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Sentenza

Sentenza del 07/06/2024 n. 15960 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’Agenzia aveva recuperato a tassazione, per il periodo d’imposta 2007, le erogazioni liberali effettuate da Farma A.A. S.r.l. all’Associazione con personalità giuridica «Zia Agnesina», ritenendole indeducibili ai sensi dell’art. 100, comma 2, lett. a), TUIR: pur avendo lo statuto previsto finalità di assistenza sociale e sanitaria, l’Associazione non avrebbe concretamente svolto tali attività. Le società hanno contestato la sentenza della C.t.r. che aveva confermato l’accertamento. Con il primo motivo hanno dedotto motivazione perplessa o abnorme e, in subordine, ultrapetizione, sostenendo che la C.t.r. avesse fondato la decisione sull’irrilevanza di costi per € 21.262,03 perché riferiti a un acquisto dell’anno precedente, questione che l’Ufficio non aveva sollevato e che non dimostrava l’assenza di attività sociale. Con il secondo motivo hanno denunciato violazione dell’art. 100 TUIR: secondo le ricorrenti, la norma non imponeva un termine o un impiego immediato e integrale delle somme donate, né consentiva di negare la deduzione per il solo fatto che una parte dei contributi non fosse stata ancora utilizzata; inoltre, non spettava all’erogante controllare il beneficiario.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato entrambi i motivi e, quindi, l’intero ricorso, confermando la decisione della C.t.r. e il recupero a tassazione. Quanto al primo motivo, ha ritenuto che il riferimento della C.t.r. alla competenza temporale del costo di € 21.262,03 fosse un argomento aggiuntivo e subordinato, non idoneo a compromettere la motivazione principale: la decisione si fondava anche sulla mancanza di prova dell’effettivo svolgimento delle attività sociali e della concreta destinazione delle somme, compresa la quota indicata come pari al 12%. Ha perciò escluso sia la motivazione apparente o contraddittoria sia l’ultrapetizione, rilevando che la ragione decisiva corrispondeva alla contestazione dell’Ufficio. Quanto al secondo motivo, ha stabilito che per dedurre le erogazioni non basta la previsione statutaria di finalità sociali: occorre che il beneficiario svolga effettivamente attività dirette a realizzarle. La norma non impone un impiego immediato o integrale entro un termine prestabilito, ma l’inerzia protratta dell’Associazione e la mancata prova dell’attività concreta erano elementi idonei a escludere il requisito. Poiché si tratta di un’agevolazione, spettava alle società contribuente provare i fatti costitutivi del beneficio. La Corte ha inoltre ritenuto che le ricorrenti chiedessero, in sostanza, una nuova valutazione dei fatti e delle prove, non consentita in Cassazione. Le società sono state condannate alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in € 2.400, oltre spese prenotate a debito; è stato dato atto dei presupposti per l’eventuale versamento dell’ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • Art. 100, comma 2, lett. a), TUIR

    In tema di oneri di utilità sociale, affinché le erogazioni liberali di cui all'art. 100, comma 2, lett. a) t.u.i.r. in favore di persone giuridiche che perseguono esclusivamente finalità comprese tra quelle indicata dal comma 1, siano deducibili, occorre non soltanto il riconoscimento statutario dell'esclusività del fine, ma anche l'effettivo svolgimento di attività funzionale alla sua realizzazione.

    La deduzione richiede sia che il beneficiario abbia statutariamente finalità esclusivamente comprese tra quelle ammesse, sia che svolga effettivamente attività funzionali a tali finalità. Non è necessario che ogni somma sia impiegata immediatamente e integralmente, ma la concreta attività del beneficiario deve essere dimostrata.

  • Art. 100, comma 1, TUIR

    Sebbene la norma non richieda una corrispondenza immediata e diretta tra l'elargizione liberale e l'impiego di una delle finalità di cui all'art. 100, comma 1, t.u.i.r., occorre, tuttavia, che la destinataria svolga concretamente un'attività ivi riconducibile avvalendosi delle erogazioni ricevute.

    Le finalità ammesse dal comma 1 devono tradursi in attività effettive del beneficiario, svolte anche avvalendosi delle erogazioni. Non è richiesta una corrispondenza immediata tra ciascuna donazione e una specifica spesa.

  • Art. 100, comma 4, TUIR

    L'elenco degli oneri di utilità sociale deducibili è tassativo atteso che l'art. 100, comma 4, t.u.i.r. stabilisce che le erogazione diverse da quelle di cui ai precedenti commi (e diverse da quelle di cui all'art. 95 comma 1 t.u.i.r. che non rileva nella fattispecie in esame) non sono ammesse in deduzione.

    Le erogazioni deducibili sono quelle comprese nelle ipotesi previste dalla norma; non è consentito estendere la deduzione ad altre erogazioni fuori dai casi contemplati.

  • Art. 2697 cod. civ.

    Trattandosi di norma agevolativa, l'onere della prova spetta al contribuente che, ai sensi dell'art. 2697 cod. civ., ha l'onere di dimostrare, in seguito alla contestazione dell'Ufficio, i fatti che palesino il raggiungimento dello scopo sotteso all'agevolazione, ovverosia l'effettiva realizzazione dell'intento dichiarato, perché tale intento rappresenta un elemento costitutivo per il conseguimento del beneficio fiscale richiesto.

    Quando l’Amministrazione contesta i presupposti di un’agevolazione, è il contribuente a dover provare i fatti che ne costituiscono il fondamento, inclusa l’effettiva realizzazione della finalità sociale dichiarata.

  • Art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ.

    È la disposizione processuale invocata per denunciare in Cassazione vizi della sentenza riconducibili alla violazione delle norme sul contenuto e sui limiti della decisione; le censure sono state respinte perché la motivazione della C.t.r. risultava intelligibile e non aveva deciso su una questione estranea alla contestazione dell’Ufficio.

  • Art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ.

    È la disposizione invocata per denunciare violazione o falsa applicazione di legge. La Corte ha escluso che il motivo potesse essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione delle prove e dei fatti già apprezzati dal giudice di merito.

  • Art. 13, comma 1-quater, D.P.R. n. 115 del 2002

    In caso di rigetto del ricorso, ricorrendone i presupposti processuali, è dovuto l’ulteriore contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, secondo quanto indicato nel dispositivo.

Massime di principio

  • Per dedurre erogazioni liberali a favore di un ente, la previsione statutaria di finalità sociali non è sufficiente: occorre provare che l’ente abbia realmente svolto attività coerenti con quelle finalità.
  • Non è necessario dimostrare che ogni donazione sia stata spesa immediatamente e per intero, né la decisione introduce un termine generale per l’impiego delle somme. Tuttavia, l’accumulo di risorse e la prolungata assenza di attività concreta possono dimostrare che il requisito sostanziale dell’agevolazione manca.
  • In quanto beneficio fiscale, la deduzione richiede al contribuente, dopo una contestazione dell’Ufficio, la prova dei fatti che ne fondano il diritto, compresa l’effettiva realizzazione delle finalità dichiarate dal beneficiario.
  • Un argomento secondario o aggiuntivo della sentenza non determina un vizio dell’intera decisione se la motivazione principale è autonoma, congrua e sufficiente a sorreggere il risultato.
  • Il ricorso per Cassazione non consente di ottenere una nuova valutazione delle prove o dei fatti: occorre contestare un errore giuridico o processuale effettivamente decisivo.

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