Cassazione Civile, Ordinanza n. 06129/2026 del 17/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La controversia nasce da un avviso di accertamento IVA relativo al 2006 emesso nei confronti di una società che aveva detratto IVA su fatture ritenute relative a operazioni soggettivamente inesistenti. Secondo l'Ufficio, la contribuente acquistava confezioni per uso ospedaliero o sanitario da un soggetto privo di mezzi, personale e non iscritto al registro imprese, che operava in realtà tramite un'altra società della stessa famiglia, esecutrice delle lavorazioni. La CTR, accogliendo l'appello dell'Agenzia, ha ritenuto provata la fittizietà soggettiva delle fatture anche sulla base delle dichiarazioni rese in verifica dall'amministratore della società contribuente, considerate attendibili e idonee a dimostrare la conoscenza dell'interposizione. Nel ricorso per cassazione la società ha dedotto: errata qualificazione confessorio-dichiarativa di tali dichiarazioni; violazione dell'art. 54 d.P.R. 633/1972 e dell'art. 2697 c.c. per insufficienza della prova presuntiva; violazione dell'art. 19 d.P.R. 633/1972 per l'affermazione della conoscenza della frode; omesso esame di fatti decisivi e motivazione apparente; erronea affermazione dell'indetraibilità dell'IVA su fatture soggettivamente inesistenti; omessa pronuncia/inapplicabilità delle sanzioni; violazione delle norme sulle sanzioni tributarie e del legittimo affidamento.
La decisione
La Corte ha rigettato integralmente il ricorso. Ha ritenuto corretta la valutazione della CTR circa la prova presuntiva dell'operazione soggettivamente inesistente e circa la consapevolezza, o comunque conoscibilità con l'ordinaria diligenza, della partecipazione della contribuente alla frode IVA. Ha inoltre confermato che l'IVA è indetraibile in presenza di operazioni inesistenti ai sensi dell'art. 21, comma 7, d.P.R. 633/1972. Quanto alle sanzioni, ha escluso il vizio di omessa pronuncia, osservando che l'accoglimento dell'appello dell'Ufficio implicava il rigetto dell'eccezione di inapplicabilità, e ha negato la sussistenza di un legittimo affidamento, poiché la società era consapevole o comunque avrebbe potuto conoscere l'apparenza fraudolenta della situazione. La ricorrente è stata condannata alle spese e, trattandosi di ricorso rigettato e proposto dopo il 30 gennaio 2013, è stato dato atto dell'obbligo di versare l'ulteriore contributo unificato, se dovuto.
Norme richiamate
Richiamato per la ripartizione dell'onere della prova: l'Ufficio deve fornire elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti; il contribuente deve offrire prova contraria della propria estraneità alla frode e della propria diligenza.
Richiamato insieme alle norme sulla confessione per contestare la natura delle dichiarazioni dell'amministratore della società contribuente.
Richiamato insieme alle norme sulla confessione per contestare la natura delle dichiarazioni dell'amministratore della società contribuente.
Richiamato per escludere che le dichiarazioni rese in sede di verifica abbiano natura testimoniale; la Corte le considera confessione stragiudiziale del legale rappresentante.
art. 54 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
L'inesistenza delle operazioni e le false indicazioni ai fini IVA possono essere provate anche mediante presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti.
art. 19 d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
La Corte richiama la norma in relazione al diritto alla detrazione IVA, negandolo quando le fatture riguardano operazioni soggettivamente inesistenti e la partecipazione alla frode sia conosciuta o conoscibile.
art. 21, settimo comma, d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633
Fondamento dell'indetraibilità dell'IVA in caso di operazioni inesistenti; la norma è letta come coerente con la costante giurisprudenza della Corte.
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
Parametro dei motivi di ricorso per violazione e falsa applicazione di legge.
art. 360, primo comma, n. 4, c.p.c.
Parametro del motivo sulla nullità per omessa pronuncia; la Corte esclude il vizio perché vi è rigetto implicito della domanda/eccezione.
art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.
Parametro del motivo sul vizio motivazionale; la Corte lo reputa inammissibile perché tende a rivalutare il merito e non denuncia l'omesso esame di un fatto decisivo nei limiti consentiti.
art. 5 d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472
In tema di sanzioni tributarie, richiede coscienza e volontà della condotta; la colpa si presume salvo prova contraria del contribuente, mentre la buona fede rileva solo per errore inevitabile.
art. 6 d.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472
Richiamato dal ricorrente per contestare la legittimità delle sanzioni; la Corte non accoglie la censura.
art. 10 l. 27 luglio 2000, n. 212
Richiamato in relazione al legittimo affidamento; la Corte esclude che possa operare quando la situazione di fatto fraudolenta era conosciuta o conoscibile.
art. 13, comma 1 quater, d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115
La Corte dà atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, poiché il ricorso è stato rigettato.
art. 1, comma 17, l. 24 dicembre 2012, n. 228
Norma che ha introdotto il comma 1-quater dell'art. 13 del d.P.R. 115/2002, richiamata per il raddoppio del contributo unificato.
Massime di principio
- In materia di IVA, l'Ufficio può provare l'inesistenza soggettiva delle operazioni anche mediante presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti; non è richiesta una prova piena o "certa".
- Quando l'Amministrazione contesta fatture soggettivamente inesistenti, deve provare non solo la fittizietà del fornitore, ma anche che il cessionario sapeva o avrebbe dovuto sapere, secondo l'ordinaria diligenza, di partecipare a un'evasione.
- Le dichiarazioni rese in verifica dal legale rappresentante della società, in quanto provenienti dal soggetto che rappresenta l'ente, possono valere come confessione stragiudiziale e costituire elemento probatorio rilevante contro la società stessa.
- Spetta al giudice di merito valutare la gravità, precisione e concordanza degli indizi e scegliere le prove ritenute più attendibili; in cassazione non è consentita una mera rivalutazione del compendio indiziario.
- L'IVA relativa a operazioni inesistenti è indetraibile; la detrazione non può essere mantenuta se la fattura è riferita a un'operazione fittizia e il contribuente risulti inserito, consapevolmente o colpevolmente, nella frode.
- Nel processo tributario, il vizio di omessa pronuncia non sussiste quando la decisione adottata sia logicamente incompatibile con la domanda o eccezione non espressamente esaminata, integrando un rigetto implicito.
- In tema di sanzioni tributarie, la buona fede esimente richiede un errore inevitabile e incolpevole; non opera quando la situazione irregolare era conosciuta o conoscibile con l'ordinaria diligenza.
- Il legittimo affidamento non può essere invocato per neutralizzare sanzioni e recuperi fiscali se il contribuente ha partecipato, o avrebbe dovuto riconoscere, una situazione fraudolenta.
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