Sentenza del 15/10/2020 n. 615 - Comm. Trib. Reg. per il Piemonte
Rimborso IRPEF - Imposte pagate all'estero - Redditi percepiti sui capitali detenuti all'estero - Accertamento con adesione
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il contribuente aveva presentato una Voluntary Disclosure per regolarizzare la quota di patrimonio detenuta in Svizzera e, dopo aver aderito alla proposta dell'Ufficio e versato l'imposta sostitutiva con sanzione ridotta, aveva chiesto il rimborso delle ritenute operate dalla banca svizzera sostenendo la doppia imposizione. L'Agenzia aveva negato il rimborso eccependo l'inammissibilità della richiesta a seguito del perfezionamento della procedura di voluntary disclosure (che avrebbe avuto natura e effetti analoghi a un accertamento con adesione) e, nel merito, la mancata possibilità di ottenere il credito/ rimborso in assenza della comunicazione del reddito estero nel quadro RW come previsto dall'art. 165 TUIR.
La decisione
La CTR ha accolto l'appello dell'Agenzia delle Entrate riformando la sentenza di primo grado. Il Collegio ha ritenuto fondati i motivi d'appello: la procedura di voluntary disclosure cui il contribuente ha aderito, con versamento dell'importo determinato dall'Ufficio, ha assunto natura di atto concordato con effetto preclusivo (accertamento con adesione) non soggetto a impugnazione e non integrabile; inoltre, ai sensi dell'art. 165 comma 8 TUIR il rimborso o lo scomputo delle imposte pagate all'estero è subordinato alla comunicazione dei redditi esteri (quadro RW) e al pagamento definitivo all'estero. Per questi motivi la domanda di rimborso è stata respinta e la sentenza di primo grado annullata; le spese sono compensate.
Norme richiamate
Le imposte pagate all'estero possono essere richieste a rimborso se sono state pagate a titolo definitivo e se i redditi esteri sono stati comunicati nella dichiarazione dei redditi nel quadro RW; senza tale comunicazione non spetta lo scomputo/credito.
Norma invocata dall'Ufficio per eccepire l'inammissibilità del ricorso avverso atti assimilabili ad accertamento con adesione; il Collegio ha ritenuto rilevante la natura vincolante dell'accordo intervenuto con l'Ufficio.
Prevede le sanzioni per violazioni tributarie: nell'ipotesi in esame è stata applicata la sanzione minima prevista ridotta per adesione/riduzione ex voluntary disclosure.
Norma richiamata per la disciplina sanzionatoria connessa ai redditi non dichiarati esteri; utilizzata per determinare la riduzione sanzionatoria nel contesto della voluntary disclosure.
Disciplina la voluntary disclosure italiana, finalizzata a far emergere attività patrimoniali estere e a regolarizzarle, con effetti sul calcolo dell'imposta sostitutiva e sulle sanzioni; attenzione che l'adesione alla procedura può incidere sui diritti del contribuente a successivi rimborsi.
Direttiva UE 2003/48/CE
Richiamata dal contribuente come base per evitare la doppia imposizione su ritenute, ma il Collegio ha ritenuto prevalente la disciplina nazionale/ convenzionale e l'obbligo di dichiarazione in Italia.
Convenzione Italia‑Svizzera
Richiamata dal contribuente per la disciplina dei redditi e delle ritenute tra Stati; il Collegio ha comunque richiamato il principio che il reddito estero deve concorrere alla formazione del reddito complessivo italiano per fruire del credito.
D.lgs. 84/2005
Norma richiamata dal contribuente nel motivo di ricorso (disciplina dei redditi da capitale e ritenute), ma il Collegio ha dato rilievo alla mancanza di dichiarazione RW e alla natura dell'adesione.
Circolare Agenzia Entrate n. 9/E del 05/03/2015
Interpretazione amministrativa che distingue tra ravvedimento operoso e voluntary disclosure, e chiarisce modalità per chiedere lo scomputo di imposte estere; richiamata in dottrina e giurisprudenza come riferimento.
Giurisprudenza (Cass. 5138/2016; Cass. 10086/2009)
Richiami di massime di legittimità secondo le quali l'accertamento con adesione (o atti assimilati concordati) produce effetti preclusivi verso impugnazioni e limita la possibilità di modificare/richiedere rimborsi successivi.
Massime di principio
- La fruizione del voluntary disclosure e il pagamento accettato dall'Ufficio, con i benefici premiali, può assumere natura di atto concordato che limita la possibilità di ottenere rimborsi successivi: chi aderisce deve valutare l'effetto preclusivo dell'accordo.
- Per ottenere credito o rimborso per imposte pagate all'estero ai sensi dell'art.165 TUIR è essenziale che i redditi esteri siano stati comunicati nel quadro RW e che le imposte estere siano state effettivamente e definitivamente pagate; l'assenza di comunicazione rende la richiesta priva di fondamento.
- La distinzione tra ravvedimento operoso (dichiarazione integrativa a propio svantaggio) e voluntary disclosure è rilevante: il primo può consentire successivo scomputo di crediti se correttamente dichiarato, mentre il secondo, se perfezionato con adesione dell'Ufficio, può escludere rimedi successivi.
- In caso di controversia su ritenute estere, il contribuente deve produrre chiara documentazione dell'effettivo pagamento definitivo all'estero e della tempestiva comunicazione in dichiarazione; l'onere probatorio è decisivo.
- Se un contribuente intende preservare la possibilità di ottenere rimborsi/crediti, è opportuno valutare preventivamente le conseguenze della forma e del contenuto della regolarizzazione (modalità di definizione, accettazione dell'Ufficio, tipologia di atto) e considerare eventuali strumenti (es. ricorsi prima dell'adesione) per non perdere posizioni.
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