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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 38232/2024 del 18/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva confermato la condanna di Fusillo per tentativo di furto (artt. 56, 624, 625 n.2 c.p.). Il ricorrente ha dedotto violazione di legge sostenendo che, a seguito dell'entrata in vigore del d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150, il reato era procedibile a querela dell'offeso e che mancava la necessaria condizione di procedibilità: la persona offesa avrebbe redatto solo una denuncia orale dei fatti e la formula finale standard "Per quanto sopra, sporgo formale denuncia/querela nei confronti del responsabile" non proverebbe una chiara e manifesta volontà punitiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza e per riproposizione di identici motivi già dedotti e respinti in appello. In punto di merito ha confermato che i giudici di merito avevano correttamente accertato la sussistenza della querela: la dichiarazione finale contenuta nel verbale di denuncia orale ("Per quanto sopra, sporgo formale denuncia/querela nei confronti del responsabile") costituisce manifestazione di volontà punitiva idonea a soddisfare la condizione di procedibilità. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la querela è un negozio giuridico da interpretare secondo gli artt. 1362 e ss. c.c., il principio del "favor querelae" e la valorizzazione della volontà dell'offeso introdotta dalla cosiddetta Riforma Cartabia. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Ha introdotto o modificato la procedibilità per talune fattispecie prevedendo la procedibilità a querela dell'offeso; la Corte ha ritenuto che, per i reati così disciplinati, occorra comunque una manifestazione di volontà punitiva dell'offeso, valutabile in concreto.

  • Codice penale, artt. 56, 624, 625 n. 2

    Norme che definiscono la responsabilità penale per il fatto ascritto (tentata appropriazione/ furto con rimozione di dispositivi antitaccheggio e con violenza sulle cose); i giudici di merito hanno confermato la sussistenza del fatto e delle aggravanti.

  • Art. 1362 cod. civ.

    Applicato analogicamente per affermare che la querela è un negozio giuridico: per la sua interpretazione va indagata la volontà dell'autore e, in caso di dubbio, va attribuito il significato che ne consenta l'efficacia (favor actus).

  • Principio del "favor querelae" e principi della "Riforma Cartabia"

    La giurisprudenza valorizza la manifestazione sostanziale della volontà punitiva dell'offeso e interpreta gli atti, in caso di incertezza, in senso favorevole alla configurazione della querela; la riforma ha accentuato questa orientazione.

Massime di principio

  • Se un reato è procedibile a querela, la condizione di procedibilità può essere soddisfatta anche da una denuncia/querela orale quando da essa emerga in modo chiaro la volontà dell'offeso di perseguire penalmente l'autore del fatto.
  • Non sono richieste formule sacramentali: una dicitura finale del tipo "sporgo formale denuncia/querela nei confronti del responsabile" inserita nel verbale è in genere idonea a manifestare la volontà punitiva.
  • In caso di incertezza sulla forma o sul contenuto dell'atto presentato dall'offeso, i giudici interpreteranno gli atti alla luce del "favor querelae", privilegiando l'efficacia della manifestazione di volontà dell'offeso.
  • Per evitare contestazioni, è consigliabile che la persona offesa formalizzi chiaramente la propria volontà di querelare (meglio per iscritto o chiedendo esplicitamente la qualificazione dell'atto come "querela orale"), e che il verbale di ricezione riporti testualmente tale volontà.
  • Il ricorso per cassazione che si limita a riproporre i medesimi motivi già svolti e motivatamente respinti in appello, senza affrontare criticamente le ragioni della decisione di secondo grado, è inammissibile.

Testo integrale

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