Cassazione Civile, Ordinanza n. 02789/2023 del 31/01/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (custode)
La controversia
La controversia nasce dall’opposizione ex art. 170 d.P.R. 115/2002 proposta da una società avverso il decreto di liquidazione dell’indennità per l’attività di custode giudiziario di beni diversi da veicoli o natanti, svolta in un procedimento penale. Il Tribunale di Roma aveva accolto l’opposizione e rideterminato l’indennità, ritenendo non vincolante un protocollo tra Tribunale e Procura e affermando che, per tali beni, il compenso dovesse essere liquidato sulla base degli usi locali ai sensi degli artt. 58 d.P.R. 115/2002 e 5 d.m. 265/2006, escludendo l’equità come criterio autonomo. Il Ministero della giustizia ha ricorso per cassazione deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 58 e 59 d.P.R. 115/2002 e del d.m. 265/2006, sostenendo che il Tribunale avrebbe erroneamente attribuito natura di usi alle tariffe predisposte dall’Agenzia del Demanio in assenza di loro inserimento nella raccolta ufficiale degli usi camerali; inoltre, una volta esclusa tale fonte, il giudice avrebbe dovuto ricorrere al criterio equitativo, valorizzando il protocollo come espressione di tale criterio. La resistente ha resistito con controricorso.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretto l’orientamento del Tribunale, confermando che, per la liquidazione dell’indennità di custodia di beni non espressamente contemplati dal d.m. 265/2006, il riferimento è agli usi locali richiamati dalla disciplina normativa, senza necessità di verificare l’opinio iuris ac necessitatis. Ha inoltre ribadito che, in questo contesto, non è consentito sostituire il parametro degli usi con un criterio equitativo autonomo. La Corte ha anche rilevato la mancata integrazione del contraddittorio verso le parti del procedimento penale e il pubblico ministero, ma ha ritenuto superfluo disporla perché il ricorso era prima facie infondato. Le spese del giudizio di legittimità sono state compensate integralmente; è stato altresì dato atto dei presupposti per il versamento dell’ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
individua il rimedio dell’opposizione avverso il decreto di liquidazione dell’indennità del custode.
prevede che l’indennità del custode sia determinata sulla base delle tariffe in tabelle e, in via residuale, secondo gli usi locali.
richiama il procedimento di approvazione delle tariffe per la liquidazione dell’indennità.
per i beni diversi da veicoli e natanti impone il ricorso agli usi locali per la determinazione dell’indennità.
gli usi hanno efficacia nelle materie regolate da leggi e regolamenti solo se da essi richiamati; nel caso di specie il richiamo normativo li rende rilevanti.
richiamati per giustificare l’adozione di una soluzione processuale volta a evitare ritardi inutili nella definizione del giudizio.
parametro formale del motivo di ricorso per violazione o falsa applicazione di legge.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002
sussistenza dei presupposti processuali per il versamento... di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato
in caso di rigetto del ricorso va dato atto dei presupposti per l’ulteriore contributo unificato, salvo verifica dell’effettiva debenza.
L. 23 agosto 1988, n. 400, art. 17, commi 3 e 4
richiamata per il procedimento di adozione del decreto ministeriale sulle tariffe.
Massime di principio
- Quando la disciplina speciale per la liquidazione del compenso del custode rinvia agli usi locali, il giudice deve applicare quel criterio in via residuale e non può sostituirlo con un criterio equitativo se la norma non lo prevede espressamente.
- In materia di indennità per custodia di beni sequestrati, il richiamo legislativo agli usi locali è sufficiente a legittimare prassi tariffarie consolidate del settore, anche se predisposte o utilizzate da amministrazioni pubbliche o uffici giudiziari, purché siano espressive di un uso locale rilevante.
- Ai fini dell’applicazione degli usi richiamati dalla legge o dal regolamento, non è sempre necessario accertare l’opinio iuris ac necessitatis quando il rinvio normativo recepisce direttamente la prassi dei corrispettivi applicati nella pratica del settore.
- Nel giudizio di opposizione al decreto di liquidazione del compenso del custode di beni sequestrati nel processo penale, sono contraddittori necessari non solo il beneficiario, ma anche le parti processuali del procedimento penale e il pubblico ministero.
- Se il ricorso per cassazione è manifestamente infondato, la Corte può evitare l’integrazione del contraddittorio o la rinnovazione di notifiche nulle o inesistenti quando ciò comporterebbe solo un inutile aggravio e un ritardo nella definizione del processo.
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