Cassazione Penale, Sentenza n. 34419/2024 del 12/09/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva rigettato l'appello cautelare del P.M. e aveva confermato il decreto del G.I.P. che aveva respinto la richiesta di misure cautelari interdittive nei confronti di Pileci e Procopio (art. 323 c.p.) e il sequestro preventivo di un tratto di spiaggia nei confronti di Passafaro (contestazioni relative a occupazione abusiva e lavori non autorizzati sul demanio). Il P.M. sosteneva che il Comune di Soverato non avrebbe potuto rilasciare la concessione suppletiva a favore di Passafaro perché: 1) era già accertata l'occupazione abusiva e la realizzazione di innovazioni non autorizzate che, ai sensi dell'art. 20 della legge regionale Calabria n. 17/2005 e dell'art. 47 cod. nav., imponevano la declaratoria di decadenza della concessione originaria e l'ordine di sgombero; 2) la concessione suppletiva violava la distanza minima di 50 metri prevista dall'art. 12 L.R. 17/2005; 3) la deliberazione comunale che aveva reso esecutivo il nuovo piano spiaggia non aveva rispettato il requisito di approvazione provinciale previsto dall'art. 13 L.R. 17/2005; 4) l'iter amministrativo si era svolto in tempi anomali e in presenza di astensioni/ruoli che facevano sorgere sospetti di connivenza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato in parte essenziale. Ha rilevato che, alla luce dell'art. 20 L.R. 17/2005 (richiamando l'art. 47 cod. nav.), una volta accertata l'occupazione abusiva e le innovazioni non autorizzate la Pubblica Amministrazione era tenuta a dichiarare la decadenza della concessione, con conseguente preclusione al rilascio di una concessione suppletiva. La Corte ha inoltre richiamato che la concessione suppletiva è un istituto eccezionale da interpretare restrittivamente e che la porzione concessa in ampliamento (1.648 mq) non può considerarsi di "minima consistenza quantitativa" rispetto alle superfici originarie. Per queste ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio ad altra Sezione del Tribunale di Catanzaro per nuovo giudizio, affinché siano rivalutate fumus e periculum alla luce della corretta ricostruzione dei profili amministrativi e delle norme applicabili.
Norme richiamate
Norma relativa al delitto di abuso d'ufficio, richiamata come capo di imputazione nei confronti di Pileci e Procopio; la Corte ne valuta l'elemento oggettivo e soggettivo alla luce dell'illegittimità amministrativa dell'atto impugnato.
art. 47 cod. nav. (R.D. 327/1942)
Prevede ipotesi di decadenza dalla concessione demaniale; riconosce all'Amministrazione la facoltà di valutare la decadenza, ma la giurisprudenza stabilisce che, se ricorrono i presupposti, l'esercizio del potere è essenzialmente vincolato.
Disciplina l'ingiunzione alla rimessione in pristino e l'ordine di sgombero dell'area, con facoltà di provvedere d'ufficio in caso di inottemperanza; il P.M. lamentava che tali atti non furono adottati.
art. 20 legge reg. Calabria n. 17/2005
alla lettera a) del comma 2 l'omesso pagamento del canone; alla lettera b) del medesimo comma, la inadempienza degli obblighi derivanti dalla concessione
La Corte interpreta l'art. 20 L.R. 17/2005 come prevedente cause di decadenza la cui declaratoria è obbligatoria quando i presupposti sussistono: ne discende che l'ente non aveva discrezionalità nell'ammettere un ampliamento se la decadenza doveva essere dichiarata.
art. 12 legge reg. Calabria n. 17/2005
il piano comunale di spiaggia debba contenere "la planimetria catastale aggiornata con la indicazione della destinazione d'uso di tutte le aree del demanio marittimo occupate sia in concessione, sia abusivamente o che siano oggetto di contenzioso"
Il piano comunale deve rappresentare tutte le occupazioni (anche quelle oggetto di contenzioso) e disciplinare distanze e perimetrazioni; la Corte ha richiamato il divieto imposto dall'art. 12 circa la distanza minima tra lidi.
art. 13 legge reg. Calabria n. 17/2005
Stabilisce che alcune modifiche del piano comunale richiedono l'approvazione dell'amministrazione provinciale; la Corte ha osservato che l'esecutività immediata senza il prescritto nullaosta può essere illegittima.
Norma che disciplina la concessione suppletiva; la Corte ha ricordato che, pur essendo atto discrezionale, l'istituto va interpretato restrittivamente e non giustifica il rilascio in presenza di decadenza obbligatoria.
Norma richiamata per il decreto di sequestro ex art. 321; la vicenda processuale includeva provvedimenti cautelari reali il cui sindacato in Cassazione è limitato.
La Corte richiama i limiti del ricorso per cassazione avverso provvedimenti cautelari reali: ammessa la censura per violazione di legge o per motivazione del tutto mancante/insufficiente.
Norma citata per distinguere le censure che possono essere proposte in cassazione (es. illogicità manifesta della motivazione richiede specifico motivo in sede di impugnazione diversa).
Richiamate nella contestazione a carico di Passafaro (riferimenti normativi iniziali), ma non risultano centrali nella motivazione della Cassazione rispetto ai profili di decadenza e concessione.
Massime di principio
- Se viene accertata l'occupazione abusiva e l'esecuzione di innovazioni non autorizzate, la normativa regionale che prevede la decadenza (art. 20 L.R. 17/2005) impone all'amministrazione di dichiarare la decadenza, con conseguente preclusione a nuovi rilasci concessori.
- La concessione suppletiva (art. 24 D.P.R. 328/1952) è un'eccezione che va interpretata restrittivamente: l'ampliamento diretto può essere concesso solo se l'estensione è obiettivamente funzionale, necessaria e di minima consistenza rispetto alla concessione originaria.
- Il mancato rispetto delle procedure amministrative obbligatorie (ingiunzione a rimuovere, ordine di sgombero, pagamento sanzioni, parere provinciale per efficacia immediata del piano) rende illegittimo ogni provvedimento concessorio adottato in presenza di tali omissioni.
- La violazione di regole ovvero l'adozione di atti amministrativi palesemente illegittimi può costituire elemento valutabile nel quadro del "fumus" del delitto di abuso d'ufficio, specie se accompagnata da anomale tempistiche o da indizi di connivenza.
- In sede di ricorso per cassazione contro provvedimenti cautelari reali sono ammesse censure per violazione di legge e per carenza o apparente mancanza di motivazione: questioni di merito sull'interpretazione di atti amministrativi, di norma, rientrano nella valutazione di fatto che il giudice di merito deve compiere.
- Il giudice che valuta misure cautelari deve verificare se l'illegittimità amministrativa sia tale da incidere sul fumus del reato e sul carattere discrezionale del potere oggetto di contestazione; atti amministrativi contrari a norme vincolanti non godono di tutela discrezionale.
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