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Cassazione Civile, Ordinanza n. 37188/2021 del 29/11/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)

La controversia

Una società ha impugnato un avviso di accertamento per IRES, IRAP e IVA relativo all’anno 2007. La controversia riguardava la deducibilità di costi e, in particolare, degli interessi passivi collegati a un’operazione di leasing avente a oggetto un’imbarcazione da diporto. La contribuente sosteneva che tali costi fossero inerenti alla propria attività, consistente nella gestione di una struttura balneare di alto livello, e che la CTR avesse errato nel ritenere non provata l’inerenza. Con il primo motivo veniva dedotta la violazione dell’art. 109, comma 5, TUIR; con il secondo la violazione degli artt. 2697 e 2727 c.c. per il riparto dell’onere della prova e l’utilizzo delle presunzioni; con il terzo l’omesso esame di fatti decisivi; con il quarto la nullità della sentenza per motivazione perplessa ex art. 132 c.p.c.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondato il primo motivo perché la regola della deducibilità automatica degli interessi passivi non si applicava agli interessi impliciti relativi a beni acquisiti in leasing nel periodo d’imposta 2007, non essendo allora vigente il richiamo dell’art. 102, comma 7, TUIR all’art. 96 TUIR. Ha poi confermato che, per tali costi, incombe sul contribuente l’onere di dimostrarne l’inerenza all’attività d’impresa, onere che la CTR ha reputato non assolto per genericità della documentazione prodotta. Il terzo motivo è stato respinto perché diretto a ottenere una rivalutazione del merito e degli indizi probatori, non consentita in cassazione. Il quarto è stato ritenuto infondato perché la motivazione della CTR non era affetta da perplessità, avendo chiaramente fondato la decisione sulla mancata prova dell’inerenza. La Corte ha inoltre posto a carico della ricorrente le spese e ha dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 109, comma 5, TUIR

    Le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi sono deducibili solo se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o proventi imponibili; la Corte lo richiama per distinguere gli interessi passivi dagli altri costi e per affermare che il giudizio di inerenza resta necessario per i costi diversi dagli interessi nei casi non coperti da disciplina speciale.

  • art. 96 TUIR

    Costituisce la disciplina generale sulla deducibilità degli interessi passivi nei limiti e secondo le modalità previste dalla norma; la Corte precisa che essa non era applicabile, ratione temporis, agli interessi impliciti del leasing in questione per l’anno 2007.

  • art. 102, comma 7, TUIR

    Per l’anno 2007 non conteneva ancora il rinvio alla disciplina dell’art. 96 TUIR per la quota di interessi impliciti desunta dal contratto di leasing; solo la modifica introdotta dalla L. n. 244/2007, in vigore dal 1° gennaio 2008, ha previsto tale richiamo.

  • art. 2697 c.c.

    È richiamato dalla ricorrente per sostenere che l’onere della prova dell’assenza di inerenza dovesse gravare sull’Ufficio; la Corte ribadisce invece che, nel caso deciso, l’onere di provare l’inerenza dei costi spettava al contribuente.

  • art. 2727 c.c.

    È invocato dalla ricorrente con riguardo al valore presuntivo degli elementi dedotti; la Corte non ravvisa errori della CTR nel non attribuire rilievo decisivo agli indizi offerti.

  • art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.

    Usato per denunciare violazione di legge in relazione alla deducibilità e all’inerenza dei costi.

  • art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.

    Usato per censurare l’omesso esame di fatti decisivi; la Corte lo ritiene inammissibilmente diretto a una rivalutazione del merito.

  • art. 132 c.p.c.

    È richiamato per dedurre una motivazione perplessa; la Corte esclude il vizio perché la sentenza di merito esponeva chiaramente la ratio decidendi.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002

    È applicato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.

  • art. 1, comma 17, L. n. 228 del 2012

    È richiamato quale norma che ha inserito il comma 1-quater nell’art. 13 del d.P.R. n. 115/2002.

Massime di principio

  • Nel periodo d’imposta anteriore alla modifica normativa del 2007, gli interessi impliciti compresi nei canoni di leasing non seguivano automaticamente il regime generale di deducibilità degli interessi passivi previsto per altre operazioni finanziarie, ma restavano soggetti alla disciplina speciale del bene in leasing e al giudizio di inerenza.
  • La deducibilità di costi d’impresa diversi dagli interessi passivi richiede che il contribuente provi l’inerenza all’attività svolta; la mera allegazione di una connessione generica con l’oggetto sociale o con l’attività aziendale non è sufficiente.
  • In sede di legittimità non è consentito trasformare la censura in una nuova valutazione del materiale probatorio: contestazioni sulla sufficienza degli indizi e sulla lettura della documentazione sono questioni di merito riservate al giudice tributario.
  • Il vizio di motivazione perplessa o apparente non sussiste quando la sentenza di merito individua in modo comprensibile la ragione decisoria, anche se la parte non condivide la valutazione delle prove.
  • Quando la disciplina speciale non richiama espressamente quella generale sulla deducibilità degli interessi passivi, non può essere estesa per analogia in presenza di un diverso trattamento legislativo del costo oggetto di contestazione.

Come è indicizzato

MaterieAccertamentoContenzioso tributarioProveImpugnazioni
RamiTributiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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