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Cassazione Civile, Ordinanza n. 14631/2026 del 18/05/2026

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (datore di lavoro)

La controversia

La controversia nasce dalla reiterazione, tra il 2002 e il 2019, di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore educativo scolastico stipulati tra una lavoratrice e un Comune. La Corte d'appello aveva già accertato l'abusività della successione dei contratti e condannato l'ente al risarcimento del danno cd. comunitario, liquidandolo in via equitativa in misura pari a sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto. La lavoratrice ricorre per cassazione con un unico motivo, denunciando violazione e falsa applicazione della clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE, in connessione con gli artt. 32 L. 183/2010, 36 d.lgs. 165/2001, 5 d.lgs. 368/2001 e 19 d.lgs. 81/2015. Sostiene che la Corte territoriale avrebbe erroneamente frazionato la condotta abusiva dell'amministrazione, trattandola come una serie di illeciti distinti anziché come un abuso unitario protratto per tutto il periodo di reiterazione, e avrebbe quindi liquidato il danno in misura incongrua. La resistente eccepisce l'infondatezza del motivo e resiste al ricorso.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che la sentenza impugnata avesse correttamente esercitato il potere discrezionale di liquidazione equitativa del danno, dando conto del criterio seguito e ancorandolo a un parametro oggettivo collegato alla gravità dell'abuso e alla durata della reiterazione dei contratti. Ha inoltre rilevato che la sopravvenuta modifica dell'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001, introdotta dal d.l. 131/2024 conv. in L. 166/2024, pur immediatamente applicabile, non era incompatibile con il criterio usato dalla Corte d'appello, sicché la decisione di merito restava conforme a diritto. Le spese del giudizio di legittimità sono state integralmente compensate per la sopravvenienza normativa.

Norme richiamate

  • art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.

    È richiamato come parametro del motivo di ricorso per dedurre violazione di legge.

  • clausola 5 dell'accordo quadro allegato alla direttiva 1999/70/CE

    È invocata come fonte eurounitaria che disciplina il contrasto all'abuso nella successione di contratti a termine.

  • art. 32 L. 183/2010

    È richiamato in connessione con la disciplina risarcitoria del lavoro a termine e con il criterio di liquidazione dell'indennità.

  • art. 36 d.lgs. 165/2001

    È richiamato quale disciplina del lavoro a termine alle dipendenze della pubblica amministrazione e della relativa tutela risarcitoria.

  • art. 5 d.lgs. 368/2001

    È richiamato quale disciplina della successione di contratti a termine e dei limiti di durata.

  • art. 19 d.lgs. 81/2015

    È richiamato come norma della disciplina generale del contratto a tempo determinato.

  • art. 380-bis c.p.c.

    È richiamato per la proposta di definizione accelerata del ricorso.

  • art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001

    "nella specifica ipotesi di danno conseguente all'abuso nell'utilizzo di una successione di contratti o rapporti di lavoro a tempo determinato, fatta salva la facoltà per il lavoratore di provare il maggior danno, il giudice stabilisce un'indennità nella misura compresa tra un minimo di quattro e un massimo di ventiquattro mensilità dell'ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del trattamento di fine rapporto, avuto riguardo alla gravità della violazione anche in rapporto al numero dei contratti in successione intervenuti tra le parti e alla durata complessiva del rapporto"

    La Corte afferma che la nuova formulazione, immediatamente applicabile, codifica il danno comunitario e che il criterio adottato dal giudice di merito, fondato sulla gravità dell'abuso e sulla durata/reiterazione dei contratti, è sostanzialmente coerente con la norma sopravvenuta.

  • d.l. 131/2024

    È indicato come fonte della modifica dell'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001.

  • L. 166/2024

    È indicata come legge di conversione del d.l. 131/2024.

  • d.P.R. 115/2002, art. 13, comma 1-quater

    È applicato per dare atto dei presupposti del versamento dell'ulteriore contributo unificato.

  • art. 13, comma 1-bis, d.P.R. 115/2002

    È richiamato per il calcolo dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

Massime di principio

  • La liquidazione equitativa del danno è insindacabile in cassazione quando il giudice di merito indichi in modo adeguato il percorso logico seguito e i parametri concreti considerati.
  • Nel danno da abuso nella successione di contratti a tempo determinato, il giudice può ancorare la quantificazione alla gravità dell'abuso, al numero dei contratti succedutisi e alla durata complessiva del rapporto.
  • La censura di violazione di legge non può tradursi in una richiesta di nuova valutazione equitativa dei fatti, essendo preclusa alla cassazione la sostituzione del proprio apprezzamento a quello del giudice di merito.
  • La modifica sopravvenuta dell'art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001, che codifica il danno conseguente all'abuso del contratto a termine nella pubblica amministrazione, è immediatamente applicabile e non invalida una liquidazione già conforme ai criteri sostanziali oggi espressamente previsti.

Come è indicizzato

MaterieLavoro a termineRicorso per cassazione
RamiLavoroProcesso civile
IstitutiOnere della prova

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