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Cassazione Civile, Ordinanza n. 25546/2023 del 31/08/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (cliente)

La controversia

Un avvocato aveva promosso due distinti ricorsi monitori o di cognizione dinanzi al Tribunale per ottenere il pagamento di compensi professionali relativi a prestazioni svolte per una società cliente in due giudizi diversi: un'opposizione a precetto e un'opposizione a decreto ingiuntivo. La società eccepiva che l'attività fosse unitaria, perché i processi riguardavano la stessa controparte e lo stesso titolo, con conseguente abusivo frazionamento di un credito sostanzialmente unitario. Il Tribunale, riuniti i ricorsi, dichiarava improcedibile uno dei due e accoglieva solo parzialmente l'altro, ritenendo che il professionista non avesse dimostrato un interesse ex art. 100 c.p.c. alla proposizione separata delle domande. In cassazione il ricorrente denunciava violazione di numerose norme costituzionali, processuali e sostanziali, sostenendo che la pluralità di procure alle liti e di incarichi professionali escludesse l'unitarietà del rapporto e quindi l'applicabilità del divieto di frazionamento abusivo del credito.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto non decisivo l'argomento del ricorrente fondato sulla pluralità di procure e sulla distinzione tra i diversi giudizi patrocinati, osservando che il principio elaborato dalle Sezioni Unite in tema di frazionamento processuale dei crediti non si esaurisce nell'ipotesi di un'unica obbligazione in senso stretto, ma opera anche rispetto a crediti riferibili a una medesima relazione sostanziale o rapporto complesso, quando siano dedotti separatamente senza che sia dimostrato un interesse oggettivamente valutabile alla proposizione distinta. Nel caso concreto, i compensi professionali richiesti erano riconducibili a una medesima vicenda sostanziale e il ricorrente non aveva fornito la prova dell'interesse richiesto per giustificare la separazione delle azioni. Non essendo stata svolta difesa dalla controparte, la Corte non ha liquidato spese. Ha inoltre dato atto dei presupposti per il contributo unificato aggiuntivo.

Norme richiamate

  • art. 24 Cost.

    richiamato dal ricorrente a sostegno del diritto di azione, ma non ritenuto idoneo a superare il limite del frazionamento abusivo in assenza di interesse oggettivamente valutabile

  • art. 2907 c.c.

    richiamato dal ricorrente in relazione alla tutela giurisdizionale dei diritti, senza incidere sull'esito

  • art. 100 c.p.c.

    condizione dell'azione; l'interesse ad agire opera anche come limite all'estensione oggettiva della tutela quando si frazioni una più ampia vicenda sostanziale

  • art. 112 c.p.c.

    richiamato tra le norme asseritamente violate, ma non decisivo

  • art. 1703 c.c.

    qualifica il contratto di patrocinio come specie del mandato, fondando l'autonomia del rapporto professionale

  • art. 1704 c.c.

    richiamato dal ricorrente nel quadro del mandato e del rapporto professionale

  • art. 1708 c.c.

    richiamato dal ricorrente nel quadro del mandato e del rapporto professionale

  • art. 1709 c.c.

    richiamato dal ricorrente nel quadro del mandato e del rapporto professionale

  • art. 83 c.p.c.

    la procura alle liti è atto scritto e si presume conferita per un determinato grado del processo salvo volontà diversa; la Corte ne valorizza il rilievo nel rapporto con il contratto di patrocinio

  • art. 2233 c.c.

    richiamato dal ricorrente in tema di compenso professionale dell'avvocato

  • art. 13 L. 247/2012

    richiamato dal ricorrente in tema di compenso dell'avvocato

  • art. 2 d.m. 55/2014

    richiamato dal ricorrente in tema di parametri di liquidazione

  • art. 4 d.m. 55/2014

    richiamato dal ricorrente in tema di parametri di liquidazione

  • art. 1173 c.c.

    le distinte procure e i distinti contratti di patrocinio sono ricondotti a fonti di obbligazioni autonome

  • art. 360-bis n. 1 c.p.c.

    utilizzato per escludere l'ammissibilità del ricorso in senso sostanziale; il ricorso non introduce argomenti idonei a mutare l'orientamento consolidato

  • art. 2909 c.c.

    richiamato nel discutere che la non proponibilità separata non fa giudicato sostanziale

  • art. 104 c.p.c.

    richiamato per affermare la possibilità di riproporre le domande in cumulo oggettivo

  • art. 13 co. 1-quater d.p.r. 115/2002

    richiamato per dare atto dei presupposti del contributo unificato aggiuntivo

Massime di principio

  • Il divieto di frazionamento processuale non riguarda solo l'ipotesi di un unico credito in senso stretto, ma può operare anche quando più crediti siano riferibili a un medesimo rapporto complesso o a una medesima vicenda sostanziale.
  • La proposizione separata di domande relative a crediti connessi alla stessa relazione sostanziale è consentita solo se il creditore dimostra un interesse oggettivamente valutabile alla tutela frazionata; in mancanza, la scelta integra abuso degli strumenti processuali.
  • Nel valutare il frazionamento abusivo, il giudice deve guardare non soltanto all'unità formale del rapporto, ma anche all'ambito oggettivo del possibile giudicato e alla comune matrice fattuale delle pretese.
  • Per il compenso professionale dell'avvocato, la procura alle liti e il contratto di patrocinio sono distinti sul piano concettuale, ma il compenso sorge ordinariamente in relazione ai singoli incarichi/processi; ciò non esclude, tuttavia, l'applicazione dei limiti al frazionamento quando le pretese siano sostanzialmente riconducibili a una relazione unitaria.
  • L'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. funge anche da criterio di selezione del quomodo della tutela, non solo dell'an: può giustificare o impedire la proposizione separata di azioni che attingono una medesima vicenda sostanziale.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniMandato
RamiProcesso civileContratti
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezza

Testo integrale

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