Cassazione Civile, Ordinanza n. 29648/2023 del 25/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (convenuto)
La controversia
La controversia nasce da una vicenda di inganno protratto nel tempo: il ricorrente, che cercava finanziamenti per realizzare una struttura sanitaria per malati di Alzheimer, fu messo in contatto da un promotore finanziario con un presunto cardinale che avrebbe dovuto sostenerne il progetto. La corrispondenza durò a lungo e ingenerò nel ricorrente un affidamento sulla serietà dell'interlocutore, salvo poi emergere che il cardinale non esisteva e che dietro tale identità si celava il resistente. In sede penale la vicenda si concluse con patteggiamento. In sede civile il ricorrente chiese il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, ma il tribunale respinse la domanda per difetto di prova del pregiudizio; la corte d'appello confermò, ritenendo generiche le allegazioni e irrilevante il materiale istruttorio. In cassazione il ricorrente denunciò violazione e falsa applicazione degli artt. 185 c.p., 2043 c.c., 2059 c.c., 2727 c.c. e 2729 c.c., sostenendo che la corte territoriale avrebbe dovuto valorizzare presunzioni semplici, fatto notorio e regole di esperienza per desumere dal fatto illecito la prova del danno subito.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il motivo in parte infondato e in parte inammissibile, affermando che il giudice di merito aveva correttamente applicato i criteri della prova per presunzioni e che le doglianze del ricorrente miravano in realtà a sostituire una diversa valutazione di fatto a quella compiuta dal giudice di appello. In particolare, la Corte ha osservato che il fatto noto non può essere indicato in modo generico nella sola condotta illecita altrui, ma deve consistere nelle specifiche modalità storiche del comportamento, precisione che nel caso mancava; inoltre, anche quando un elemento fosse preciso, esso deve essere idoneo, secondo regole di esperienza, a rendere probabile il danno, requisito che la corte territoriale ha escluso con apprezzamento non sindacabile in sede di legittimità. Il ricorso è stato quindi rigettato, con condanna del ricorrente alle spese e con attestazione della debenza dell'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 360, primo comma, n. 3, c.p.c.
La doglianza in cassazione è stata formulata come denuncia di violazione e falsa applicazione di legge.
art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.
Le valutazioni di fatto del giudice di merito sono sindacabili in cassazione solo nei limiti dell'omesso esame di un fatto decisivo, non dedotto nel caso concreto.
Richiamato dal ricorrente come norma collegata alla pretesa risarcitoria derivante da reato.
Richiamato dal ricorrente quale fondamento della responsabilità aquiliana per il fatto illecito.
Richiamato dal ricorrente per il danno non patrimoniale.
Norma sulla prova presuntiva richiamata per sostenere che il danno potesse essere desunto da un fatto noto.
La Corte ne ribadisce la funzione: il fatto ignoto può essere provato per presunzioni solo se il fatto noto è preciso, grave e concordante.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
Richiamato per dare atto dell'obbligo di versare l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato in caso di rigetto del ricorso.
art. 1, comma 17, l. n. 228 del 2012
Norma che ha introdotto l'ulteriore contributo unificato nei casi previsti.
artt. 81 cpv, 494 c.p.; artt. 81 cpv, 617-ter c.p.
Richiamati nel riepilogo dei precedenti penali della vicenda, conclusi con patteggiamento.
Massime di principio
- La prova del danno, patrimoniale o non patrimoniale, può essere raggiunta anche tramite presunzioni semplici, ma il giudice deve individuare anzitutto un fatto noto specifico e storicamente determinato, non una generica allegazione di illecita condotta altrui.
- Ai fini della prova per presunzioni, il fatto noto deve essere preciso, cioè definito nelle sue modalità concrete; solo da fatti così circostanziati può iniziare il ragionamento inferenziale sul danno.
- La gravità della presunzione richiede che, secondo le regole di esperienza, dal fatto noto sia probabile desumere il fatto ignoto; se la condotta accertata non è normalmente idonea a produrre il danno allegato, la presunzione non può fondarlo.
- La concordanza degli indizi è necessaria quando gli elementi presuntivi sono plurimi: essi devono convergere in modo univoco verso la prova del fatto ignoto.
- In cassazione non è consentito sostituire alla valutazione di inferenza logica compiuta dal giudice di merito un diverso apprezzamento dei fatti, salvo il vizio di omesso esame di un fatto decisivo nei limiti dell'art. 360, n. 5, c.p.c.
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