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Cassazione Civile, Ordinanza n. 30934/2022 del 20/10/2022

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

A seguito di un accesso ispettivo era stato contestato l'impiego irregolare di diversi lavoratori nell'ambito di attività formalmente inquadrate come appalto di servizi presso un centro commerciale. L'autorità amministrativa aveva irrogato una sanzione pecuniaria in solido all'ex legale rappresentante della cooperativa e alla società. Il ricorrente aveva proposto opposizione, poi rigettata nei meriti dal Tribunale e dalla Corte d'appello. In cassazione articolava tre motivi: (1) sosteneva di non essere legittimato passivamente perché, al momento dell'ordinanza-ingiunzione, non ricopriva più cariche sociali e la società era stata cancellata dal registro imprese; (2) deduceva che le comunicazioni obbligatorie all'INAIL e al Centro per l'impiego erano state comunque effettuate, sia pure presso una sede ritenuta incompetente; (3) contestava la qualificazione del rapporto come appalto non genuino e somministrazione illecita di manodopera, sostenendo la sussistenza dei requisiti dell'appalto di servizi.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché, in materia di illeciti amministrativi, rileva il tempo di commissione della violazione per individuare la norma applicabile e l'autore dell'illecito: poiché all'epoca dei fatti il ricorrente era legale rappresentante della cooperativa, egli risponde delle contestazioni, restando irrilevante la successiva cessazione della carica e la cancellazione della società dal registro delle imprese. Ha dichiarato inammissibili il secondo e il terzo motivo perché, pur formalmente prospettati come violazioni di legge, miravano in realtà a una nuova valutazione del materiale probatorio e dei fatti di causa, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha confermato la valutazione dei giudici di merito secondo cui il contratto era privo dei requisiti dell'appalto genuino e integrava somministrazione illecita di manodopera, con responsabilità del ricorrente per avere concorso alla realizzazione dell'illecito. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 1 l. 689/1981

    Per gli illeciti amministrativi operano legalità, irretroattività e divieto di analogia; si applica la legge vigente al momento del fatto, non la disciplina successiva più favorevole.

  • D.Lgs. n. 175/2014

    Richiamato dal ricorrente a sostegno dell'asserita cessazione di legittimazione, ma ritenuto non decisivo rispetto al momento di commissione dell'illecito.

  • art. 2495 c.c.

    Richiamato dal ricorrente per sostenere effetti estintivi della cancellazione della società, ma la Corte ha ritenuto che ciò non incida sulla responsabilità per fatti commessi quando la carica era ancora in essere.

  • art. 360, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Il ricorso era formalmente incardinato su violazioni di legge, ma i motivi secondo e terzo sono stati qualificati come inammissibili perché diretti in realtà a sollecitare un riesame del merito.

  • D.L. n. 73/2002

    Richiamato in relazione alle comunicazioni obbligatorie, ma la censura è stata ritenuta non scrutinabile perché implicava una diversa lettura dei fatti.

  • art. 36-bis, comma 1, n. 3 c.p.c.

    Citatо nel motivo relativo alle comunicazioni obbligatorie, senza incidere sull'esito per la natura fattuale della doglianza.

  • art. 1655 c.c.

    Invocato per sostenere la genuinità dell'appalto, ma la Corte ha confermato la qualificazione in termini di somministrazione illecita di manodopera.

  • art. 29 D.Lgs. n. 276/2003

    Richiamato in tema di appalto, ma la Corte ha escluso che il rapporto concreto presentasse i requisiti dell'appalto genuino.

  • art. 36-bis D.L. n. 223/2006 conv. in l. n. 248/2006

    Richiamato dal ricorrente sul tema della somministrazione/appalto, ma non ritenuto idoneo a sovvertire l'accertamento di merito.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    In conseguenza del rigetto, la Corte ha dato atto dei presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • In materia di illeciti amministrativi, la responsabilità va accertata con riferimento al momento della commissione della violazione: conta chi rivestiva allora la qualità soggettiva rilevante, non la situazione successiva.
  • La cancellazione della società dal registro delle imprese non esclude, di per sé, la responsabilità dell'amministratore o legale rappresentante per sanzioni amministrative riferite a condotte pregresse.
  • In cassazione non è consentito trasformare censure formalmente di violazione di legge in una richiesta di rivalutazione del merito e delle prove: la Corte controlla solo la correttezza giuridica e la coerenza logica della motivazione di merito.
  • La qualificazione di un contratto come appalto genuino o come somministrazione illecita di manodopera è questione rimessa al giudice di merito, censurabile in cassazione solo nei limiti del vizio di legittimità.
  • Quando il giudice di merito accerta che l'appalto sia meramente apparente e che i lavoratori siano in realtà utilizzati nell'interesse del committente, è configurabile la responsabilità del soggetto che abbia concorso alla realizzazione dell'illecito.

Come è indicizzato

MaterieAppalto e somministrazioneImpugnazioni
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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