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Cassazione Civile, Ordinanza n. 32071/2023 del 20/11/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia nasce dalla concessione di un'area del demanio marittimo in Vibo Valentia. Il concessionario, agendo anche quale rappresentante di un'associazione sportiva dilettantistica, ha chiesto l'accertamento che il canone richiesto dall'Amministrazione fosse superiore a quello dovuto per legge e la restituzione delle somme versate in eccedenza. Ha sostenuto di avere diritto alla riduzione del 50% del canone prevista per le società sportive dilettantistiche senza scopo di lucro affiliate alle Federazioni sportive nazionali. In appello la decisione di rigetto del Tribunale è stata confermata perché non era stata provata l'effettiva destinazione dell'area allo svolgimento dell'attività sportiva. Con il ricorso per cassazione sono stati dedotti: 1) violazione degli artt. 99 c.p.c. e 2697 c.c., per asserita errata ripartizione dell'onere della prova, che sarebbe spettato al Ministero dimostrare la debenza del canone nella misura piena; 2) violazione della norma che prevede la riduzione del canone demaniale, assumendo che bastasse la sola affiliazione alle Federazioni sportive nazionali; 3) omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. sulla censura relativa alla prova dell'effettivo svolgimento dell'attività sportiva nell'area concessa, lamentando anche una motivazione solo apparente o laconica.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto infondati i primi due motivi perché la riduzione del canone demaniale marittimo ha natura agevolativa e presuppone non solo l'affiliazione alle Federazioni sportive nazionali, ma anche la prova che l'area concessa sia effettivamente destinata allo svolgimento dell'attività sportiva senza scopo di lucro; tale onere probatorio grava su chi invoca il beneficio. Ha dichiarato il terzo motivo inammissibile perché contraddittorio, in quanto contemporaneamente deduce omessa pronuncia e difetto di motivazione sul medesimo punto, oltre a risolversi in una richiesta di rivalutazione di accertamenti di fatto compiuti dai giudici di merito. Il ricorrente è stato condannato alle spese e la Corte ha dato atto dei presupposti per il raddoppio del contributo unificato ex art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115/2002.

Norme richiamate

Massime di principio

  • La riduzione agevolativa del canone per concessioni demaniali marittime a favore di enti sportivi non spetta per il solo dato formale dell'affiliazione a federazioni sportive, essendo necessario anche il riscontro della concreta destinazione del bene allo svolgimento dell'attività sportiva agevolata.
  • Quando il beneficio fiscale o parafiscale è invocato dal privato, l'onere di provare i presupposti di fatto che ne consentono l'applicazione grava sul soggetto che lo richiede.
  • L'omessa pronuncia non è configurabile se la sentenza impugnata contiene una decisione incompatibile con il motivo di appello o se la censura mira in realtà a contestare valutazioni di merito e accertamenti di fatto.
  • Non è ammissibile in cassazione una doglianza che, sotto la veste del vizio processuale, miri sostanzialmente a ottenere una nuova valutazione del materiale istruttorio e dei fatti accertati dai giudici di merito.

Come è indicizzato

MaterieConcessione demaniale marittimaImpugnazioni
RamiContrattiProcesso civile
IstitutiOnere della prova

Testo integrale

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