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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25300/2025 del 16/09/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (società finanziaria)

La controversia

Un'azienda sanitaria impugnava per cassazione la sentenza d'appello che aveva confermato il rigetto della sua opposizione a decreto ingiuntivo per il pagamento di una somma dovuta su crediti di fornitori di beni e servizi ceduti a una società di factoring. La controversia riguardava la debenza degli interessi moratori applicati sulle fatture non pagate. Con il primo motivo la ricorrente sosteneva che al factoring non si applicasse la disciplina degli interessi commerciali di cui al d.lgs. n. 231/2002, perché il factoring avrebbe natura prevalentemente finanziaria e rientrerebbe nella disciplina bancaria e finanziaria, non nel paradigma delle "transazioni commerciali" tra imprese e pubbliche amministrazioni. Con il secondo motivo deduceva che la sentenza non avesse considerato la pretesa inapplicabilità del d.lgs. n. 231/2002 in ragione dell'indiretta partecipazione della Regione Piemonte al pagamento del servizio sanitario ricevuto, sostenendo che i rapporti con una struttura sanitaria accreditata avrebbero connotati pubblicistici e non costituirebbero corrispettivo contrattuale in senso proprio.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo, chiarendo che la natura finanziaria del factoring non incide sul rapporto tra cessionario e debitore ceduto: il credito ceduto mantiene la sua natura e, ove derivi da rapporti di fornitura privatistici tra impresa e azienda sanitaria, rientra nelle transazioni commerciali soggette al d.lgs. n. 231/2002, con automatica decorrenza degli interessi moratori. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo per difetto di specificità, perché la censura non chiariva se i crediti ceduti riguardassero prestazioni strettamente connesse al servizio sanitario nazionale e quindi eventualmente escluse dalla disciplina speciale. La ricorrente è stata condannata alle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel factoring la cessione del credito non altera la natura del credito stesso nei rapporti con il debitore ceduto: il cessionario può far valere il credito secondo il regime originario, anche quanto agli interessi moratori, se ricorrono i presupposti della disciplina speciale sulle transazioni commerciali.
  • La natura finanziaria del contratto di factoring rileva nei rapporti interni tra cedente e factor, ma non impedisce di qualificare come commerciale il credito ceduto quando esso derivi da forniture di beni o servizi rese da imprese a una pubblica amministrazione.
  • La disciplina del d.lgs. n. 231/2002 si applica ai rapporti di fornitura privatistici tra imprese e pubbliche amministrazioni; resta invece esclusa quando il credito derivi da prestazioni inserite in un segmento del servizio sanitario nazionale con connotazione pubblicistica specifica.
  • Il motivo di ricorso per cassazione deve essere autosufficiente e specifico: chi invoca l'inapplicabilità di una disciplina speciale deve indicare con precisione la natura concreta dei crediti e il collegamento con il regime pubblicistico che ne escluderebbe l'operatività.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniFactoringIntermediazione finanziaria
RamiProcesso civileContrattiBancario e finanziario
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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