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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22863/2025 del 17/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la responsabilità per un tentativo di importazione di sostanza stupefacente dalla Colombia (20 kg di cocaina): censurano la qualificazione del fatto come tentativo ritenendolo mero atto preparatorio; contestano la affidabilità dell'intermediario (Giuseppe Palermo) e l'esistenza di contatti concreti con i fornitori colombiani; sostengono che la cocaina sequestrata non è collegabile agli imputati; Crimi deduce anche mancanza del dolo per aver espresso volontà di desistere; altri ricorrenti lamentano il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e - in parte - una presunta valutazione illegittima della prova indiziaria.

La decisione

La Corte di legittimità ha dichiarato i ricorsi inammissibili e, perciò, ha confermato la sentenza della Corte d'appello di Palermo. In sostanza è stato ritenuto correttamente provato, alla stregua degli elementi indiziari (intercettazioni, trasferta in Colombia, raccolta del denaro, dettagli su quantità, prezzo e modalità di trasporto, confezionamento e luogo del sequestro), che la trattativa ebbe carattere "affidante" e integrò un tentativo punibile di importazione. La Cassazione ha inoltre ritenuto non fondate le censure relative alla presunta truffa dell'intermediario e alla mancata analisi o riconducibilità della sostanza; ha confermato la valutazione sul dolo (anche rispetto alla presunta volontà di desistenza di Crimi) e la legittimità della valutazione negativa sulle attenuanti generiche. Per ciascun ricorrente è stata disposta la condanna al pagamento delle spese processuali e l'obbligo di versare €3.000,00 alla Cassa delle ammende; resta ferma la determinazione delle pene stabilita dalla Corte d'appello (Crimi: 6 anni e €21.000; Pipitone e Anzelmo: 4 anni e 8 mesi e €16.000; Ingraldi: 3 anni e 8 mesi e €10.000). La Corte ha inoltre disposto la liquidazione dei compensi per i difensori ammessi al patrocinio a spese dello Stato ai sensi del DPR n.115/2002.

Norme richiamate

  • codice penale

    art. 56; art. 110; art. 115; art. 133; art. 61-bis (richiamato come art. 4 legge 16 marzo 2006 n.146)

    art.56 e 110: principi sul tentativo e concorso; art.115: disciplina della responsabilità per il solo accordo (richiamato dai ricorrenti); art.133: criteri per il riconoscimento delle attenuanti generiche; art.61-bis/legge 146/2006: aggravante contestata in primo grado e disapplicata in appello

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (Testo Unico stupefacenti)

    norme sul traffico di sostanze stupefacenti contestato agli imputati (importazione e relative fattispecie)

  • codice di procedura penale

    art.125, comma 3; art.173 d.lgs. 28 luglio 1989 n.271 (richiamato per limiti di motivazione dei motivi); art.616

    art.125 c.3: obbligo di motivazione delle sentenze; art.173 d.lgs.271/1989: disciplina dei mezzi di impugnazione e limiti di enunciazione dei motivi alla Cassazione; art.616: onere di versamento alla Cassa delle ammende per ricorsi inammissibili

  • D.P.R. 30 maggio 2002 n.115

    norme sulla liquidazione dei compensi per difensori ammessi al patrocinio a spese dello Stato

  • Costituzione

    principio del giusto processo con riferimento all'obbligo di motivazione delle decisioni giurisdizionali

Massime di principio

  • Per configurare il tentativo di importazione di stupefacenti non è necessaria la mera conclusione dell'accordo: rileva la condotta idonea e univocamente diretta all'importazione ("trattativa affidante") valutata in base alla concretezza dei contatti, alla determinazione di quantità, prezzo e modalità di trasporto e all'assunzione di iniziative operative (es. raccolta del denaro, trasferta all'estero).
  • L'utilizzo di un intermediario o la presenza di un soggetto inaffidabile non esclude automaticamente la sussistenza del tentativo se sussistono elementi che dimostrano che gli imputati hanno riposto concreto affidamento nell'esito dell'operazione (pagamento, contatti persistenti, individuazione del vettore, dettagli concordati).
  • La mera divergenza o richiesta di una diversa valutazione delle prove non costituisce motivo di legittimità per la Cassazione; il sindacato di legittimità non riforma la valutazione probatoria, salvo vizi logici, contraddittori o di violazione di legge.
  • La prova indiziaria può essere adeguata per fondare una condanna quando gli indizi, valutati nel loro insieme, formano un quadro coerente; elementi come confezionamento, luogo del rinvenimento, e coincidenza con dettagli emersi nelle intercettazioni possono cumulare valore indiziario rilevante.
  • La dichiarazione di voler desistere non esclude il dolo necessario al tentativo se non concretamente attuata: l'abbandono deve essere effettivo e dimostrabile per incidere sulla responsabilità penalmente rilevante.
  • Il giudice può basare la decisione sul riconoscimento o meno delle attenuanti generiche anche su un singolo elemento ritenuto determinante (entità del reato, modalità esecutive, gravità del fatto o profilo personale), purché motivi tale scelta.

Testo integrale

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