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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34290/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso denunciava plurimi vizi: carenza di motivazione e prova in ordine alla riferibilità e alla quantificazione delle somme sottratte; errata qualificazione giuridica del fatto (la difesa sosteneva natura privata della società e quindi esclusione del peculato); ingiustificato diniego delle attenuanti generiche e dell'adeguata valutazione dell'aumento per continuazione; erronea determinazione della provvisionale e della confisca senza tener conto delle restituzioni/risarcimenti.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso in parte fondato. Ha confermato la condanna di merito nella sostanza (riqualificazione in peculato e responsabilità dell'imputato) rigettando le censure sulla prova e sulla qualificazione dell'ente "in house". Tuttavia ha annullato la sentenza impugnata limitatamente a due profili: (i) il trattamento sanzionatorio (diniego delle attenuanti generiche e motivazione sull'aumento per continuazione) e (ii) la confisca, poiché la Corte di appello non ha valutato correttamente l'effetto delle restituzioni/risarcimenti sul profitto attuale confiscabile. Ha rinviato alla Corte di appello di Perugia per nuovo esame su tali punti. Ha altresì dichiarato inammissibile il motivo relativo alla provvisionale e ha confermato le statuizioni civili, condannando il ricorrente al rifusione delle spese processuali della parte civile.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen. (peculato)

    Il reato è stato ritenuto configurabile poiché il legale rappresentante di una società "in house" a totale partecipazione pubblica è considerato incaricato di pubblico servizio e quindi può essere applicato il peculato.

  • artt. 81 e 646 cod. pen. (qualificazione originaria e appropriazione indebita)

    Gli articoli sono richiamati per il quadro iniziale della imputazione; la Corte ha però ritenuto corretta la riqualificazione in peculato (art. 314) in relazione alla natura dell'ente e alla funzione pubblica svolta.

  • d.lgs. n. 175/2016 (art. 4 e art. 16)

    "Gli statuti delle società di cui al presente articolo devono prevedere che oltre l'ottanta per cento de/loro fatturato sia effettuato nello svolgimento dei compiti a esse affidati dall'ente pubblico o dagli enti pubblici soci e che la produzione ulteriore rispetto al suddetto limite di fatturato sia consentita solo a condizione che la stessa permetta di conseguire economie di scala o altri recuperi di efficienza sul complesso dell'attività principale della società"

    Le norme sul "in house providing" sono utilizzate per definire i tratti qualificanti delle società in house e giustificare la qualificazione dell'amministratore come incaricato di pubblico servizio anche se la società opera in parte sul mercato.

  • art. 19 d.lgs. n. 231/2001

    "Nei confronti dell'ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato"

    Il principio è richiamato per sostenere che la confisca deve essere calibrata tenendo conto delle restituzioni: la confisca non deve duplicare l'effetto della restituzione e va considerata sul profitto "attuale" al netto delle somme restituite.

  • art. 81 cod. pen.

    Richiamato come criterio limitativo per l'aumento di pena in caso di continuazione: il giudice deve motivare e rispettare i limiti di proporzione tra le pene aggregate.

  • art. 676 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla competenza del giudice dell'esecuzione in caso di modifiche successive alle restituzioni o riparazioni che incidono sul profitto confiscabile.

  • art. 322-ter, art. 322-quater cod. pen. e art. 444, comma 1-ter cod. proc. pen.

    Richiamati nel contesto delle misure riparatorie e della possibile sovrapposizione tra confisca e misure riparatorie a favore dell'amministrazione; la Corte sottolinea la necessità di coordinare queste misure per evitare duplicazioni sullo stesso oggetto.

Massime di principio

  • La confessione dell'imputato, se ritenuta genuina, veritiera e credibile dal giudice e se corroborata da elementi convergenti, può costituire prova sufficiente della responsabilità senza necessità di riscontri esterni aggiuntivi.
  • La qualifica di "incaricato di pubblico servizio" può essere riconosciuta al legale rappresentante di una società in house a totalitaria partecipazione pubblica anche se parte dell'attività è svolta sul mercato; la natura in house si desume dai caratteri rilevanti (gestione di pubblico servizio, partecipazione pubblica esclusiva, controllo analogo, prevalenza dell'attività verso i soci).
  • La confisca del profitto del reato va calcolata sul "profitto attuale" e deve tenere conto di restituzioni o riparazioni già effettuate: la restituzione integrale dell'illecito eliminerebbe la ragione della confisca, evitando duplicazioni afflittive illegittime.
  • Il giudice deve motivare specificamente l'aumento di pena per continuazione, distinguendo e motivando l'incremento correlato a ciascun reato satellite, in modo da garantire proporzione e rispetto dei limiti dell'art. 81 cod. pen.
  • Le decisioni sulla provvisionale (assegnazione provvisoria a favore della parte civile) non sono impugnabili in Cassazione in quanto provvisorie e destinate a essere travolte dalla liquidazione definitiva del danno.
  • Se il giudice di merito omette di valutare adeguatamente restituzioni o atti riparatori in relazione alla confisca, la Corte di legittimità può annullare e rinviare perché il giudice di merito riconsideri la misura alla luce del principio del profitto "netto".

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