  • art. 24 L. reg. Sicilia n. 10 del 2000

    Per il personale regionale e degli enti soggetti alla legge opera la contrattazione collettiva regionale e integrativa; tale disciplina prevale sul contratto collettivo privatistico invocato dal lavoratore.

  • art. 2 L. n. 421 del 1992

    La contrattazione collettiva riguarda le materie del rapporto di lavoro, con esclusione di quelle riservate alla legge e agli atti normativi e amministrativi.

  • d.lgs. n. 29 del 1993

    Richiamato in chiave di coordinamento sistematico con la disciplina della contrattazione collettiva del pubblico impiego.

  • art. 1175 c.c.

    Invocato dal ricorrente in relazione al preteso legittimo affidamento; la Corte non ha ravvisato una violazione rilevante.

  • art. 1375 c.c.

    Invocato dal ricorrente in relazione al preteso legittimo affidamento; la Corte ha escluso che la condotta del datore avesse creato un affidamento tutelabile.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    Presupposti per il pagamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. n. 115 del 2002

    Parametro per la determinazione dell’ulteriore contributo unificato dovuto.

Massime di principio

  • Quando un ente pubblico non economico è assoggettato a una disciplina speciale di contrattazione collettiva pubblicistica o regionale, non può applicarsi per analogia o per mera prassi un contratto collettivo privatistico diverso, salvo un valido fondamento normativo.
  • L’appellato vittorioso in primo grado non ha l’onere di proporre appello incidentale se si limita a difendere il risultato favorevole chiedendo la conferma della decisione con diversa motivazione; l’appello incidentale è necessario solo se mira a migliorare la propria posizione rispetto a una soccombenza parziale.
  • Il principio di legittimo affidamento in materia retributiva richiede una condotta univoca e coerente del datore o dell’amministrazione, idonea a far maturare una concreta aspettativa di trattamento; non basta l’applicazione parziale o errata di un diverso contratto se le voci rivendicate non sono mai state riconosciute o corrisposte.
  • Non può parlarsi di diritto quesito o di affidamento tutelabile su emolumenti che, pur richiamati da una disciplina contrattuale invocata, non siano mai stati effettivamente erogati o riconosciuti durante il rapporto.

Come è indicizzato

MaterieContratto a termineImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiBuona fede e correttezzaTutela del legittimo affidamento

Testo integrale

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