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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42293/2022 del 09/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso articolato in tre motivi: 1) censura della dichiarazione di falsità ideologica del verbale della Commissione edilizia del Comune di Castiglione Chiavarese del 07.09.2010, per incompatibilità tra la declaratoria di falsità e l'assoluzione degli imputati dal reato di falso (assoluzione pronunciata "perché il fatto non sussiste"); 2) censura della dichiarazione di falsità del permesso di costruire n.1301 del 14.04.2014, per carenza e contraddittorietà della motivazione sulla sussistenza del falso e sulla attribuibilità al ricorrente, posto che la Corte d'appello aveva ascritto il fatto penalmente al solo responsabile dell'Ufficio e prosciolto altri per tenuità; 3) censura relativa ai reati edilizi e paesaggistici (art. 44, lett. c) DPR 380/2001 e art.181 d.lgs. 42/2004), per presunta contraddittorietà e per la mancata pronuncia nel merito invece che della prescrizione.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato solo con riguardo alla declaratoria di falsità del verbale della Commissione edilizia del 07.09.2010: ha annullato senza rinvio la statuizione di falsità di quel verbale (e la corrispondente pronuncia di primo grado). Le restanti censure sono state rigettate: è stata confermata la dichiarazione di falsità del permesso di costruire n.1301/2014 (essendosi rilevata una difformità grafica rispetto agli elaborati depositati agli enti preposti) e ritenuta legittima la formazione del giudicato in relazione al proscioglimento per particolare tenuità di altro imputato, che può costituire fondamento per la declaratoria di falsità. Inoltre sono state ritenute non fondate le doglianze relative alla pronuncia di prescrizione per i reati edilizi e paesaggistici; in conclusione il ricorso è annullato senza rinvio limitatamente alla declaratoria di falsità del verbale Commissione edilizia del 07.09.2010 e rigettato nel resto.

Norme richiamate

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale riferimento alle censure ammissibili in cassazione (motivi di impugnazione): lett. b) ed e) invocate per vizio di motivazione e violazione di legge

  • art. 537 cod. proc. pen.

    Regola la dichiarazione di falsità di atti o documenti; la Corte richiama che la falsità può essere dichiarata anche in presenza di proscioglimento, ma solo se le risultanze processuali accertano il mendacio secondo le regole probatorie

  • art. 479 cod. pen.

    norma del codice penale sul falso ideologico in atto pubblico, che costituisce il reato contestato negli addebiti di falso

  • art. 530, comma 2 cod. proc. pen.

    richiamato in relazione alla possibilità di impugnare pronunce di assoluzione e alle ragioni per cui il PM poteva o meno impugnare decisamente

  • art. 533, comma 1 cod. proc. pen.

    richiamato in tema di motivazione e di regole procedurali relative alla decisione di merito

  • art. 131-bis cod. pen.

    Disciplina della non punibilità per particolare tenuità del fatto; la sentenza valuta che il proscioglimento per tenuità costituisce accertamento del fatto e può fondare la declaratoria di falsità

  • art. 651-bis cod. proc. pen.

    Stabilisce efficacia di giudicato della sentenza di proscioglimento per particolare tenuità in materie civili/risarcitorie; la Corte lo utilizza per argomentare l'efficacia accertativa del proscioglimento

  • art. 44, comma 1, lett. c) DPR n. 380/2001

    Norma del Testo Unico dell'edilizia relativa a illeciti edilizi contestati; citata come capo di imputazione confermato nella parte sulla prescrizione

  • art. 181 d.lgs. n. 42/2004

    Norma del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio relativa a violazioni in zona sottoposta a vincolo paesaggistico, richiamata tra i capi per i quali è stata dichiarata prescrizione

  • Direttiva 92/43/CEE

    Indicata come riferimento alla procedura di valutazione di incidenza (habitat): il verbale contestato attestava la conclusione positiva della procedura, ma la Corte ha ritenuto insufficiente la prova del mendacio

Massime di principio

  • La declaratoria di falsità di un atto richiede l'accertamento oggettivo del mendacio secondo le regole probatorie del processo penale: non può coesistere con una pronuncia che abbia accertato l'insussistenza del reato di falso (assoluzione per "perché il fatto non sussiste").
  • Il proscioglimento per particolare tenuità del fatto (art.131-bis c.p.) costituisce invece un accertamento del fatto e della sua illiceità penale e può quindi essere posto a fondamento per la dichiarazione di falsità di un atto.
  • La declaratoria di falsità può essere impugnata anche autonomamente; la parte che contesta la falsità deve confrontarsi con le risultanze probatorie che hanno portato alla sentenza impugnata.
  • Quando una attestazione contenuta in un atto pubblico è generica, sovrabbondante o resa da un organo incompetente rispetto alla materia, la prova della falsità richiede elementi specifici che dimostrino il mendacio oggettivo (es.: difformità documentale effettivamente accertata).
  • In presenza di cause estintive del reato (es. prescrizione), in sede di legittimità non sono valutabili vizi di motivazione sulla sussistenza del reato salvo che dalla decisione possano derivare effetti civili o di confisca o salvo impugnazioni particolari: il giudice del rinvio sarebbe comunque obbligato a dichiarare la causa estintiva.

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