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Cassazione Civile, Ordinanza n. 13938/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La società concessionaria ha impugnato davanti alle Sezioni Unite la sentenza del Consiglio di Stato che aveva confermato la decadenza dalla concessione disposta dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il provvedimento amministrativo era fondato su più ragioni: l'assunzione della qualità di imputato da parte di soggetti collegati alla società per determinati reati, l'accertato venir meno del rapporto fiduciario con lo Stato per una serie di condotte e irregolarità ritenute sintomatiche di inaffidabilità, nonché l'omessa sottoscrizione dell'atto integrativo della convenzione di concessione. Con il primo motivo la ricorrente ha dedotto eccesso di potere giurisdizionale del Consiglio di Stato, sostenendo che il giudice amministrativo avrebbe sconfinato nel merito sostituendosi all'amministrazione nella valutazione discrezionale della rottura del rapporto fiduciario e riscrivendo di fatto il provvedimento. Con il secondo motivo ha denunciato violazione del diritto dell'Unione, dell'art. 1 Prot. 1 CEDU, dell'art. 47 della Carta di Nizza e del principio di legittimo affidamento, sostenendo che la decadenza sarebbe stata sproporzionata e che il giudice amministrativo avrebbe male applicato norme eurounitarie rilevanti.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze, pur formulate come violazione dei limiti esterni della giurisdizione, in realtà investissero errores in iudicando e in procedendo del Consiglio di Stato, cioè il modo di esercizio della funzione giurisdizionale, non sindacabile in sede di ricorso ex art. 111, ottavo comma, Cost. La Corte ha escluso che la sentenza impugnata avesse travalicato il perimetro della giurisdizione amministrativa o avesse sostituito la volontà del giudice a quella dell'amministrazione. Ha inoltre ribadito che la dedotta violazione del diritto dell'Unione o della CEDU non integra, di per sé, un eccesso di potere giurisdizionale. La società ricorrente è stata condannata alle spese e al versamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 362 c.p.c.

    delimita, insieme all'art. 111 Cost., il perimetro del ricorso per cassazione avverso le decisioni del Consiglio di Stato ai soli motivi inerenti alla giurisdizione

  • art. 111, ottavo comma, Cost.

    consente il ricorso per cassazione soltanto per motivi inerenti alla giurisdizione; non permette di censurare errores in iudicando o in procedendo né la violazione di norme UE o CEDU come tali

  • art. 34, comma 2, c.p.a.

    richiamato dalla ricorrente per sostenere lo sconfinamento del giudice amministrativo nel merito

  • art. 80, comma 5, lett. c), d.lgs. n. 50 del 2016

    consente l'esclusione dell'operatore economico per gravi illeciti professionali tali da porre in dubbio integrità o affidabilità; il Consiglio di Stato lo ha valorizzato come base della decadenza

  • art. 176 d.lgs. n. 50 del 2016

    nel testo applicabile ratione temporis prevedeva la cessazione della concessione quando il concessionario avrebbe dovuto essere escluso ai sensi dell'art. 80

  • art. 24, comma 25, d.l. 6 luglio 2011, n. 98

    richiamato nel provvedimento amministrativo come fonte di decadenza obbligatoria in presenza della qualità di imputato di soggetti rilevanti per la società

  • art. 1, comma 79, L. n. 220 del 2010

    richiamato quale obbligo di sottoscrizione dell'atto integrativo della convenzione di concessione, la cui omissione è stata valorizzata dall'amministrazione

  • art. 1 Prot. 1 CEDU

    invocato dalla ricorrente per lamentare la sproporzione della decadenza e la lesione del bene concessorio

  • art. 47 Carta di Nizza

    invocato per denunciare la violazione del diritto a un ricorso effettivo e a un equo processo

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002

    richiamato per il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto o inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione avverso le sentenze del Consiglio di Stato è ammissibile solo per veri motivi inerenti alla giurisdizione, cioè per difetto assoluto o relativo di giurisdizione; non è consentito trasformarlo in un ulteriore grado di merito o di legittimità.
  • Non integra eccesso di potere giurisdizionale il fatto che il giudice amministrativo interpreti le norme applicabili, valuti la legittimità, la proporzionalità e la non illogicità dell'atto, o qualifichi un provvedimento come plurimotivato.
  • La dedotta violazione di norme del diritto dell'Unione europea o della CEDU, anche se prospettata come grave o manifesta, dà luogo a un eventuale errore di giudizio e non al superamento dei limiti esterni della giurisdizione.
  • In presenza di un provvedimento amministrativo sorretto da più rationes decidendi autonome, la legittimità di una sola di esse è sufficiente a reggere l'atto, rendendo irrilevante l'eventuale critica alle altre ai fini dell'annullamento.
  • Nel settore delle concessioni pubbliche e, in particolare, nel gioco lecito, l'amministrazione può fondare la cessazione del rapporto su elementi che incidano sull'affidabilità e sul rapporto fiduciario, purché la valutazione resti entro il sindacato di legittimità del giudice amministrativo.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniConcessione
RamiProcesso civileCommercialeContrattiBancario e finanziario
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaBuona fede e correttezzaGiudicato

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