Cassazione Civile, Sentenza n. 31563/2023 del 13/11/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Controversia derivante da due contratti di factoring (2009 e 2011) con cessione pro solvendo di crediti vantati da Tekton verso terzi (Comune di Salerno). Unicredit Factoring ottenne un decreto ingiuntivo per mancato pagamento; Tekton oppose deducendo che i lavori e l'effettivo rapporto debitorio erano riconducibili a Esa Costruzioni Generali S.p.a. (che avrebbe dovuto essere l'effettivo debitore/passivo) e che quindi la pretesa non poteva essere rivolta esclusivamente contro Tekton. In parallelo Esa promosse separata opposizione e in un altro giudizio ottenne pronunce sulla propria posizione di garante/fideiussore. Questioni principali: efficacia preclusiva della sentenza resa nel giudizio separato (eventuale giudicato), determinazione della legittimazione passiva (Tekton vs Esa) e portata degli obblighi contrattuali della cessione pro solvendo (art. 8 dei contratti) relativi alla garanzia di solvibilità e all'obbligo di restituzione delle somme anticipate in caso di mancato incasso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di Tekton e ha confermato la decisione di merito che aveva rigettato l'opposizione al decreto ingiuntivo. Motivazione essenziale: i motivi di ricorso non hanno indicato vizi di motivazione idonei a sostenere la cassazione; Tekton non ha provato il passaggio in giudicato della sentenza resa nel giudizio separato (quindi quella sentenza non poteva avere effetti preclusivi nel presente processo); inoltre la Corte ha richiamato che, in caso di cessione pro solvendo (come qui), l'obbligo della cedente comprende non solo l'esistenza dei crediti ma anche la garanzia di solvenza e, se necessario, la restituzione di quanto anticipato al factor. Sono state respinte le censure di omessa pronuncia e di errata valutazione dei fatti; Tekton condannata alle spese di giudizio (liquidate in euro 14.000 compensi oltre oneri, più spese forfettarie e esborsi) e ad ulteriori obblighi contributivi relativi al contributo unificato ove dovuto.
Norme richiamate
art. 8 dei contratti di factoring
impegno della cedente alla garanzia della solvenza dei debitori ceduti e obbligo di restituzione in caso di mancato incasso
La Corte ha ritenuto che, in cessione pro solvendo, l'art. 8 impone alla cedente l'obbligo non solo di documentare l'esistenza dei crediti ma anche di rispondere per la mancata riscossione, restituendo le somme anticipate su richiesta del factor.
art. 360 cod. proc. civ. nn. 3 e 5
Riferimento ai mezzi di ricorso per violazione di legge e omesso esame di fatto: la Corte ha ritenuto i motivi formulati incompatibili con i profili tipizzati dall'art. 360, in particolare per carenza di specificità e per il difetto di illustrazione delle ricadute sul decisum.
Richiamati in rapporto ai principi di allegazione, prova e ruolo del giudice: la Corte ha ricordato che non è possibile nel giudizio di legittimità reinterpretare la motivazione del giudice di merito senza indicare specifici errori ermeneutici.
Applicato il principio della 'doppia conforme': la Corte d'appello avendo deciso conformemente al primo grado, l'appellante doveva indicare le ragioni fattuali e in cosa esse differivano; la mancata ottemperanza ha reso inammissibili le censure di fatto.
Disposizione sul relativo onere della prova: la Corte ha affermato che chi invoca il giudicato (o altro fatto impeditivo) deve darne la prova; Tekton non ha dimostrato il passaggio in giudicato della sentenza favorevole ad Esa.
art. 1218 c.c. e altre norme richiamate (artt. 1455, 1988, 1945, 1949, 1950, 2700 c.c.)
Richiami normativi evocati dalla ricorrente per contestare l'azione di restituzione e l'addebito di inadempimento; la Corte ha ritenuto che, anche alla luce dei principi contrattuali e obbligatori, nella cessione pro solvendo il cedente risponde per la solvibilità del debitore ceduto e per la restituzione delle somme anticipate.
Citato in ricorso ma senza effetto decisivo: la Corte non ha ritenuto che la contestazione relativa a tale norma potesse mutare la conclusione sul contenuto e sugli effetti della sentenza impugnata.
art. 13 d.P.R. 30 maggio 2002, n. 115 (contributo unificato)
art. 13, comma 1-quater citato nella sentenza
Riferimento alle conseguenze processuali economiche: la Corte ha rilevato l'obbligo della ricorrente al versamento di un ulteriore contributo unificato in caso di condanna per inammissibilità del ricorso.
Massime di principio
- Nella cessione pro solvendo il cedente non assume solo l'onere di dimostrare l'esistenza del credito, ma garantisce la solvibilità del debitore ceduto e, in caso di mancato incasso, deve restituire al factor le somme anticipate su richiesta.
- Il soggetto che invoca l'esistenza di un giudicato (effetti preclusivi di una precedente sentenza) ha l'onere di provarne il passaggio in giudicato; senza tale prova la sentenza antecedente non produce effetti vincolanti nel processo successivo.
- La presenza di una garanzia o fideiussione da parte di un terzo (qui Esa) non esclude di per sé la responsabilità del debitore principale (Tekton); il garante si aggiunge al debitore, e il pagamento del garante comporta il diritto di surrogazione nei confronti del debitore principale.
- In Cassazione non è consentito riformulare ex novo l'interpretazione di una sentenza di merito: il ricorrente deve indicare specificamente errori di diritto o di fatto (nella misura consentita), pena l'inammissibilità del ricorso.
- Se la Corte d'appello decide in modo 'doppia conforme' rispetto al primo grado, l'appellante deve indicare espressamente le ragioni fattuali che giustificherebbero una diversa valutazione; la mancata indicazione produce preclusione delle censure di fatto.
- Le questioni di legittimazione passiva e di individuazione del debitore effettivo richiedono prova documentale chiara; mere affermazioni in atti processuali non sostituiscono la necessità di dimostrazione del passaggio di rapporto di debito a terzi.
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