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Cassazione Civile, Ordinanza n. 14580/2024 del 24/05/2024

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

Un lavoratore aveva convenuto in giudizio la Presidenza del Consiglio dei Ministri e la Regione Calabria sostenendo di avere prestato attività per l'ufficio del commissario delegato all'emergenza ambientale nel settore dei rifiuti urbani in Calabria, partecipando a un gruppo di lavoro per l'elaborazione di un piano di raccolta differenziata. Chiedeva il riconoscimento del compenso/incentivo previsto dall'art. 18 della legge n. 109 del 1994 e, in subordine, l'indennizzo per arricchimento senza causa ex art. 2041 c.c. La Corte d'appello aveva accolto solo parzialmente l'appello principale e integralmente quello incidentale della Presidenza del Consiglio, escludendo la legittimazione passiva di quest'ultima e rigettando la domanda verso la Regione Calabria perché non erano stati allegati e provati i criteri della contrattazione collettiva e i regolamenti amministrativi necessari per l'erogazione del compenso; inoltre, l'attività sarebbe rientrata in un contratto di fornitura o di servizi senza prova che i lavori avessero rilievo superiore al 50%. In cassazione il ricorrente denunciava, ai sensi dell'art. 360, n. 3, c.p.c., violazione e falsa applicazione di norme di diritto e dei contratti collettivi, sostenendo che la Corte territoriale avrebbe rilevato d'ufficio circostanze non contestate dalla Regione Calabria e che, in realtà, il regolamento per la ripartizione dei compensi del personale interno era stato approvato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il motivo generico e non specifico, formulato in modo disorganico e tale da non consentire di individuare con chiarezza le censure né di ricondurle a una precisa ipotesi di vizio ex art. 360 c.p.c.; inoltre il ricorso non si confrontava con la prima ratio decidendi della sentenza impugnata, fondata sulla mancata allegazione e prova dei presupposti costitutivi del diritto all'incentivo, cioè criteri fissati dalla contrattazione collettiva e atti regolamentari di attuazione. Ha anche chiarito che il principio di non contestazione non supplisce alle carenze assertive della parte sui fatti costitutivi della domanda, perché il convenuto deve contestare solo i fatti allegati e non quelli non dedotti. Il ricorrente è stato condannato alle spese in favore della controricorrente ed è stato dato atto dell'obbligo, se dovuto, di versare l'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 18, L. n. 109/1994

    Il compenso/incentivo per il personale interno presuppone modalità e criteri definiti dalla contrattazione collettiva e recepiti in atti regolamentari dell'amministrazione.

  • D.Lgs. n. 165/2001

    Il trattamento accessorio dei pubblici dipendenti è definito dai contratti collettivi, secondo una regola inderogabile richiamata dalla Corte.

  • art. 2, comma 1, L. n. 109/1994

    Per l'applicabilità del compenso occorre che l'attività si riferisca a lavori e non a mere forniture o servizi, salvo che questi comprendano lavori con rilievo superiore al 50%.

  • art. 2041 c.c.

    La domanda di arricchimento senza causa non può essere accolta quando la domanda principale è stata respinta per carenze probatorie sui fatti costitutivi della pretesa.

  • art. 360, n. 3, c.p.c.

    In cassazione la censura deve essere ricondotta con precisione a una specifica violazione di legge; non è ammissibile una doglianza generica e cumulativa.

  • art. 366 c.p.c.

    Il ricorso deve rispettare il principio di specificità, indicando chiaramente le questioni e localizzando gli atti rilevanti, a pena di inammissibilità.

  • art. 375, secondo comma, c.p.c.

    Richiamato per la trattazione camerale del ricorso.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Richiamato per la trattazione camerale del ricorso.

  • art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115/2002

    In caso di esito sfavorevole del ricorso va dato atto dei presupposti per l'ulteriore contributo unificato, se dovuto.

  • art. 13, comma 1-bis, D.P.R. n. 115/2002

    Richiamato per il calcolo dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione il motivo deve essere specifico, tassativo e riconducibile con chiarezza a una delle ipotesi di vizio tipizzate dall'art. 360 c.p.c.; una critica generica, cumulativa o disorganica è inammissibile.
  • La censura in cassazione deve confrontarsi con tutte le rationes decidendi autonome della sentenza impugnata: se anche una sola ratio rimane intatta, il ricorso non può essere accolto.
  • Il principio di non contestazione opera solo sui fatti allegati dalla controparte e non può sanare la mancata allegazione o prova dei fatti costitutivi della domanda da parte dell'attore.
  • Per ottenere un compenso accessorio previsto da una disciplina speciale del pubblico impiego contrattualizzato, occorre dimostrare i presupposti previsti dalla fonte primaria e dagli atti attuativi, inclusi i criteri della contrattazione collettiva e i regolamenti amministrativi richiesti.
  • La domanda subordinata di arricchimento senza causa non può essere utilizzata per superare l'insufficienza probatoria della domanda principale quando mancano i fatti costitutivi della pretesa azionata.

Come è indicizzato

MaterieRetribuzione e TFRImpugnazioniInadempimento
RamiLavoroProcesso civileObbligazioni
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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