Cassazione Civile, Ordinanza n. 03716/2025 del 13/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha dichiarato la nullità dell’intero giudizio per difetto di contraddittorio integro, ha cassato la sentenza impugnata e ha rinviato alla Corte di Giustizia Tributaria di Primo Grado di Roma affinché proceda a un nuovo giudizio previa integrazione del contraddittorio tra la società e i soci, nel rispetto del litisconsorzio necessario. Le spese sono state rimesse al giudice del rinvio.
Esito
Favorevole al ricorrente (contribuente)
La controversia
La controversia nasce da un avviso di accertamento per l’anno d’imposta 2007 con cui l’Amministrazione finanziaria recuperava nei confronti della socia di una s.r.l. a regime di trasparenza fiscale la maggiore imposta dovuta, con addizionali e sanzione, a seguito di un accertamento a monte effettuato sulla società, collegato a una vicenda di presunte frodi carosello. La contribuente aveva ceduto la propria quota societaria nel 2010, ma l’accertamento veniva comunque riversato su di lei per effetto dell’imputazione per trasparenza del reddito sociale. In cassazione la ricorrente deduceva tre motivi: 1) violazione dell’art. 112 c.p.c. per asserita corrispondenza tra chiesto e pronunciato, lamentando che la CTR avesse deciso sulla base di ragioni non dedotte dalle parti; 2) violazione dell’art. 111 Cost. e dell’art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c., per omesso esame di un fatto decisivo e motivazione illogica sulle risultanze istruttorie; 3) violazione dell’art. 2697 c.c., in relazione alla disciplina del d.P.R. n. 597/1973 e del d.P.R. n. 917/1986 e all’art. 24 Cost., per avere il giudice d’appello ritenuto che la contribuente non avesse fornito prova sufficiente della regolarità della dichiarazione dei redditi. La Corte di cassazione, tuttavia, ha rilevato d’ufficio un vizio preliminare e assorbente: la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti della società e degli altri soci, necessari litisconsorti in un giudizio relativo all’accertamento unitario del reddito da trasparenza fiscale.
Norme richiamate
richiamato dalla ricorrente come parametro della lamentata violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato; la Corte non si pronuncia nel merito del motivo perché assorbe la decisione nella nullità del giudizio per difetto di contraddittorio.
art. 111 Cost.
invocato per censurare la motivazione della sentenza d’appello; non è esaminato nel merito perché prevale il rilievo officioso del litisconsorzio necessario.
art. 132, comma 2, n. 4, c.p.c.
richiamato a sostegno del vizio motivazionale dedotto; la Corte non entra nel merito della censura per effetto della declaratoria di nullità del giudizio.
richiamato per contestare la ripartizione dell’onere della prova; il motivo resta assorbito dalla nullità processuale rilevata d’ufficio.
d.P.R. n. 917 del 1986, art. 115
richiamato nel fatto storico come base del regime di trasparenza fiscale applicato alla società e alla socia.
d.P.R. n. 917 del 1986, art. 116
la Corte ribadisce che l’opzione per la trasparenza fiscale delle s.r.l. comporta l’imputazione diretta del reddito ai soci e implica litisconsorzio necessario tra società e soci nel giudizio di accertamento.
d.lgs. n. 546 del 1992, art. 14
viene indicato come norma che impone l’integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i litisconsorti necessari; la sua violazione determina nullità assoluta del giudizio, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado.
citato dalla ricorrente insieme al d.P.R. n. 917 del 1986 nella censura sull’onere probatorio, senza autonoma trattazione nel merito.
Massime di principio
- Nelle controversie relative alla rettifica del reddito di una società che abbia optato per il regime di trasparenza fiscale, la lite ha natura unitaria: società e soci sono litisconsorti necessari.
- Se il giudizio di impugnazione dell’accertamento viene introdotto senza la partecipazione di tutti i litisconsorti necessari, il processo è affetto da nullità assoluta, rilevabile d’ufficio in ogni stato e grado.
- L’opzione per la trasparenza fiscale comporta l’imputazione diretta del reddito sociale ai soci, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili e indipendentemente dalla percezione, con conseguente necessità di un accertamento processualmente unitario.
- Quando il vizio di contraddittorio è assorbente, restano assorbite le censure di merito relative a ultrapetizione, motivazione e riparto dell’onere della prova.
- Nel giudizio tributario, ove l’assetto soggettivo del rapporto impositivo imponga la partecipazione di più soggetti, il giudice deve disporre l’integrazione del contraddittorio prima di decidere nel merito.
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