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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34145/2023 del 03/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza del 04/07/2022 che lo aveva condannato per violazioni delle norme di sicurezza sul lavoro riferite a un cantiere edile a Lampedusa: mancata adozione di provvedimenti per le emergenze; assenza di un terzo preposto durante l'allestimento del ponteggio; mancata realizzazione della recinzione del cantiere; mancata nomina del responsabile del servizio prevenzione/protezione e dell'addetto alla gestione emergenze/incendi/primo soccorso. In appello (poi qualificato come ricorso per cassazione) il ricorrente deduceva: assoluzione con ampia formula (sostenendo, tra l'altro, che si era solo momentaneamente assentato, che la recinzione metallica era presente e che esistevano il Piano Operativo di Sicurezza e attestati validi di aggiornamento) e, in subordine, contestava l'eccessività della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile rilevando che le censure sono squisitamente di merito (contestazione di valutazioni fattuali e probatorie del Tribunale) e quindi non sindacabili in sede di legittimità, salvo i profili di manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione, profili non dimostrati. Inoltre la documentazione prodotta in sede di legittimità era carente di autosufficienza. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di Euro 3.000 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • norme in tema di sicurezza del lavoro (normativa antinfortunistica)

    La sentenza applica il principio secondo cui le violazioni delle norme antinfortunistiche, accertate in fatto, possono fondare responsabilità penale dell'amministratore/ datore di lavoro; tuttavia in sede di cassazione non è consentita la rinnovazione del giudizio di fatto sulla sussistenza di tali violazioni.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020, dep. 2021, F., Rv. 280601 - 01

    Richiamato il principio per cui la Corte di legittimità è preclusa dal rinnovare la valutazione degli elementi di fatto alla base della decisione impugnata e può intervenire solo in presenza di manifesta illogicità o contraddittorietà della motivazione.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per rimettere in discussione valutazioni di fatto e di merito compiute dal giudice del merito; i motivi che si risolvono in una diversa lettura delle prove sono inammissibili in cassazione.
  • Se si presenta ricorso per cassazione occorre formulare censure di diritto ben circostanziate (violazione di legge, vizio di motivazione manifestamente illogico o contraddittorio), non semplici richieste di riconsiderazione del materiale probatorio.
  • La documentazione probatoria richiamata in cassazione deve avere i requisiti di autosufficienza: se si pretende che la Corte valuti documenti (piani di sicurezza, attestati, ecc.) è necessario che essi siano prodotti in modo idoneo e completo e che il motivo colleghi il fatto alla questione di diritto dedotta.
  • Le doglianze sul trattamento sanzionatorio (eccessività della pena, mancata concessione di attenuanti generiche) devono essere articolate con specifici profili di diritto per evitare l'inammissibilità per genericità.
  • Quando l'atto originario era un appello e viene riqualificato come ricorso per cassazione, il difensore deve adeguare le censure al rimedio di legittimità, evitando motivazioni tipicamente di merito.
  • Esiti negativi dell'impugnazione possono comportare condanna alle spese e somme a favore della Cassa delle Ammende; pertanto valutare la probabilità di successo e la correttezza dell'inquadramento giuridico prima di procedere.

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