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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22617/2025 del 17/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Grosseto del 24/01/2025 che aveva rigettato l'istanza di applicazione della disciplina della continuazione tra i reati per cui Jarmouni era stato condannato con sentenze del 20/04/2021 e del 23/03/2023. Il ricorrente deduceva erronea applicazione dell'art. 671 c.p.p. e manifesta illogicità della motivazione, sostenendo che i reati (commessi dalla fine del 2017 al 22/05/2019) costituiscono un disegno criminoso unitario: eccepiva la contiguità temporale continua, la coappartenenza territoriale (Follonica e Amiata come medesimo comprensorio) e contestava che la partecipazione occasionale di altri soggetti impedisca di riconoscere l'unità del progetto criminale.

La decisione

Ricorso rigettato come infondato. La corte ha confermato che l'omogeneità dei reati non è di per sé sufficiente a riconoscere la continuazione: è necessario verificare che, al momento del primo reato, i successivi fossero stati programmati almeno nelle loro linee essenziali. Il giudice dell'esecuzione aveva correttamente ritenuto che i fatti indicassero una scelta di vita/abitudine al reato (attività di spaccio come fonte di sostentamento) piuttosto che un programma criminoso unitario, avendo rilevato l'ampio intervallo temporale, il diverso contesto territoriale e la presenza di concorso di altri soggetti. Il ricorso non ha superato la critica alla motivazione del giudice di merito; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 81, comma secondo, cod. pen.

    La continuazione richiede, oltre all'omogeneità dei reati, la prova che i reati successivi fossero stati programmati, almeno nelle linee essenziali, al momento del primo reato; la mera inclinazione a reiterare reati (abitudine o scelta di vita) non equivale a un progetto criminoso unitario.

  • art. 671 c.p.p.

    Il giudice dell'esecuzione, chiamato a valutare l'istanza di applicazione della continuazione, deve motivare adeguatamente la valutazione dei requisiti; nel caso concreto il tribunale ha correttamente applicato i criteri giurisprudenziali ritenendo insufficienti gli indici proposti dal ricorrente.

Massime di principio

  • L'omogeneità delle condotte (stessa tipologia di reato) è un indizio, ma non prova di per sé la continuazione: va valutata insieme ad altri elementi.
  • Per riconoscere la continuazione è necessario che, al momento del primo reato, l'autore avesse programmato anche i reati successivi almeno nelle linee essenziali; la semplice propensione abituale al reato non basta.
  • La contiguità temporale favorisce l'ipotesi di un disegno unitario se tale prossimità è compatibile con un preordinato piano criminoso; lunghi intervalli temporali indeboliscono questa conclusione.
  • La continuità territoriale e la stabilità del luogo di agire (soprattutto nei reati di spaccio) sono elementi rilevanti: cambi di area anche non molto distanti possono indicare assenza di preordinazione unica.
  • La partecipazione occasionale di altri soggetti non esclude automaticamente la continuazione, ma richiede un'analisi circostanziata: se i reati con concorso si collocano in contesti e tempi diversi possono indicare differenti programmi criminosi.
  • In sede di giudizio di legittimità la valutazione fattuale del giudice del merito sull'unicità del disegno criminoso è sindacabile solo se priva di adeguata motivazione; quindi è fondamentale che il giudice di merito espliciti chiaramente gli indici considerati.
  • Chi richiede il riconoscimento della continuazione ha l'onere di dimostrare, con elementi concreti e motivati, l'esistenza di un progetto criminoso unitario preesistente al primo reato.

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