Cassazione Penale, Sentenza n. 38267/2024 del 18/10/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la decisione del GIP che aveva disposto la confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) contestando la "confisca allargata": il ricorrente sosteneva di aver prodotto puntuali allegazioni atte a dimostrare la lecita provenienza delle risorse impiegate per l'acquisto dei beni oggetto di confisca e censurava la motivazione sotto il profilo della violazione dell'art. 240-bis c.p. e del correlato vizio di motivazione.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di specificità e per violazione del principio di autosufficienza del ricorso per cassazione. La Corte ha ritenuto che il GIP avesse adeguatamente motivato l'applicazione dell'art. 240-bis (mediante ricostruzione della situazione reddituale e patrimoniale basata su dati oggettivi provenienti da INPS, Agenzia delle Entrate, documentazione bancaria e documentazione difensiva), rilevando la sproporzione tra patrimoni e redditi e ricordando la necessità per l'imputato di indicare elementi concreti e positivi idonei a superare la presunzione di origine illecita. La Corte ha inoltre osservato che il ricorrente non ha allegato né trascritto gli atti che avrebbe voluto confutare (in particolare l'informativa del 20/04/2023), né ha prodotto elementi concreti tali da disarticolare il convincimento del giudice di merito. Conseguentemente il ricorso è rigettato e il ricorrente è condannato alle spese e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Disciplina la confisca per sproporzione (confisca allargata): si applica quando esiste una sproporzione tra il valore dei beni e i redditi denunciati, presupponendo una presunzione relativa di accumulo di ricchezza illecita; l'onere di allegare elementi concreti per superare la presunzione grava sull'imputato.
Richiamo normativo che rende applicabile l'art. 240-bis nel contesto dei reati previsti dal d.P.R. 309/1990 (disciplina stupefacenti).
Norma sostanziale relativa alle fattispecie di traffico di stupefacenti per le quali è stata comminata la pena; citata nella parte fattuale della decisione.
art. 81 cod. pen., comma finale
Richiamato in riferimento alla responsabilità e alla sanzione concordata; parte della qualificazione del delitto per cui è stata applicata la pena.
art. 581 c.p.p., lett. c) e art. 591 c.p.p.
Riferimenti procedurali in tema di ammissibilità del ricorso per cassazione e di onere di specificità delle censure.
art. 165-bis disp. att. c.p.p. (introdotto dall'art. 7 d.lgs. 11/2018)
Disposizione che ha aumentato l'onere di indicare e allegare puntualmente gli atti ritenuti travisati nel ricorso per cassazione; rafforza il principio di autosufficienza del ricorso.
Prevede la condanna alle spese e la possibile applicazione di ammenda in caso di inammissibilità del ricorso, come qui disposta (euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende).
Sentenza Corte Costituzionale 13/06/2000 n. 186
Richiamata nel quadro di principio sulla responsabilità e sugli effetti della declaratoria di inammissibilità (menzionata nella motivazione relativa alle conseguenze processuali).
Massime di principio
- La confisca per sproporzione (art. 240-bis c.p.) si fonda su una presunzione iuris tantum: una volta fornita dalla pubblica accusa una base probatoria (anche per presunzioni o massime d'esperienza) che dimostri sproporzione tra patrimoni e redditi, incombe sull'imputato l'onere di allegare elementi concreti e positivi idonei a dimostrarne la lecita origine.
- In sede di cassazione, le censure devono essere specifiche e il ricorso autosufficiente: se si contesta la valutazione di atti o di accertamenti, occorre indicare e allegare integralmente gli atti che si ritengono travisati o trascriverne le parti fondamentali nel ricorso, altrimenti il mezzo è inammissibile.
- La valutazione sulla "sproporzione" è rimessa al giudice di merito e non è sindacabile in cassazione se è congruamente motivata con parametri verificabili e se è stato compiuto un adeguato confronto con le deduzioni difensive.
- La giurisprudenza richiede che l'imputato indichi circostanze positive e concrete (non un generico fatto negativo) che possano far ritenere la proporzione tra redditi e beni (es.: documentazione reddituale, contratti di acquisto, flussi bancari che dimostrino entrate lecite).
- È applicabile il criterio della "ragionevolezza temporale" per delimitare il periodo considerato nella verifica della sproporzione, evitando di estendere indefinitamente la portata dell'istituto.
- Se il ricorrente non confuta specificamente gli accertamenti probatori posti a base della confisca (e non allega gli atti che li contengono), il giudizio di legittimità si conclude con l'inammissibilità del ricorso.
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