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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 8405/2023 del 24/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva rigettato la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo (50% della nuda proprietà di due appartamenti, un box auto e somme su conto corrente intestati alla ricorrente) emesso nel procedimento penale a carico, tra gli altri, del padre Ciro Ferone. La ricorrente ha dedotto quattro motivi: 1) vizio di motivazione ai sensi dell'art. 324, comma 7 e art. 309, comma 9 c.p.p., per mancata o apparente valutazione della fittizietà dell'intestazione e della sua autonoma capacità reddituale; 2) violazione ed errata applicazione dell'art. 240-bis c.p. e art. 125, comma 3 c.p.p. per mancata valutazione della consulenza tecnica (CTU) e per assenza di motivazione circa i presupposti della confisca "allargata"; 3) mancata valutazione dell'assenza di intestazione fittizia e della congruità delle provviste e del conto corrente a lei intestato (donazione, provvista lecita e redditi da lavoro); 4) omissione di motivazione circa il quantum dei beni da sottoporre a vincolo ablativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo infondati i motivi e confermando l'operato del Tribunale di Napoli. La Corte ha ritenuto che il tribunale del riesame avesse fornito motivazione coerente, precisa e sufficiente circa la sussistenza di indizi gravi, precisi e concordanti della fittizietà dell'intestazione (provenienza illecita delle provviste dal rapporto con il clan "Moccia", stretta parentela, natura giuridica degli atti dispositivi - donazione - e condizioni personali della ricorrente) e avesse valutato, anche sommariamente, la consulenza tecnica prodotta dalla difesa. Perciò il sequestro è stato confermato e il ricorso è stato respinto; la ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio (rigetto del ricorso).

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale titolo giuridico per l'adozione del decreto di sequestro preventivo adottato dal G.I.P.; utilizzata come base procedurale per il provvedimento cautelare.

  • art. 240-bis cod. pen.

    "valore sproporzionato al proprio reddito"

    Disciplina la "confisca allargata" per beni di valore sproporzionato rispetto al reddito dell'imputato; la Corte precisa che la presunzione relativa di illecita accumulazione prevista opera con riferimento alla posizione dell'indagato/imputato e non automaticamente rispetto a terzi intestatari, per i quali l'accusa deve provare l'interposizione fittizia con indizi gravi, precisi e concordanti.

  • art. 461-bis.1 cod. pen.

    Norma penale citata in relazione ai reati contestati al padre (impiego di denaro di provenienza illecita e autoriciclaggio) che costituiscono il fatto-base che giustifica il sequestro finalizzato alla confisca.

  • art. 324, comma 7 cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo di motivazione del provvedimento di riesame in tema di sequestro preventivo; la Corte ha valutato che il tribunale ha assolto tale onere motivazionale.

  • art. 309, comma 9 cod. proc. pen.

    Norma collegata all'obbligo di motivazione e alla disciplina del riesame; era invocata dalla difesa per denunciare carenza motivazionale, accertata però non fondata dalla Corte.

  • art. 606, comma 1, lett. b) e c), cod. proc. pen.

    Prevede i motivi di ricorso per cassazione: violazione di legge e vizio motivazionale; la Corte ricorda che il sindacato in Cassazione contro ordinanze cautelari è limitato a tali profili e richiede vizi di legge o carenze gravissime della motivazione.

  • art. 125, comma 3, cod. proc. pen.

    Stabilisce l'obbligo per il giudice del riesame di valutare il contenuto della consulenza tecnica prodotta dalle parti; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia preso in considerazione la CTU e motivato la prevalenza delle indagini ufficiali sulle risultanze difensive.

  • art. 12-sexies decreto-legge n. 306/1992

    Riferimento normativo equivalente, nella giurisprudenza pregressa, alla disciplina poi codificata nell'art. 240-bis: la Corte richiama la giurisprudenza su come operi la presunzione relativa di illecita accumulazione e i limiti della sua applicazione ai terzi.

  • art. 26 d.lgs. 159/2011

    Citato per puntualizzare che la presunzione di fittizietà prevista nelle misure di prevenzione patrimoniali non si applica automaticamente al sequestro penale finalizzato alla confisca; ciò nonostante, gli elementi tipici (donazione, parentela, tempistica, entità) possono costituire indizi gravi, precisi e concordanti.

  • art. 1140 cod. civ.

    Richiamato per chiarire che la "disponibilità" oggetto della confisca deve essere intesa come "signoria di fatto" sulla cosa, assimilabile al concetto di possesso ai fini civili; tale nozione serve a valutare la reale disponibilità del bene da parte dell'indagato.

Massime di principio

  • La presunzione di illecita accumulazione prevista dall'art. 240-bis c.p. opera in relazione alla posizione dell'indagato/imputato; quando il bene è formalmente intestato a un terzo, l'onere di provare l'interposizione fittizia grava sull'accusa e richiede indizi "gravi, precisi e concordanti".
  • La mera sproporzione tra reddito del terzo e valore dei beni non è di per sé sufficiente a dimostrare l'intestazione fittizia; può, comunque, costituire uno degli elementi da valutare assieme ad altri (donazione, parentela, tempistica dell'atto rispetto ai fatti criminosi, natura giuridica dell'atto dispositivo, destinazione del bene, qualità personali).
  • Il tribunale del riesame è obbligato a valutare, anche sommariamente, il contenuto delle consulenze tecniche prodotte dalle parti e a motivare la prevalenza delle proprie conclusioni rispetto agli elaborati tecnici contrapposti; il richiamo generico alla CTU è insufficiente.
  • La verifica del "quantum" dei beni da sottoporre a vincolo deve emergere da una motivazione che colleghi elementi probatori (indici di illiceità delle provviste, periodo temporale degli acquisti, valore degli acquisti rispetto alle fonti lecite) e rendere comprensibile l'itinerario logico del giudice.
  • Il sindacato in cassazione sulle ordinanze cautelari è limitato: la Corte interviene solo per violazione di legge o vizi motivazionali così gravi da rendere il provvedimento privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza.

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